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27 gennaio 2012 Comments (0) Approfondimenti

UE-Ambiente: chi inquina paga. Anche in Italia

La Commissione europea ha inviato due ‘pareri motivati’ all’Italia – ultimo stadio della procedura d’infrazione comunitaria prima del deferimento alla Corte Ue di giustizia – per la mancata o scorretta trasposizione nell’ordinamento nazionale di due direttive in campo ambientale, riguardanti rispettivamente la responsabilita legale degli inquinatori (con l’obbligo di riparare i danni) e il trattamento dei rifiuti dell’industria estrattiva.

Per quanto riguarda la prima delle due direttive, l’Italia, lamenta la Commissione, non ha recepito le norme sulla responsabilita oggettiva degli operatori in caso di danno all’ambiente (alle acque, al suolo o alle specie protette e habitat naturali). Il carattere non oggettivo del regime di responsabilita comporta che, se si dimostra che l’inquinamento non e stato causato dal comportamento colposo dell’operatore, quest’ultimo non e tenuto a risarcire il danno ambientale, pur essendone stata la sua attivita ‘oggettivamente’ all’origine.

Contrariamente a quanto prevedono le norme Ue, ad esempio, in caso di catastrofe naturale, come un terremoto o un’inondazione (“act of God”) in Italia non vi sarebbe l’obbligo di riparare il danno ambientale provocato dall’emissione di sostanze pericolose di un’impianto industriale in un fiume. Inoltre, la legge italiana di trasposizione della direttiva non ha recepito neanche l’obbligo di ripristinare, ove possibile, la situazione di integrita ambientale precedente al danno, invece che limitarsi a fornire delle compensazioni finanziarie.

L’Italia, in pratica, lascia agli operatori responsabili l’opzione del risarcimento puramente finanziario che nella normativa Ue non e prevista, a meno che il danno causato dall’inquinamento non sia irreversibile. La Commissione, che si dice “particolarmente preoccupata” per queste “gravi violazioni della direttiva”, aveva gia inviato una lettera di costituzione in mora alle autorita italiane nel febbraio 2008, seguita da un primo ‘parere motivato’ il 23 novembre 2009. Successivamente l’Italia ha notificato alcune modifiche apportate alla propria legislazione, che tuttavia la Commissione ha giudicato insufficienti, decidendo percio di inviare un parere motivato complementare. L’Italia ha due mesi di tempo per conformarsi agli obblighi della direttiva; in caso contrario, la Commissione minaccia di adire la Corte di giustizia.

Anche per quanto riguarda i rifiuti delle industrie estrattive, la Commissione ha trasmesso all’Italia un parere motivato in cui si chiede l’adempimento entro due mesi alla direttiva europea pertinente, minacciando in caso contrario di adire la Corte di giustizia. La direttiva in questione intende prevenire e ridurre gli effetti che i residui delle miniere possono avere sulla salute umana e sull’ambiente, imponendo che le strutture di deposito dei rifiuti estrattivi abbiano un’autorizzazione operativa, un piano di gestione dei rifiuti e un piano di emergenza interno ed esterno per prevenire incidenti gravi quando presentano un rischio potenziale per la salute umana o l’ambiente.

La direttiva riguarda un gran numero di strutture di deposito dei rifiuti delle industrie estrattive, tra i quali i rifiuti inerti, i rifiuti pericolosi come i residui di bauxite (fango rosso) o dell’estrazione dell’oro (contenenti cianuro), i residui di carbone, i rifiuti di uranio e quelli provenienti dall’estrazione petrolifera di terra. La Commissione ha individuato diverse carenze nella legge italiana di trasposizione della normativa, e le ha segnalate al governo nel marzo 2011 con una lettera di costituzione in mora. Le carenze riguardano in particolare l’informazione al pubblico, il trattamento dei vuoti di miniera, la manutenzione successiva alla chiusura nonche lo scambio di informazioni con altri Stati membri in caso di incidente.

L’Italia ha informato la Commissione che nell’estate 2011 sarebbe stato adottato per decreto un emendamento alla legislazione nazionale, ma “la procedura di adozione e stata inaspettatamente bloccata dal Parlamento italiano”, nota l’Esecutivo Ue, sottolineando che, di conseguenza “non e stata corretta nessuna delle carenze individuate”, nonostante la promessa delle autorita italiane di adottare tutte le modifiche necessarie. ( Fonte: TM News)

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