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18 maggio 2016 Comments Off on SOSTENIBILITA’ Convegno “Migrazioni, sviluppo, solidarietà. Le Fondazioni tessono reti di collaborazione”: le sfide e le opportunità Approfondimenti

SOSTENIBILITA’ Convegno “Migrazioni, sviluppo, solidarietà. Le Fondazioni tessono reti di collaborazione”: le sfide e le opportunità

Fra cinquant’anni gli abitanti della terra potrebbero essere 10 miliardi, di cui 2,7 quelli dell’Africa sub sahariana, a fronte dei 962 milioni attuali: un trend di crescita che pone al centro dell’agenda europea il tema delle migrazioni, al di là del fatto che siano determinate dai conflitti in atto piuttosto che da ragioni economiche. I disperati provenienti da quell’area, per qualunque causa lo siano, continueranno a tentare di attraversare il Mediterraneo. Il tema dell’accoglienza e dell’integrazione non può, dunque, essere eluso, ma non può non essere abbinato a quello della cooperazione allo sviluppo dei Paesi che si affacciano sulla sponda Sud del Mare nostrum e di quelli a volte ancor più poveri alle loro spalle, dove gli estremismi ideologico-religiosi rischiano di trovare varchi pericolosi.

Convegno Acri Assifero_clip_image001Se ne è parlato a Roma, in un incontro dal titolo “Migrazioni, sviluppo, solida­rietà. Le Fondazioni tessono reti di collaborazione”, organizzato da Acri, in qualità di associazione delle Fondazioni di origine bancaria, e da Assifero, che riunisce le altre fonda­zioni ed enti di erogazione.

Oltre ai presidenti delle due associazioni, Giuseppe Guzzetti per Acri e Felice Scalvini per Assifero, coordinati dal giornalista Gad Lerner sono intervenuti: Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia; Cleophas Adrien Dioma, coordinatore del Gruppo di Lavoro Migrazioni e Sviluppo del Con­siglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo; Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di Sant’Egidio; Carlotta Sami, portavoce di Unhcr per il Sud Europa; Giampaolo Cantini, direttore generale della Cooperazione Italiana allo Svi­luppo presso il Ministero degli Esteri dove, nella stessa giornata di oggi, si è svolta la Prima Conferenza Ministeriale Italia – Africa, che ha riunito a Roma oltre 40 Ministri di altrettanti Paesi Africani.

L’obiettivo dell’incontro organizzato da Acri e da Assifero era promuovere una riflessione sulle sfide e le opportunità che i movimenti migratori in atto pongono oggi, e sempre più nel futuro, al nostro Paese e all’Europa tutta. Si è fatto il punto sul tema sia in termini di iniziative possibili da realizzare in Italia, come Never Alone, iniziativa recentemente varata, con un budget complessivo di 4,5 milioni di euro, da al­cune Fondazioni a favore dei minori stranieri non accompagnati, sia riguardo a quanto si può fare per contribuire allo sviluppo delle Terre di origine dei migranti, come il progetto Fondazioni for Africa Burkina Faso che, con un budget di 4,5 milioni di euro, è giunto al ter­zo anno di attività. Quest’ultimo è stato presentato dalla portavoce dell’iniziativa, Ilaria Cara­mia, e approfondito in un incontro pomeridiano, sempre in sede Acri, che ha visto intervenire numerosi ospiti.

La giornata è stata ricca di stimoli per le Fondazioni, che il prossimo 1° ottobre celebreranno sui loro territori, con le proprie comunità, la Giornata Europea delle Fondazioni, che in questa quarta edizione sarà dedicata agli stessi temi, affrontati nell’ottica delle comunità locali.

<<Il Mediterraneo, culla di civiltà, sta diventando una vera e propria tomba, che non fa distinzione tra profughi e migranti economici  – ha detto Giuseppe Guzzetti  -.Finora sono state salvate centinaia di migliaia di vite; ma una volta sbarcati che tipo di vita trovano i profughi? Adeguate risorse economiche sono senz’altro d’aiuto a gestire il problema, ma pur impegnandosi per favorire accoglienza e integrazione è ormai indispensabile incidere sulle cause delle migrazioni, sviluppando “relazioni vitali” capaci di creare sviluppo e benessere. Nel campo delle iniziative realizzate dalle Fondazioni di origine bancaria nei territori d’origine dei migranti è in fase avanzata di realizzazione “Fondazioni for Africa – Burkina Faso”, un progetto partito nel 2014 che aiuta a garantire la sicurezza alimentare e il diritto al cibo a 60mila persone in uno dei paesi più poveri al mondo, puntando su donne, microcredito e agricoltura. Il suo successo è determinato dall’effetto leva generato dalla collaborazione con altre istituzioni pubbliche e private e il coinvolgimento delle organizzazioni dei migranti di quel Paese operanti in Italia. Siamo riusciti a fare sistema, aggregando risorse e competenze, promuovendo buone pratiche e innovazione. Abbiamo, insomma, lavorato insieme per agire un cambiamento positivo e duraturo. Il nostro contributo è senz’altro una piccola goccia nel grande mare dei bisogni, ma siamo certi che anche così possiamo contribuire al successo di una “strada italiana” per la coesione e lo sviluppo nell’area del Mediterraneo>>.

<<Importante la scelta di Acri ed Assifero del tema ‘migrazioni e sviluppo’ per la Giornata Europea 2016 delle Fondazioni – afferma Felice Scalvini, presidente di Assifero –. Violenza, povertà, diseguaglianze, dinamiche demografiche, cambiamenti climatici e mancanza di libertà fondamentali e sviluppo umano e sostenibile sono inscindibilmente legati ai grandi movimenti migratori che caratterizzano l’attualità. Il mondo globale è indissolubilmente interconnesso e solo una diversa responsabilità comune differenziata di tutti gli attori sociali potrà portare al raggiungimento di società pacifiche, giuste e inclusive, libere dalla paura e dalla violenza e sostenibili. Le Fondazioni private hanno un importante ruolo da giocare a questo tavolo individuando nicchie di azione in cui il valore aggiunto di un capitale privato investito per il bene comune dia il massimo. Politicamente e finanziariamente indipendenti, le Fondazioni private sanno agire in modo strategico e assumersi il rischio di testare nuovi approcci. Oltre alle molte Fondazioni associate ad Assifero impegnate nella cooperazione allo sviluppo, voglio citare, tra le altre, l’importante scelta del bando Never Alone di concentrarsi su specifici ambiti della seconda accoglienza di minori non accompagnati, di Fondazione Rava di agire per l’assistenza sanitaria in mare, di Fondazione Charlemagne di promuovere legal clinic per l’assistenza legale di migranti e richiedenti asilo, di Fondazione Ant, Fondazione Bracco, Fondazione Ada Ruffini di investire su programmi di integrazione di lungo periodo. E fondamentale che l’Europa si attivi per promuovere l’Agenda di sviluppo umano e sostenibile 2030, guardando a migranti e richiedenti asilo anche come risorsa>>.

Ufficio Stampa Acri – Telefono: 06/68184.236
Responsabile Linda Di Bartolomeo – Telefono: 06/68184.262

 

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Migrazioni, sviluppo, solidarietà

Le Fondazioni tessono reti di collaborazione

Traccia intervento

Giuseppe Guzzetti – Presidente Acri

 

Buon giorno a tutti. Come ha più volte detto Papa Francesco in questi ultimi mesi, siamo di fronte a una catastrofe epocale. Il Mediterraneo, culla di civiltà, sta diventando una tomba, che non fa distinzione tra giovani e adulti, tra vecchi e bambini, tra donne e uomini. Non fa distinzione tra profughi e migranti economici, né distingue tra il bisogno di sicurezza dalle violenze della guerra e quello di cercare possibilità di vita che garantiscano cibo, salute e, auspicabilmente, un lavoro. No. Il Mediterraneo ingoia indistintamente tutti coloro, che postisi nelle mani dei mercanti di carne umana, hanno la sventura di non incontrare nella traversata chi li raccolga.

Da Mare Nostrum a Triton sono centinaia di migliaia le persone salvate fino a oggi dalla voracità del mare; ma una volta sbarcate che tipo di vita trovano? Credo che ormai più o meno tutti ci poniamo questa domanda: chi con la preoccupazione di non riuscire ad includere, chi con il timore di dover condividere. Perché le persone che arrivano nel nostro Paese sono tante e sono povere. E l’Italia non sta attraversando uno dei suoi momenti migliori, come anche l’Europa.

Posta così, però, questa domanda è un tranello. Primo perché, quantunque sia necessario interrogarsi su che qualità di vita proponiamo ai migranti, è intanto una buona notizia che vita ci sia, e non sia finita in fondo al mare. In secondo luogo, perché l’esperienza ci dice che le risposte più costruttive all’ondata migratoria in atto vengono spesso dai cittadini di quei territori che certo non ci verrebbero in mente per il loro avanzato livello di sviluppo o per l’alto tenore di vita degli abitanti. Faccio solo tre nomi, esemplari per tutti: Lampedusa e Riace, qui in Italia, ma anche Lesbo in Grecia.

Questo vuol dire, allora, che le coordinate per affrontare il problema non possono essere poste in termini puramente economici, ma che il paradigma dovrebbe essere un altro, meno inficiato da un pregiudizio di impossibilità tout court. Con questo non voglio assolutamente dire che il problema non esista o che adeguate risorse economiche non siano d’aiuto a gestirlo al meglio. No, voglio solo sgomberare il campo da qualunque rinuncia a prescindere, in modo da poterci confrontare senza autocensure sul tema che abbiamo deciso di dibattereoggi e di proporre per la prossima Giornata Europea delle Fondazioni, che si terrà in tutta Italia il 1° ottobre prossimo con il titolo “Migrazioni, sviluppo, solidarietà. Le Fondazioni tessono reti di collaborazione”. Vogliamo raccogliere tutti gli stimoli che ci potranno giungere dai relatori della tavola rotonda che seguirà i primi tre interventi di questa giornata: il mio, quello della dottoressa Caramia, che ci porta un’interessante testimonianza su un’iniziativa che stiamo realizzando in Burkina Faso; e quella del collega presidente di Assifero, l’associazione che rappresenta gli altri enti e fondazioni di erogazione, avvocato Felice Scalvini.

Perché se è vero che soluzioni immediate non ce ne sono e che la possibilità di incidere sulle cause delle migrazioni è sottoposta a processi articolati, difficili e spesso lenti, è pur vero che la speculazione politica troppo spesso impedisce di portare nel dibattito pubblico quella chiarezza e ordine necessari a individuare le varie, e complementari, soluzioni possibili, in grado di rendere sostenibile nel tempo una crisi umanitaria che non sarà breve.

Prima di lasciare la regia di questa mattinata al giornalista Gad Lerner – che ne coordinerà i lavori e che ringrazio molto, insieme a tutti i nostri gentili ospiti: Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia; Cleophas Adrien Dioma, presidente dell’associazione culturale e di promozione sociale “Le Réseau” e coordinatore del Gruppo di Lavoro Migrazioni e Sviluppo del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo; Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio; Carlotta Sami, portavoce di Unhcr per il Sud Europa; e “last but not least” il direttore generale della Cooperazione Italiana allo Sviluppo presso il Ministero degli Esteri, ambasciatore Giampaolo Cantini, che concluderà i lavori -desidero dunque aggiungere ancora qualche riflessione sull’argomento, ma anche dar cenno di quanto le Fondazioni di origine bancaria fanno su questo fronte: da un lato con iniziative per chi entra nel nostro Paese con una serie di attese e di bisogni, dall’altro con progetti di cooperazione capaci di attivare reti di collaborazione con altri soggetti del non profit, sia pubblico che privato.

Come dicevo all’inizio di questo mio intervento, il mare quando inghiotte un uomo in fuga non si interroga se sia un profugo di guerra o un migrante economico: alla fine è comunque una vita umana in meno. Purtroppo quasi un quotidiano déjà-vu, al quale rischiamo di abituarci, diventando indifferenti.

Dal termine della piaga della peste nera nel XIV secolo, la popolazione mondiale è cresciuta senza sosta e oggi su questo pianeta siamo quasi 7,4 miliardi di persone: oltre 6 abitano in paesi in via di sviluppo, alcuni dei quali a scarsissimo sviluppo. Le stime dicono che nel 2065 si potrà giungere a più di 10 miliardi di abitanti e nell’Africa sub sahariana il trend di crescita, dovuto sostanzialmente ai nuovi nati, dovrebbe portare dai 962 milioni di abitanti del 2015 a una popolazione di 2,7 miliardi di persone.

Probabilmente alla luce di questi dati il dibattito politico che, soprattutto a livello europeo, ha sottolineato la differenza in termini di diritti d’accoglienza fra i migranti forzati da guerre e persecuzioni, ovvero i rifugiati, e i cosiddetti migranti economici, assumerebbe toni diversi, dando centralità all’importanza delle iniziative di cooperazione allo sviluppo, senza peraltro in nessun modo tralasciare le necessarie scelte di accoglienza e integrazione che, se ben gestite, avrebbero risvolti positivi per i paesi più avanzati, per la maggior parte dei quali le prospettive demografiche marcano un progressivo invecchiamento della popolazione.

In Italia le Fondazioni sostengono piani di prima accoglienza, l’attivazione di specifici sportelli di ascolto, percorsi di apprendimento della lingua e di avviamento al lavoro, progetti di integrazione scolastica, iniziative contro la marginalità e il disagio, forme di assistenza sanitaria, psicologica e legale, attività di informazione e orientamento per il ricongiungimento familiare, senza tralasciare il contributo per la fornitura di pasti e alloggi temporanei, ma anche l’inclusione degli immigrati regolari, che siano in condizioni di fragilità economica, in tutte quelle iniziative di welfare, come l’housing sociale, abitualmente dedicate dalle Fondazioni alle categorie sociali più deboli delle loro comunità.

È poi di questi giorni il lancio dell’iniziativa “Never Alone” finanziata da otto Fondazioni (Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione con il Sud, Enel Cuore Onlus, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cariparo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena). È un’iniziativa particolarmente importante, che sono fiducioso si amplierà ad altre Fondazioni. Ha l’obiettivo di potenziare e innovare sul territorio italiano le modalità di presa in carico dei minori stranieri non accompagnati, favorendone l’orientamento e l’integrazione, garantendo loro il pieno rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo e un’attenzione adeguata ai bisogni di ognuno.

Ricordo che secondo i dati diffusi dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, su 154mila migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2015 oltre 16mila erano minori e di questi ben 12.360 risultavano non accompagnati, pari all’8% del totale arrivi. Peraltro molti di loro si rendono presto irreperibili. I dati del nostro Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che a fine 2015 registrava una presenza di minori non accompagnati sul nostro territorio pari a 11.921 giovani (di cui poco più di un terzo ospitato in Sicilia, a cui seguono Calabria e Puglia con oltre 1.100 minori presenti per ciascuna delle due), rivelano che lo scorso anno quelli alla fine irreperibili sono stati 6.135. Per alcuni di loro si teme siano caduti nelle mani di organizzazioni criminali di trafficanti, mentre molti altri potrebbero aver raggiunto i famigliari in altri paesi europei. Sempre i dati del Ministero del Lavoro evidenziano, poi, che l’81% dei minori accolti dal nostro Paese ha un’età tra i 16 e i 17 anni e che il principale paese di provenienza è l’Egitto (23%), seguito da Albania (12%), Eritrea e Gambia (10%). Spesso si tratta di ragazzi che intraprendono il viaggio in modo illegale ma con specifici progetti migratori, che fanno riferimento a reti parentali all’estero; da qui la loro fiducia nella possibilità di raggiungere le proprie mete di destinazione con i canali previsti dalle norme. Ma purtroppo non sempre è così.

In questo scenario, le Fondazioni promotrici di “Never Alone” sosterranno progetti finalizzati a rafforzare sistemi multidimensionali di presa in carico dei minori stranieri non accompagnati, che sappiano garantire percorsi inclusivi efficaci e di lungo periodo.

Verranno sostenuti e accompagnati progetti basati sulla collaborazione tra organizzazioni del terzo settore ed enti pubblici, in particolare gli Enti locali, impegnati in prima linea nella presa in carico dei minori stranieri non accompagnati. Gli ambiti previsti sono: accoglienza, educazione, formazione, accompagnamento all’autonomia abitativa, supporto psicologico, sostegno legale. Saranno, inoltre, privilegiati gli interventi in grado di mobilitare e coinvolgere una pluralità di soggetti, pubblici e privati, anche in reti costruite su scala nazionale, in un’ottica di confronto e scambio di esperienze, di diffusione di buone pratiche e di accompagnamento dei minori dai luoghi di prima accoglienza a quelli di avvio dei percorsi di integrazione.

Mi pare, quindi, evidente la scelta delle nostre Fondazioni di lavorare in rete con altri soggetti del terzo settore, pubblici e privati, così come fanno per altri comparti a cui dedicano i loro interventi. In questa iniziativa – come vedremo poi anche per i progetti di cooperazione allo sviluppo – le reti si allargano oltre confine. “Never Alone”,  dotata complessivamente di 4,5 milioni di euro di risorse (di cui 3,5 milioni da spendere in Italia per il bando su descritto e il resto per iniziative all’estero), si inserisce, infatti, in un contesto d’azione europeo nel quale operano la Bertelsmann Stiftung (Germania), la King Baudoin Foundation (Belgio), la Bodossaki Foundation e la Stavros Niarchos Foundation (Grecia), la Oak Foundation (Svizzera), con l’accompagnamento e il supporto di Epim-European Programme for Integration and Migration, con interventi che toccheranno la Grecia, la Germania e il Belgio. Non a caso l’idea dell’intera iniziativa è nata in occasione dell’Assemblea Generale di Efc-European Foundation Centre, alla quale aderiscono anche 33 Fondazioni associate all’Acri, che si è svolta, ospite la Fondazione Cariplo, nel maggio 2015 a Milano, con l’obiettivo di dare un aiuto concreto ai minori che arrivano in Europa al termine dei cosiddetti “viaggi della speranza”.

È, tuttavia, chiaro che la sola accoglienza non è una soluzione. Le cause delle migrazioni stanno nel fatto che molti dei paesi d’origine dei migranti sono lasciati soli nella loro indigenza, causata anche dai cambiamenti climatici, o intrappolati in “relazioni di morte”, quali destinatari finali del commercio di armi oppure oggetto di “relazioni predatorie” da parte di paesi più avanzati a causa della loro reale o supposta disponibilità di materie prime preziose e non. Allora bisogna che il paradigma delle relazioni con loro cambi, bisogna che con quei paesi vengano costruite e rafforzate “relazioni vitali”: quelle che creano sviluppo e benessere, che fanno del confronto con l’altro un reciproco arricchimento.

Nel campo delle iniziative realizzate dalle Fondazioni di origine bancaria nei territori d’origine dei migranti, per originalità e ampiezza emerge “Fondazioni for Africa – Burkina Faso”. È un progetto partito nel 2014 con un budget complessivo di 4,57 milioni di euro, che ha l’obiettivo di garantire la sicurezza alimentare e il diritto al cibo a 60mila persone in uno dei paesi più poveri al mondo e che è stato realizzato sulla scorta della positiva esperienza sviluppata con l’iniziativa “Fondazioni4Africa”, rivolta negli anni scorsi al Senegal e all’Uganda. Da quest’ultima è stato tratto un modello d’intervento capace di generare un impatto significativo nell’area target, grazie all’effetto leva generato dalla collaborazione con altre istituzioni pubbliche e private e il coinvolgimento delle organizzazioni dei migranti di quei paesi operanti in Italia.

La nostra scelta è stata – ed è – fare sistema, aggregare risorse e competenze, programmare interventi efficaci, promuovere buone pratiche e innovazione; insomma, lavorare insieme per agire un cambiamento positivo e duraturo.

Di questo progetto ci darà conto nel dettaglio, fra breve, la dottoressa Caramia. Voglio solo ricordare che nel progetto sono state coinvolte anche organizzazioni di persone burkinabè presenti in Italia e associazioni che a favore del Burkina Faso operano e si impegnano. La valorizzazione del ruolo delle associazioni della diaspora ci ha dimostrato quanto esso sia fondamentale tanto per costruire uno sviluppo sostenibile e duraturo nel paese d’origine dei migranti, quanto per favorire la loro inclusione in Italia. Fondazioni for Africa Burkina Faso è stata un’occasione di scoperta e di reciproca conoscenza, che molto dice su “quel molto” che si può fare in termini non solo di integrazione ma di collaborazione allo sviluppo là dove partono i migranti che arrivano in Italia: sì per ricevere aiuto, ma anche per darlo, come hanno dimostrato di saper fare.

Lascio ora la parola alla dottoressa Caramia, senza dimenticare di segnalare che ieri per le nostre Fondazioni è stato un giorno importante. Insieme al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, abbiamo presentato un Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile, che coinvolgerà tutte le nostre Fondazioni con un contributo di  risorse che si aggireranno complessivamente intorno ai 120 milioni di euro all’anno, almeno per tre anni. A conferma che i minori – italiani o migranti che siano – sono al centro del nostro impegno sociale.

Impegnarsi per loro vuol dire davvero investire sul futuro del nostro Paese.

 

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