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25 ottobre 2010 Comments (0) Dalla home page

LAVORO – Parità: salari donne dal 7% al 23% in meno

Uno stipendio inferiore in media del 7%, ma lo svantaggio salariale puo arrivare, per le lavoratrici senza titolo di studio, anche al 23%. E’ quello che ancora, purtroppo, caratterizza la condizione delle donne lavoratrici in Italia. A evidenziare il forte differenziale retributivo tra donne e uomini e stata l’indagine dell’Isfol dal titolo “‘Rompere il cristallo”, terzo e ultimo volume di una vasta indagine che ha raggiunto oltre 9mila nuclei familiari. 

”Le donne – ha dichiarato il presidente dell’Isfol, Sergio Trevisanato – hanno un tetto di cristallo che e posizionato sopra le loro teste. Arrivate fino a un certo punto della carriera questa lastra, invisibile ma persistente, impedisce loro di progredire ulteriormente nel mercato del lavoro. Ma c’e anche un terreno appiccicoso – ha poi aggiunto – che le intrappola dal basso. Questo doppio fenomeno emerge con nettezza dalla ricerca che abbiamo appena pubblicato, dedicata ai differenziali retributivi di genere. Ovviamente, tali criticita sono direttamente collegate al problema della conciliazione tra vita professionale e vita privata. E’ uno dei temi su cui la nostra attenzione continuera a essere particolarmente mirata”.

Secondo l’indagine, in Italia, il gap retributivo di genere, calcolato in termini di salario medio orario, e pari al 7,1%. Tale valore supera ampiamente il 15% tra le lavoratrici con bassa scolarizzazione e il 13% tra quelle con alta scolarizzazione. Solo tra le diplomate il differenziale retributivo scende al di sotto del 10%. Particolarmente svantaggiate risultano le donne prive di alcun titolo, con un Gender pay gap (Gpg) pari al 22,9%. Il Gpg e piu alto tra le giovani e le lavoratrici anziane, mentre e relativamente contenuto tra quelle in eta compresa tra i 30 ed i 39 anni. Sotto il profilo settoriale, le piu ampie disparita in termini di salario medio orario si registrano da una parte nelle professioni ”intellettuali-scientifiche” (25,3%) e dall’altra nelle professioni ”non qualificate-agricoltori-operai” (21,1%).

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