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4 dicembre 2009 Comments (0) Dalla home page

SENATO – Pmi: all’esame direttiva Ue ritardi pagamento

Lo scorso 3 dicembre, la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato ha esaminato in sede consultiva la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio circa la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e in attuazione del quadro fondamentale per la piccola impresa (Small Business Act) – COM 2009 126 definitivo (n. 49).

La presidente della Commissione, la senatrice della Lega Nord Padania Rossana Boldi, nell’introdurre l’atto comunitario ne ha sottolineato l’estrema importanza poiche incide su una problematica di assoluto rilievo per le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni.

Nelle transazioni commerciali tra operatori economici, o tra questi e le amministrazioni pubbliche, accade di frequente che i pagamenti vengano effettuati in ritardo rispetto a quanto concordato nel contratto o stabilito nelle condizioni generali che regolano gli scambi. Si tratta di prassi che incidono negativamente sulla liquidita delle imprese, pregiudicandone la competitivita (specie nel caso delle Pmi) e che hanno un effetto negativo sugli scambi commerciali intracomunitari.

Nei casi piu estremi, i ritardi di pagamento possono essere causa di fallimenti di aziende altrimenti redditizie: un rischio che tende ad accentuarsi nei periodi di recessione economica, quando l’accesso al finanziamento diventa particolarmente difficile. La centralita delle garanzie di pagamento nella vita delle imprese (specie medie e piccole) e nell’economia europea e stata sottolineata con forza tanto dal Quadro fondamentale per la piccola impresa (Small Business Act), quanto dal piano europeo di ripresa economica. Proprio in sede di esame dello Small Business Act, la 10? Commissione del Senato ( Industria, commercio e turismo), ha impegnato il Governo “a garantire alle piccole medie imprese il rispetto dei tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni dei lavori svolti, anche in considerazione delle modifiche che l’Ue intende apportare alla direttiva europea sui ritardi di pagamento, al fine di prevedere che le Pmi siano effettivamente pagate entro trenta giorni dai soggetti pubblici, anche attraverso meccanismi di compensazione”.

Questa proposta di direttiva abroga e subentra alla direttiva 2000/35/CE e si colloca al contempo tra le misure di attuazione dello Small Business Act e tra le misure volte a fronteggiare la crisi economica. E trae origine da alcune constatazioni di fatto, sulle quali vale la pena di soffermarsi piu nel dettaglio: e ampiamente provato che, anche dopo l’entrata in vigore della direttiva 2000/35, i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali continuano a essere un problema generale nell’Ue; e forte la tendenza, da parte di molte imprese debitrici, a considerare i ritardi di pagamento come un sistema efficace e conveniente per finanziare le proprie attivita, mentre per le amministrazioni pubbliche i ritardi di pagamento ai creditori sono spesso un modo semplice, ma ingiustificato, di superare le limitazioni di bilancio, rinviando i pagamenti all’esercizio successivo; i mezzi di ricorso previsti dall’attuale legislazione europea non sono abbastanza efficaci ed efficienti.

Malgrado la direttiva 2000/35, molte imprese, in particolare Pmi, non applicano interessi anche se avrebbero il diritto di farlo, e fanno percio diminuire la motivazione dei debitori a pagare con puntualita. Nonostante le lacune della direttiva 2000/35, alcuni dei concetti fondamentali da essa enucleati (interessi di mora, riserva di proprieta, procedure di recupero crediti non contestati) restano pilastri unanimemente riconosciuti della lotta contro i ritardi di pagamento, e vanno pertanto preservati e potenziati.

La senatrice Boldi ha anche ricordato che la proposta di direttiva e stata preceduta da un’ampia consultazione delle parti interessate, che si e svolta in rete dal maggio all’agosto del 2008, e si e sostanziata in 510 risposte al questionario inviato dalla Commissione europea. Il questionario sottoponeva alle parti consultate una serie di possibili opzioni per rafforzare gli strumenti per la lotta ai ritardi nei pagamenti, e chiedeva di valutarli in termini di efficacia, efficienza e coerenza. Sono state escluse, perche non in grado di soddisfare a pieno uno o piu criteri valutativi, le opzioni non legislative (attivita di sensibilizzazione destinate alle imprese e/o alle organizzazioni che rappresentano le Pmi; pubblicazione di informazioni sui “cattivi debitori”) e quattro tra le possibili opzioni legislative (armonizzazione dei termini di pagamento tra le imprese e tra amministrazioni pubbliche e imprese; aumento del margine nella fissazione degli interessi; ampliamento del ruolo delle organizzazioni rappresentative), mentre sono state considerate pienamente soddisfacenti (in termini di efficacia, efficienza e coerenza) le opzioni legislative relative all’abolizione della soglia dei 5 euro, all’introduzione di una “commissione per i ritardi di pagamento” e di un “risarcimento per i ritardi di pagamento”. La proposta ha come base giuridica l’articolo 95 TCE (ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri aventi per oggetto l’instaurazione e il funzionamento del mercato interno), e viene giustificata, per quanto attiene al principio di sussidiarieta, con la mancanza o l’inefficacia delle norme nazionali di lotta contro i ritardi di pagamento, e il rischio che da tale carenza discendano forme di sleale protezione degli operatori economici nazionali dai prodotti e servizi provenienti da altri Stati membri. Per quanto concerne invece il principio di proporzionalita, la Commissione ritiene che la proposta di direttiva lo rispetti appieno, poiche non obbliga gli operatori economici a chiedere interessi di mora o risarcimenti, non lede il principio fondamentale della liberta contrattuale e include elementi di flessibilita tali da consentire agli Stati membri di recepire la nuova normativa alla luce delle condizioni economiche e commerciali presenti sul loro territorio.

Esaminando piu dettagliatamente la proposta, la senatrice Boldi ha evidenziato le modifiche piu rilevanti rispetto alla direttiva 2000/35.

  • L’articolo 1, paragrafo 2 elimina la possibilita, per gli Stati membri, di escludere i ricorsi per interessi di importo inferiore a 5 euro, che riguardano quasi esclusivamente le Pmi e le piccole transazioni.
  • L’articolo 4 specifica che, in caso di ritardi di pagamento, i creditori hanno il diritto di ottenere un rimborso per i costi di recupero interno connessi all’importo pagato in ritardo. L’articolo 5 prevede che le amministrazioni pubbliche siano tenute, di norma, a pagare le fatture relative a transazioni commerciali aventi per oggetto la fornitura di beni e la prestazione di servizi entro trenta giorni, scaduti i quali il creditore avra diritto a un risarcimento pari al 5% dell’importo dovuto, oltre agli interessi di mora e al risarcimento dei costi di recupero.
  • L’articolo 6 rafforza la disposizione relativa alle clausole contrattuali gravemente inique e stabilisce che in tale fattispecie devono rientrare tutte le clausole che escludano l’applicazione di interessi di mora.
  • L’articolo 7 obbliga gli Stati membri a garantire la massima trasparenza in merito ai diritti e agli obblighi derivanti dalla direttiva, in particolare attraverso la pubblicazione del tasso di interesse legale. Informa, quindi, che la proposta di direttiva e` attualmente all’esame della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento europeo, che dovrebbe concludere i suoi lavori entro gennaio (mentre il voto in plenaria e calendarizzato per la sessione di febbraio).

La deputata europea Barbara Weiler, relatrice di questa proposta di direttiva, ha prodotto, in data 26 ottobre, un documento di lavoro, nel quale formula alcune osservazioni di carattere generale sulla proposta della Commissione europea, cosi sintetizzabili: la mancanza di mezzi di ricorso efficienti ed efficaci e solo una delle cause dei ritardi di pagamento nel mercato interno, tant’e che molto spesso le imprese non prevedono interessi di mora per timore di danneggiare i rapporti con il cliente o non richiedono gli interessi perche non sono consapevoli dei loro diritti; i ritardi nei pagamenti possono quindi essere combattuti solo con un’ampia gamma di misure complementari, che dovrebbero includere un aumento della consapevolezza da parte delle imprese e in particolare delle Pmi, una serie di misure pratiche che favoriscano la puntualita nei pagamenti (p.e. il ricorso alle fatture elettroniche), la pubblicazione di informazioni su buoni e cattivi pagatori e la diffusione delle migliori pratiche per promuovere la puntualita nei pagamenti; e necessario discutere ulteriormente l’opportunita di un trattamento differenziato per le pubbliche amministrazioni e le imprese: se, infatti, e vero che le pubbliche amministrazioni sono diverse dalle imprese in termini di processi di pianificazione del bilancio e di accesso ai finanziamenti, cio non giustifica necessariamente un trattamento diverso per quanto concerne i periodi di pagamento e le relative sanzioni; e necessario che le soglie per il risarcimento delle spese di recupero siano sufficientemente alte da incoraggiare i creditori a chiederne il pagamento e dissuadere i debitori dal pagare in ritardo. Inoltre, il concetto di “costi di recupero restanti” e formulato in modo troppo generico, e richiede un ulteriore chiarimento; puo essere opportuna una riflessione supplementare sull’adeguatezza del risarcimento forfettario del 5%, previsto per i ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni; e importante garantire che la proposta non porti a discriminazioni tra ospedali pubblici e privati e preservi quindi una parita assoluta di trattamento per quanto concerne tutte le norme in materia di ritardi di pagamento.

La senatrice Boldi ha concluso informando che, in sede di Consiglio europeo, il dibattito si e svolto finora a livello informale, ma sono gia emersi alcuni punti di criticita, e segnatamente: la possibilita di prevedere, nei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese, una vera e propria inderogabilita dei termini di pagamento, eventualmente elevandoli in modo da renderli piu compatibili con i tempi organizzativi della pubblica amministrazione ; la possibilita di differenziare fra i diritti delle Pmi e quelli delle altre imprese, prevedendo condizioni piu favorevoli per le prime; l‘opportunita di mantenere una distinzione, che la proposta di direttiva tende a far cadere, tra la pubblica amministrazione in senso stretto (sia essa nazionale, regionale o locale) e le SpA o i soggetti operanti nel settore dei servizi pubblici o utilities; la possibilita di un’attuazione in piu fasi dell’articolo 5 (transazioni commerciali tra pubblica amministrazione e imprese) sulla base di liste predisposte a livello nazionale e approvate a livello Ue.

La senatrice Francesca Marinaro del Partito Democratico e intervenuta concordando sull’importanza per l’Italia di questa proposta comunitaria, in quanto, la peculiarita del sistema economico italiano risiede proprio su una fitta rete produttiva di piccole e medie imprese. In ragione della delicatezza della materia, pertanto, la senatrice Marinaro ha invitato a svolgere un debito approfondimento del documento rispetto al quale si e sentita di esprimere una preliminare perplessita, ad esempio, in merito alla questione della non discriminazione tra ospedali pubblici e privati per quanto riguarda il ritardo dei pagamenti.

Il senatore Mauro Maria Marino del Partito Democratico si e chiesto in che modo potra essere realizzata, in concreto, l’applicazione del fondamentale articolo 5 della proposta, dovendo, al contempo, rispettare anche i parametri fissatidal Patto di stabilita.

La senatrce Boldi, nel dare seguito alle considerazioni svolte dalla senatrice Marinaro, prospetta l’opportunita di prevedere una serie di brevi audizioni dei soggetti in varia misura interessati all’elaborazione della proposta in argomento, da concordare con la 10? Commissione, cui la proposta e stata assegnata in sede primaria, finalizzate ad una maggiore ponderazione dei relativi punti problematici. A seguito di tale considerazione l’esame della direttiva e stato rinviato.

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