Contratto a Tempo Indeterminato – Nozioni & Disciplina

Introduzione

Il contratto a tempo indeterminato rappresenta tra tutti i contratti di lavoro, la forma più comune fra tutte quelle utilizzate. Ne esistono infatti, di svariate tipologie tutti con determinate particolarità che possono riguardare l’orario di lavoro, un lavoro a termine e molti altri.

È un contratto di lavoro mediante il quale il lavora si impegna ad eseguire la prestazione lavorativa sotto la direzione del datore di lavoro. La prestazione lavorativa è fornita in cambio di una retribuzione stabilita dai contratti collettivi nazionali, in base alla mansione del dipendente.

Il contratto a tempo indeterminato

Il contratto a tempo indeterminato è la forma tipica del contratto lavorativo tra dipendente e datore di lavoro. Entrambe le parti per poter stipulare il contratto di lavoro devono possedere la capacità giuridica. La capacità di agire in generale si ha quando si diventa maggiorenni.

Ai fini della possibilità di essere parti di un contratto di lavoro basta la capacità di agire speciale che si acquisisce a sedici anni. Altra condizione fondamentale è l’aver compiuto almeno l’obbligo scolastico oltre alla capacità di agire. L’oggetto del contratto di lavoro è la prestazione lavorativa per il dipendente, mentre per il datore di lavoro è la retribuzione. La causa del contratto invece è appunto lo scambio reciproco tra le due cose, attività manuale o intellettuale in cambio di retribuzione.

Per quanto riguarda la forma di questo contratto è essenzialmente libera, non essendo previsto l’obbligo di forma scritta. A differenza dei contratti di lavoro speciali come quelli di apprendistato o intermittente che necessitano di forma scritta.

Oltre ai contratti speciali hanno obbligo di forma scritta anche le particolari clausole apposte ai contratti di lavoro: il periodo di prova, l’apposizione di un termine al contratto di lavoro o la riduzione dell’orario. In queste ipotesi la forma scritta è necessaria in relazione ai contenuti speciali del contratto e non per l’esistenza del rapporto di lavoro.

Viceversa, nella generalità dei casi è la contrattazione collettiva che dispone la forma scritta del contratto di lavoro. Il datore di lavoro al momento dell’assunzione è obbligato a fornire al lavoratore il modello unilav inviato al centro per l’impiego competente. Il datore di lavoro, inoltre, è solito formalizzare l’assunzione con la consegna al lavoratore della lettera di assunzione.

Cos’è la lettera di assunzione e cosa contiene

Al momento dell’instaurarsi del rapporto di lavoro, il datore consegna al dipendente la lettera di assunzione per formalizzare il tutto. La lettera contiene numerose informazioni sulle parti del contratto e sul rapporto lavorativo.

In primo luogo, contiene l’identità delle parti contraenti, dove si svolge la prestazione, la data di inizio e la durata del contratto. Vengono specificate tutte le caratteristiche del lavoratore come mansioni, inquadramento, livello e retribuzione. Viene specificato all’interno anche il CCNL applicato, le ferie retribuite spettanti e gli elementi della retribuzione.

Contratto a tempo indeterminato – Il periodo di prova

L’assunzione a titolo definitivo di un lavoratore può essere subordinata alla previsione di un periodo di prova, avente necessariamente forma scritta. Ha la funzione di accertare la reciproca convenienza della prosecuzione del rapporto lavorativo.

Per il datore questo serve ad accertarsi delle capacità del lavoratore, per il lavoratore serve a verificare le condizioni lavorative. Durante questo periodo entrambe le parti possono in qualsiasi momento decidere di sciogliere il contratto senza obbligo di preavviso. La durata massima di tale periodo è di sei mesi e i contratti collettivi ne disciplinano condizioni e durata.

Il periodo di prova deve essere stabilito prima dell’inizio del rapporto lavorativo o contestualmente. In caso di fine del rapporto di lavoro durante questo periodo al lavoratore spetta comunque la retribuzione per il lavoro svolto.

Contratto a tempo indeterminato -Cessazione del rapporto di lavoro

La fine del rapporto di lavoro può avvenire in diversi modi con limiti e modalità stabiliti da legge e contratti collettivi. Tra le modalità ricordiamo le dimissioni del lavoratore o il licenziamento da parte del datore di lavoro. Può capitare che la volontà sia condivisa da entrambi allora si avrà la risoluzione consensuale o infine per morte del lavoratore.

Riguardo le dimissioni, il lavoratore può ricedere dal contratto a tempo indeterminato dando il preavviso a meno che non ricorra una giusta causa di recesso. Le dimissioni hanno decorso non appena il datore ne viene a conoscenza e non necessitano di approvazione da parte sua. Le dimissioni a partire dal 2016 devono essere fatte obbligatoriamente tramite modalità telematica. In alcuni casi specifici come per le madri in gravidanza che vogliono dimettersi, la procedura deve essere fatta presso le sedi dell’ispettorato del lavoro.

Il lavoratore può trasmettere le dimissioni in autonomia o tramite un soggetto abilitato ad effettuare tale comunicazione come un patronato o consulente del lavoro. Il lavoratore infine può revocare le dimissioni con le stesse modalità telematiche entro sette giorni dalla comunicazione. Il licenziamento invece è un atto scritto tramite il quale il datore di lavoro comunica al lavoratore che intende recedere dal rapporto di lavoro. Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto salvo ulteriori requisiti di forma previsti dai contratti collettivi.

Il lavoratore può essere licenziato solo per le cause previste dalla legge come la giusta causa o giustificato motivo. Anche in questo caso come il lavoratore nel caso di dimissioni, il datore è tenuto a rispettare il periodo di preavviso. Se invece la volontà di recedere è condivisa si parla di risoluzione consensuale o non c’è obbligo di forma scritta in tal caso. La risoluzione consensuale però necessità anche essa di comunicazione per via telematica.

Il periodo di preavviso

La parte che intende recedere dal contratto di lavoro a tempo determinato, sia dipendente che datore di lavoro, deve rispettare il termine di preavviso. Questo serve per concedere all’altra parte un po’ di tempo per limitare il disagio e non colpirla nell’immediato. Il datore così ha tempo di cercare altro personale nel caso di dimissioni e il lavoratore di cercare un’altra occupazione nel caso di licenziamento.

La durata di questo periodo è stabilita dalla contrattazione collettiva, il base a categoria e livello del dipendente. Se durante questo periodo si verificano eventi come la malattia o l’infortunio del lavoratore, il preavviso si interrompe. Per gli impiegati il periodo di preavviso potrebbe decorrere dalla metà o dalla fine di ciascun mese lavorativo.

Conclusioni

Il contratto di lavoro a tempo indeterminato è la forma più comune di contratto tra i rapporti lavorativi in Italia. Questa è una grande differenza soprattutto con gli atri paesi europei dove il contratto a tempo indeterminato non è così comune. Anche i lavoratori all’estero non sentono la necessità di questa topologia contrattuale a differenza degli italiani.

Nel nostro paese, infatti, questo contratto è vista come una forma di garanzia e garantisce tranquillità ai lavoratori. Oltre al contratto a tempo indeterminato esistono altre tipologie di contratti speciali con alcune particolarità come l’apposizione di un termine o orario lavorativo ridotto.