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14 gennaio 2015 Comments Off on TAGLIA PENE-Reati societari e ambientali: entro il 7 febbraio il parere del Parlamento al Governo Approfondimenti

TAGLIA PENE-Reati societari e ambientali: entro il 7 febbraio il parere del Parlamento al Governo

Reati fino a 5 anni, schema Dlgs taglia pene per particolare tenuità e non abitualità.
Secondo lo  schema di Dlgs al vaglio del Parlamento dall’8 gennaio 2015 per i previsti pareri, se il fatto è di particolare tenuità e il reato prevede una pena detentiva massima di 5 anni, anche congiunta con la pena pecuniaria, la punibilità è esclusa.

Il provvedimento, inserendo l’articolo 131-bis nel Codice penale, prevede che nei reati puniti con la pena detentiva (reclusione o arresto) nel massimo fino a 5 anni, con o senza pena pecuniaria (multa o ammenda), nonché per i reati puniti con la sola pena pecuniaria, la punibilità sia esclusa quando per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento del soggetto risulta non abituale.

Se il tenore del provvedimento resterà invariato, la disposizione potrebbe riguardare anche diversi reati ambientali, tra gli altri:

gestione illecita di rifiuti (articolo 256, Dlgs 152/2006), abbruciamento di rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata (articolo 256-bis, Dlgs 152/2006), traffico illecito di rifiuti (articolo 259, Dlgs 152/2006), scarico acque reflue industriali senza autorizzazione (articolo 137, comma 1, Dlgs 152/2006), esercizio di impianti senza la prescritta autorizzazione alle emissioni (articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006).

Iter lavori

Trasmesso dal ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento ai sensi dell’ articolo 1, commi 1, lettera m), e 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67

Annuncio all’Assemblea: 8 gennaio 2015

Assegnazione ed esito:

Commissioni di Camera e Senato
II Giustizia (Assegnato l’8 gennaio 2015 – Termine il 7 febbraio 2015)

V Bilancio (Assegnato l’8 gennaio 2015 – Termine il 7 febbraio 2015)

I LAVORI ANCORA NON SONO INIZIATI

Storico

Il Consiglio dei Ministri del 1 dicembre 2014 ha approvato uno schema di decreto legislativo con le Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera m), della legge n. 67 del 2014. Il dlgs, all’esame preliminare, recepisce le proposte elaborate dalla commissione ministeriale nominata con D.M. 27 maggio 2014 e presieduta da Francesco Palazzo con l’obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge delega 67/2014 in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione.

L’istituto, costruito quale causa di non punibilità, consentirà una più rapida definizione, con decreto di archiviazione o con sentenza di assoluzione, dei procedimenti iniziati nei confronti di soggetti che abbiano commesso fatti di rilievo penale caratterizzati da una complessiva tenuità del fatto, evitando l’avvio di giudizi complessi e dispendiosi laddove la sanzione penale non risulti necessaria.

Resta ferma la possibilità, per le persone offese, di ottenere serio ed adeguato ristoro nella competente sede civile.

L’attuazione della delega consentirà ragionevolmente, nel breve periodo, di deflazionare il carico giudiziario restituendo alla giustizia la possibilità di affrontare con nuove energie indagini e processi complessi, la cui definizione possa essere ritardata o ostacolata dalla pendenza di processi relativi a fatti di particolare tenuità.

In particolare, il nuovo art. 131 bis c.p. riscritto dalle nuove norme incardina il giudizio di “particolare tenuità del fatto” su due criteri: la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento.

Il primo si articola a sua volta in due ulteriori indici-requisiti, costituiti dalle “modalità della condotta” e dall’“esiguità del danno o del pericolo”.

La non abitualità, invece, esige che il reato oggetto del giudizio non debba inserirsi in un rapporto di seriazione con altri episodi criminosi (come capita, ad esempio, nel caso di un furto, seppur minimo, ma che risulti costituire un anello di una catena comportamentale).

Le nuove norme si applicano ai reati puniti con la pena pecuniaria, sola o congiunta a pena detentiva, ovvero con la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni.

Esse trovano applicazione «anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante» e consentono inoltre al GIP in sede di indagini di archiviare anche per la non punibilità di cui al nuovo art. 131 bis c.p. La causa di non punibilità può essere dichiarata d’ufficio in ogni stato e grado del processo.

In sede predibattimentale, il giudice, prima di emettere sentenza di “proscioglimento” per tenuità del fatto, deve “sentire” anche la persona offesa, così consentendo alla stessa di interloquire sul tema della tenuità, al pari del PM e dell’imputato.

Il giudicato penale sulla particolare tenuità del fatto, che presuppone comunque un accertamento sulla esistenza del reato e sulla ascrivibilità dello stesso all’imputato, risulta efficace nel giudizio civile per il risarcimento del danno.

A causa del requisito della “non abitualità” del comportamento, infine, le decisioni che accertano la particolarità tenuità del fatto saranno iscritte nel Casellario giudiziale.

Andiamo nello specifico dello schema di decreto

Lo schema di decreto legislativo in esame recepisce le proposte elaborate dalla Commissione ministeriale presieduta dal Prof. Francesco Palazzo, al fine di dare attuazione alla legge delega 28 aprile 2014, n. 67, in materia di pene detentive non carcerarie, depenalizzazione e riforma del sistema sanzionatorio.

Il provvedimento introduce, in particolare, nel nostro ordinamento l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto prevedendo le necessarie disposizioni di coordinamento.

Il nuovo istituto mira alla rapida definizione, tramite archiviazione o proscioglimento, dei procedimenti iniziati nei confronti di soggetti che abbiano commesso illeciti caratterizzati da una scarsa gravità.

E’ così perseguita la finalità di evitare l’avvio o il proseguimento di giudizi penali – con conseguenti risparmi in termini di economia processuale – laddove la sanzione penale non risulti necessaria; per le persone offese dal reato resta, tuttavia, ferma la possibilità di rivalersi in sede civile dei danni comunque subiti. La disciplina introdotta non prevede alcun automatismo nella concessione della causa di non punibilità dovendo essere comunque il giudice a valutare, in base alla sua discrezionalità, se nel caso concreto ricorrano le condizioni che giustificano l’archiviazione.

Il presupposto giuridico da cui muove il provvedimento, secondo quanto indicato nella relazione illustrativa,è la distinzione tra “inoffensività del fatto” (riconducibile al reato impossibile di cui all’art. 49, secondo comma, c.p.) e “irrilevanza del fatto”. In questo secondo caso, si realizza un fatto tipico, costitutivo di reato, ma non punibile in base ai principi generalissimi di proporzione e di economia processuale.

IL CONTENUTO DEL DECRETO GLI ARTICOLI E COMMI

La legge delega

L’articolo 1, comma 1, lett. m), della legge 28 aprile 2014, n. 67, ha previsto una delega al Governo per la disciplina della non punibilità per tenuità del fatto. Il principio e criterio direttivo contenuto nella lettera m) consiste nella esclusione della punibilità di condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria o con pene detentive non superiori nel massimo a cinque anni, quando risulti la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento.

Inoltre, l’esclusione della punibilità penale non dovrà pregiudicare l’esercizio dell’azione civile per il risarcimento del danno.

La norma di delega stabilisce, in fine, la necessità del conseguente adeguamento della relativa normativa processuale penale.

La delega, ai sensi del comma 2 dell’art. 1 della legge 67/2014, deve essere esercitata entro 8 mesi dalla sua entrata in vigore, che ha avuto luogo il 17 maggio 2014.

Sul relativo schema di decreto legislativo è previsto il parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Il parere deve essere reso entro 30 giorni (entro il 7 febbraio 2015).

Il medesimo comma 2 stabilisce che, qualora il termine per l’espressione del parere venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine per l’esercizio della delega o successivamente, la scadenza di quest’ultimo è prorogata di sessanta giorni.

E’ questo il caso dello schema di decreto in esame.

Precedenti parlamentari

Si ricorda, altresì che, sul proscioglimento per particolare tenuità del fatto, nella scorsa legislatura la Commissione Giustizia della Camera ha concluso, il 16 febbraio 2012, l’esame in sede referente di una proposta di legge (A.C. 2094-A).

Il provvedimento prevedeva che potesse essere dichiarata d’ufficio la non punibilità per particolare tenuità del fatto, in ogni stato e grado del giudizio e già a partire dalla fase delle indagini, sulla base dei seguenti parametri: modalità della condotta;

occasionalità della condotta (la condotta può essere ritenuta non occasionale quando l’autore è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero quando ha commesso – in precedenza o successivamente – altri reati della stessa indole, anche se ciascun fatto sia stato ritenuto di particolare tenuità); esiguità delle conseguenze dannose o pericolose della condotta.

Nonostante l’Assemblea della Camera abbia avviato la discussione il 20 febbraio 2012, il provvedimento non ha concluso il proprio iter.

Il contenuto dello schema di decreto

Il provvedimento in esame, composto di 5 articoli, introduce, in particolare, nel nostro
ordinamento l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevedendo le necessarie disposizioni di coordinamento con riguardo al processo e al casellario giudiziale.

L’archiviazione per particolare tenuità del fatto

L’articolo 1 introduce nel codice penale (al Libro I, Titolo V, capo I, di cui sono modificate le rubriche) un nuovo art. 131-bis, concernente l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto (comma 2) definendone i requisiti e l’ambito applicativo.

La collocazione nel codice penale ne indica la natura sostanziale.

Occorre considerare gli effetti del carattere sostanziale dell’istituto con particolare riguardo alla fase transitoria.

La relativa disciplina prevede, in conformità alle previsioni di delega, la non punibilità con riguardo ai reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla suddetta pena detentiva (primo comma dell’art. 131-bis).

Nella relazione illustrativa è sottolineato che l’ambito applicativo dell’istituto è delimitato in conformità a quanto prescritto dalla delega.

La non punibilità opera quando:

l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento non risulta abituale.

Secondo quanto indicato nella relazione illustrativa, il richiamo alla non abitualità del comportamento – e non del reato – rende in astratto applicabile il nuovo istituto della particolare tenuitá anche ai reati abituali.

Si osserva che tale criterio non risulta connotato da ulteriori elementi volti a circoscrivere la discrezionalità del giudice, come l’assenza di precedenti condanne penali o il non essere stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

La disposizione individua due indici-criteri ai fini dell’esclusione della punibilità:

le modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo.

La formulazione letterale della disposizione farebbe supporre che i due indici-criteri siano riferiti a entrambi i presupposti in presenza dei quali opera la non punibilità (offesa particolarmente tenue e comportamento non abituale). La relazione illustrativa evidenzia invece che i due indici criteri riguardano solo l’offesa di particolare tenuità.

Inoltre, secondo quanto indicato nella relazione illustrativa: non é stato previsto tra gli indici il grado e l’intensità della colpevolezza, in ragione delle difficoltà di accertamenti di tipo psicologico-soggettivistico; peraltro, i profili di carattere soggettivo possono essere ricompresi nel richiamo all’indice-criterio delle modalità della condotta.

Va ricordato come istituti analoghi siano già conosciuti nel nostro ordinamento.

Nel processo minorile (art. 27 del DPR 448/1988) è previsto che se, nel corso delle indagini preliminari, risulta la tenuità del fatto e l’occasionalità del comportamento (entrambi gli elementi coincidono con quelli richiesti dall’art. 131-bis) , il pubblico ministero chiede al giudice sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto quando l’ulteriore corso del procedimento pregiudica le esigenze educative del minorenne.

Analogamente, nel processo penale davanti al giudice di pace, nell’ambito delle definizioni alternative del procedimento, è prevista l’esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto. L’art. 34 del D.Lgs 274/2000 prevede, infatti, che il giudice possa, durante le indagini preliminari, dichiarare con decreto d’archiviazione non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, quando non risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento.

Il fatto è di particolare tenuità, ai sensi dell’art. 34, quando, rispetto all’interesse tutelato, l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non giustificano l’esercizio dell’azione penale, tenuto conto altresì del pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato.

Se è stata già esercitata l’azione penale, la particolare tenuità del fatto può, tuttavia, essere dichiarata con sentenza solo se l’imputato e la persona offesa non
si oppongono.

Si rammenta poi che l’articolo 62 c.p. prevede al numero 4) tra le circostanze attenuanti comuni l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità, ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità.

Inoltre, per alcune fattispecie penali, la particolare tenuità del fatto è causa di attenuazione della pena: si vedano ad esempio gli articoli 648, secondo comma (particolare tenuitá nella ricettazione) 311 (lieve entità del fatto nei delitti contro la personalitá dello Stato) e 323-bis (particolare tenuitá del fatto in alcuni delitti dei pubblici ufficiali contro la p.a.) del codice penale, l’art. 2640 del codice civile (offesa di particolare tenuitá nei reati in materia di societá e consorzi) e l’art. 12, comma 1, lettera b, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (danno patrimoniale di particolare tenuitá in alcuni illeciti societari).

La legislazione in materia di armi prevede un’attenuante per il fatto di lieve entitá (legge 895/1967, art. 5).

Ai fini della determinazione della pena detentiva, il secondo comma dell’art. 131-bis precisa che non si tiene conto delle circostanze del reato, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.

Il terzo comma dell’art. 131-bis c.p. completa poi l’individuazione dell’ambito applicativo della causa di non punibilità in esame, precisando che l’istituto può trovare applicazione “anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante”.

Occorre valutare se la nuova disposizione produca un effetto abrogativo delle fattispecie legislative concernenti la particolare tenuità come circostanza attenuante, sostituendosi a esse, oppure se si aggiunga a tali fattispecie.

Si osserva poi che, mentre al primo comma del nuovo art. 131-bis viene fatto riferimento alla “esiguità del danno o del pericolo” e alla “particolare tenuità” dell’offesa, al terzo comma é richiamata la particolare tenuitá del danno o del pericolo.

Occorre inoltre valutare se la nuova disposizione riguardi tutte le attenuanti di tipo analogo alla particolare tenuità del danno o solo quelle in cui si utilizzi la medesima locuzione con espresso richiamo alla “particolare tenuità del danno” (ad esempio: nella ricettazione si fa riferimento al “fatto” di particolare tenuità, nei delitti contro la personalità dello Stato si fa riferimento alla “lieve entità del fatto”).

Dall’introduzione della citata disciplina deriva, per coordinamento, la necessità di adeguamento, nel libro I del codice penale, della formulazione della rubrica del titolo V e del suo capo I (comma 1 dell’art. 1 dello schema in esame).

Lo schema di decreto è stato evidentemente modulato sull’attuale assetto delle pene detentive. Di tale assetto è peraltro previsto una significativa modifica proprio dalla legge n. 67/2014, che prevede l’introduzione dei nuovi tipi di pena dell’arresto e della reclusione domiciliari.

In particolare, l’art. 1, comma 1, lettere b) e c), della legge delega stabilisce:

l’obbligo di applicazione della pena della reclusione domiciliare o dell’arresto domiciliare per i reati per i quali e’ prevista la pena dell’arresto o della reclusione non superiore nel massimo a tre anni; la possibilità per il giudice di applicare la reclusione domiciliare per i delitti per i quali è prevista la pena della reclusione tra i tre e i cinque anni.

Sul punto, la relazione illustrativa ricorda che la nuova disciplina sulla tenuità del fatto dovrá essere adeguata, una volta introdotti nell’ordinamento i nuovi istituti, previsti dalla legge delega, della reclusione e degli arresti domiciliari, cui la nuova causa di non punibilità dovrà essere .

…..nel corso delle indagini preliminari

L’articolo 2 contiene la disciplina che consente al GIP, nel corso delle indagini preliminari, di archiviare il procedimento per particolare tenuità del fatto.

Viene integrata la formulazione dell’art. 411 c.p.p., comma 1, per aggiungere alla mancanza di una condizione di procedibilità, all’estinzione del reato e al fatto non previsto dalla legge come reato anche la non punibilità dell’indagato per particolare tenuità del fatto tra le condizioni che giustificano l’archiviazione del procedimento penale (ai sensi degli artt. 408 e ss., c.p.p.).

La disciplina procedimentale prevede, con un nuovo comma 1-bis introdotto nello stesso art. 411, che il PM richieda l’archiviazione ai sensi dell’art. 131-bis c.p., dandone avviso all’indagato e alla persona offesa che abbia chiesto di volerne essere informata (come previsto dall’art. 408, comma 2).

L’avviso deve precisare che, nel termine di dieci giorni, l’indagato e la persona offesa possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui debbono indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso dalla richiesta.

Le parti, entro il termine di 10 giorni, visionati gli atti, possono quindi presentare opposizione alla richiesta di archiviazione.

Il giudice, se ritiene “non inammissibile” l’opposizione, fissa l’udienza in camera di consiglio e, dopo avere ascoltato sia l’offeso che l’indagato, può, con ordinanza, pronunciare l’archiviazione.

Se non viene presentata opposizione all’archiviazione o in caso di sua inammissibilità, il giudice decide de plano (non si svolge quindi alcuna udienza): se opta per l’archiviazione per particolare tenuità del fatto, pronuncia decreto motivato; se, al contrario, non ritiene di archiviare il procedimento, restituisce gli atti al Pubblico Ministero per il proseguo dell’azione penale (indicando ulteriori indagini o chiedendo la formulazione dell’imputazione, ex art. 409, commi 4 e 5, c.p.p.).

Occorre valutare se la valutazione di “non inammissibilità” da parte del giudice sia equivalente a quella di “ammissibilità”.

Coordinamento con la disciplina processuale

L’articolo 3 dello schema di decreto detta disposizioni di coordinamento processuale:
modificando il comma 1 dell’art. 129 c.p.p. prevede, anzitutto, che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto possa essere dichiarata d’ufficio in ogni
stato e grado del procedimento.

Aggiungendo un comma 1-bis all’art. 469 c.p.p. prevede che il giudice possa emettare sentenza di proscioglimento (non doversi procedere) in sede predibattimentale per la non punibilità dell’imputato ai sensi dell’art. 131-bis c.p.;

in tale ipotesi deve, tuttavia, essere sentita in camera di consiglio anche la persona offesa (così consentendo di acquisire il suo parere sull’effettiva tenuità del fatto-reato);

l’intervento della vittima non è invece previsto in sede di udienza preliminare o in dibattimento, in cui il contraddittorio è già pienamente garantito.

Si ricorda che, nel processo davanti al giudice di pace, l’art. 34 prevede – esercitata l’azione penale – un potere di veto della vittima al decreto di archiviazione.

L’assenza di un potere di veto in capo alla persona offesa risulta, secondo la relazione illustrativa, in linea con il silenzio sul punto da parte del legislatore delegante: una scelta di diverso tipo da parte dello schema di decreto in
esame sarebbe risultata contraddittoria con la delega.

Inoltre, la medesima relazione illustrativa precisa che la diversa scelta adottata nel giudizio davanti al giudice di pace non consente di generalizzare una sorta di “principio dispositivo” del processo e della punibilità nelle mani della persona offesa, che non esiste al di fuori di specifiche ipotesi normative. Si rileva che non è espressamente disciplinata l’ipotesi della sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, a chiusura del dibattimento (art. 529 ss. c.p.p.);

integrando la formulazione del comma 1 dell’art. 652 c.p.p. stabilisce che il giudicato penale sulla particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131-bis c.p., presupponendo comunque un accertamento sull’esistenza del reato e sul fatto che sia stato l’imputato a commetterlo, risulta efficace nell’eventuale giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell’interesse dello stesso.

Occorre valutare tale efficacia con riguardo al giudicato formatosi a seguito del decreto di archiviazione del GIP che, tra l’altro, è ricorribile solo per cassazione.

Iscrizioni nel Casellario giudiziale

L’articolo 4 modifica, inoltre, l’art. 3 del Testo Unico sul casellario giudiziale (DPR 313/2002) prevedendo che anche i provvedimenti che hanno dichiarato la non punibilità per la particolare tenuità del fatto vengano iscritti per estratto nello stesso casellario.

In base alla normativa vigente, i decreti con cui il giudice accoglie la richiesta di archiviazione del p.m. non debbono essere iscritti nel casellario giudiziale. Si valuti se occorra prevedere espressamente che, in deroga alla regola generale, il solo decreto di archiviazione per particolare tenuità debba essere iscritto nel casellario giudiziale.

L’articolo 5 reca, infine, la disposizione di copertura finanziaria delle minori entrate (valutate in 474.000 euro a decorrere dal 2015) per mancato introito delle pene pecuniarie a seguito delle archiviazioni per particolare tenuità del fatto. La copertura è assicurata dalle minori spese, sempre derivanti dall’applicazione del nuovo istituto, valutate in 513.342 euro, a partire dal 2015.

( A cura di Fabio Fiori, responsabile Ufficio Studi di InnCantiere Srl)
Allegato. ATTO DEL GOVERNO N. 130. SOTTOPOSTO A PARERE PARLAMENTARE Schema decreto legislativo recante disposizioni in materia di non punibilita` per particolare tenuita` del fatto

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