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25 ottobre 2012 Comments (0) News

LAVORO – Licenziamenti collettivi: la Commissione chiede all’Italia di porre fine all’esclusione dei dirigenti dagli obblighi di informazione e consultazione

La Commissione europea ha chiesto all’Italia di porre fine all’esclusione dei dirigenti dalle garanzie procedurali relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori sul luogo di lavoro previste dalla legislazione dell’Unione.
La direttiva sui licenziamenti collettivi armonizza le norme applicabili alla procedura e alle modalita pratiche dei licenziamenti collettivi a livello dell’Unione, in modo da garantire una protezione comparabile dei diritti dei lavoratori in tutti gli Stati membri. La legislazione italiana, come applicata dai tribunali, esclude attualmente i dirigenti dall’ambito di applicazione della procedura di mobilita, privando questa categoria di lavoratori della protezione garantita da tale procedura.
L’esclusione dei dirigenti non solo costituisce un’ingiustificata discriminazione nei loro confronti, ma, in taluni casi, puo comportare anche un abbassamento, ugualmente ingiustificato, del grado di protezione di altre categorie di lavoratori. In particolare, puo rendere piu difficile raggiungere la soglia di licenziamenti prevista dalla legislazione per dare inizio alla procedura di informazione e di consultazione. Perche la direttiva sia correttamente attuata, la definizione della nozione di “lavoratori” non puo essere lasciata alla discrezione degli Stati membri, ma deve essere uniforme in tutta l’Unione europea e conforme agli obiettivi della direttiva, al principio della parita di trattamento e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La richiesta della Commissione e formulata attraverso un “parere motivato”, secondo la procedura prevista dall’Unione europea nei casi di infrazione. L’Italia ha quindi a disposizione due mesi per informare la Commissione circa le misure attuate per adeguare la propria legislazione alla legislazione dell’Unione. Se cio non avverra, la Commissione potra decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

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