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19 gennaio 2010 Comments (0) Approfondimenti

STUDIO – Oracle EPM: imprese più pronte a fronteggiare crisi

Pubblichiamo un interessante studio congiunto realizzato da Oracle e Quocirca, da cui emerge che le imprese attribuiscono alla finanza aziendale un ruolo centrale nel monitoraggio delle performance d’azienda.

Oracle, la piu grande societa al mondo di software per le imprese, ha presentato Oracle Enterprise Performance Management (EPM) Index II, la seconda edizione dello studio che analizza i progressi compiuti dal mondo delle imprese verso la Management Excellence. Condotto dalla societa di analisi Quocirca, Oracle EPM Index II valuta le imprese di Europa e Nordamerica per la loro capacita di unire processi gestionali e sistemi informativi in modo da ricavare una visione consolidata delle performance aziendali.

Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio ottenuto dalle imprese analizzate e stato pari a 7,04, registrando un +38% rispetto al precedente 5,13: un aumento che riflette il maggiore senso di fiducia nella gestione delle performance a prescindere dall’area geografica, dalle dimensioni aziendali e dal mercato di appartenenza. Secondo Oracle, questo incremento di fiducia e direttamente legato alla recessione globale. La prima edizione dell’EPM Index e stata realizzata nel gennaio 2009, momento in cui il peggioramento dello scenario economico stava mettendo a dura prova il mondo delle aziende. La conseguente valutazione dell’efficienza operativa fece emergere la mancanza di integrazione e la scarsa qualita dello scambio informativo tra le principali funzioni aziendali. Il miglioramento dell’Indice che scaturisce da questa seconda edizione non e necessariamente legato a effettivi miglioramenti, piuttosto al fatto che le imprese si considerano maggiormente pronte a far fronte a questo genere di difficolta.

Anche questa seconda edizione dell’EPM Index e stata realizzata dalla societa di analisi Quocirca e ha coinvolto 800 decision maker di aziende europee e nordamericane – di cui 100 in Italia – a cui e stato chiesto di assegnare un punteggio alle rispettive aziende sulla base dei processi e della precisione delle informazioni in sei diverse aree: il contesto degli stakeholder, il modello di mercato, il modello di business, il business plan, le attivita e i risultati di business.

Oltre a un generale e significativo progresso della fiducia verso l’eccellenza manageriale, i risultati relativi alle sei aree analizzate dall’ EPM Index II rivelano che le imprese: sono piu aperte ad aderire ai principi dell’Enterprise Performance Management; registrano sensibili miglioramenti nei loro processi di pianificazione e reporting; restano ancora troppo focalizzate sul loro contesto interno, compromettendo cosi le aspettative degli stakeholder, e presentano scarse opportunita di integrazione fra le aree operative; al fine di favorire la crescita, si focalizzano fortemente sulla fidelizzazione dei clienti, rispetto a nuovi prodotti, servizi o aree geografiche e riconoscono l’importanza della Business Intelligence come strumento chiave nel reporting.

L’Indice italiano cresce meno velocemente. La forte crescita dell’Indice generale penalizza la posizione dell’Italia che, pur incrementando il proprio indice lo fa meno bene degli altri paesi e viene scavalcata passando dal secondo all’ultimo posto ma facendo registrare comunque un incremento importante: dal 5,23 al 6,63. Trattandosi di un indice di autovalutazione, mettendo a confronto i due indici il dato che emerge e che rispetto agli altri Paesi, gli italiani hanno sottostimato l’impatto che una non-gestione dei vari componenti della Management Excellence puo avere. Questa evidenza e emersa in conseguenza della crisi.

“Il risultato dell’Italia e certamente meno positivo rispetto a quello degli altri Paesi, ma segna comunque un sensibile incremento della consapevolezza che la Management Excellence sta ormai diventando uno degli obiettivi a cui tende il decisore aziendale – ha dichiarato Claudio Bastia, senior sales director EPM&Oracle Applications Commercial and Industrial Market, Oracle Italia. Il trend e confermato anche dal continuo interesse che vediamo sul mercato italiano per le nostre soluzioni di EPM e di Business Intelligence che posizionano Oracle Italia sul podio a livello europeo”.

Oracle EPM Index II ha rivelato una maggiore inclinazione all’integrazione e alla visione consolidata dei sei processi a supporto dell’Enterprise Performance Management, in favore della Management Excellence: un terzo circa delle imprese ritiene che i sei processi siano interconnessi e che richiedano quindi un approccio integrato (un dato che nella precedente edizione era pari a un quinto) e in passato erano piu di un quarto le aziende secondo le quali i sei processi potevano essere considerati isolatamente. Una proporzione che oggi non supera il 5%.

Oracle EPM Index II ha messo in evidenza miglioramenti sostanziali nei processi aziendali di pianificazione e reporting: i maggiori incrementi proporzionali nei valori generali dell’EPM Index II attengono alle aree Business Plan (44%), che valuta la capacita di pianificare il business in risposta alle mutevoli circostanze operative e condizioni di mercato e Market Model (40%), che misura la capacita dell’azienda di comprendere appieno, e quindi capitalizzare, il proprio posizionamento nel settore alla luce delle dinamiche di mercato in continua evoluzione e, in termini assoluti, il valore 7,32 del Business Results Index e divenuto il punto di riferimento ed esprime l’accresciuta pressione sulla capacita di riferire sui risultati reali.

Per quanto riguarda gli stakeholder, Oracle EPM Index II ha messo in evidenza l’eccessiva focalizzazione interna da parte delle imprese e la scarsa integrazione fra le loro aree operative: il coinvolgimento degli stakeholder, ovvero il processo che mette in correlazione la strategia aziendale con gli interessi delle principali parti coinvolte (dipendenti, clienti, fornitori, autorita, comunita e investitori), ha registrato segnali di peggioramento rispetto agli altri indici e alla media in generale e nell’insieme, nonostante i singoli indici abbiano riportato notevoli miglioramenti rispetto al ciclo precedente, e aumentata la variazione fra gli indicatori, a significare la scarsa focalizzazione nei confronti dell’integrazione fra le diverse aree aziendali finalizzata a un’ottimizzazione complessiva delle performance.

L’Index nell’area Business Model mette in luce una aumentata focalizzazione sulla fidelizzazione dei clienti, intesa come fattore in grado di determinare la crescita aziendale. Sebbene la conquista di nuovi clienti si confermi l’aspetto piu rilevante, se si analizzano gli elementi sui quali le imprese si concentrano al fine di favorire la crescita nella fase di ripresa dalla recessione, si nota uno spostamento da nuovi prodotti e servizi (dal secondo al terzo posto nel primo report al terzo e quarto nell’EPM Index II) alla riduzione del turnover dei clienti (dal quarto al secondo posto).

La Business Intelligence si afferma quale strumento chiave di reporting per il raggiungimento della Management Excellence: la prima edizione della ricerca aveva evidenziato una stretta correlazione fra le imprese che consideravano la Business Intelligence un importante strumento di reporting e il loro punteggio totale nell’Index. Un dato che prevedeva progressi superiori verso la Management Excellence per quelle aziende che erano in grado di comprendere appieno le capacita della BI. Questa correlazione risulta ancora piu nitida nella seconda edizione. Infatti, le imprese che hanno definito la BI come uno strumento di monitoraggio e reporting “importante” o addirittura “essenziale” hanno registrato punteggi ben superiori alla media generale (rispettivamente 7,4 e 7,5 – la differenza rispetto alla media e praticamente raddoppiata in questa edizione del report). In generale e aumentato il riconoscimento delle funzionalita della BI e del ruolo che ricopre ai fini del perseguimento della Management Excellence: oltre la meta degli intervistati considera la BI come un importante strumento di reporting (rispetto al 20% registrato nell’edizione precedente dello studio) e la percentuale degli intervistati che ritiene la BI uno strumento costoso per la semplice visualizzazione di dati, o che si dice comunque “non sicura” a riguardo, e passata dal 40% al 12%.

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