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28 luglio 2014 Comments (0) Approfondimenti

CRISI-Check Up Mezzogiorno: si salva solo l’export

Pil in calo di 47,7 miliardi di euro; quasi 32mila imprese in meno; oltre 600mila posti di lavoro perduti; 114mila persone in cassa integrazione; quasi 2 giovani meridionali su 3 disoccupati: questa la fotografia della crisi dal 2007 ad oggi secondo il Check Up Mezzogiorno elaborato da Confindustria e SRM sullo stato di salute dell’economia meridionale.

E racchiusa in pochi dati la durezza degli effetti della crisi sull’economia del Mezzogiorno, che ha conosciuto nel 2013 il suo punto piu basso. E i primi mesi del 2014 confermano purtroppo questa tendenza negativa: il saldo tra imprese iscritte e cessate e negativo per oltre 14mila unita. Dall’inizio dell’anno hanno infatti cessato la propria attivita 573 imprese meridionali al giorno, con i fallimenti in crescita del 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2013.

L’Indice Sintetico del Checkup elaborato da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo) e sceso nel 2013 al di sotto del minimo registrato nel 2009.

A deprimere l’Indice e soprattutto il dato degli investimenti pubblici e privati, diminuiti di quasi 28 miliardi tra il 2007 e il 2013: un calo di oltre il 34%, con punte di quasi il 47% nell’industria in senso stretto e del 34% nell’agricoltura e nella pesca, che pure sono settori in cui e forte la specificita del Mezzogiorno. In particolare, frenano gli investimenti pubblici: tra il 2009 e il 2013, infatti, la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno si e ridotta di oltre 5 miliardi di euro, tornando ai valori del 1996, contribuendo alla riduzione del numero e del valore degli appalti pubblici. In calo di numero, ma soprattutto di valore (da 8,6 miliardi a poco piu di 5) sono anche le gare di partenariato pubblico-private bandite nel Mezzogiorno. Si realizzano, dunque, sempre meno investimenti pubblici, sia che lo Stato li finanzi direttamente sia che li promuova indirettamente. E cio e paradossale, se si considerano le difficolta economiche che suggerirebbero l’opportunita di un’azione pubblica decisamente anticiclica.

Segnali parzialmente in controtendenza vengono dalle esportazioni meridionali: l’export e, infatti, l’unica variabile il cui valore al 2013 e superiore (+2,4%) a quello del 2007. Tuttavia, tale recupero sembra essersi fermato nel 2013 e nei primi mesi del 2014, o meglio differenziato: scende l’export di idrocarburi, oscilla l’export di acciaio, si rafforzano settori come l’aeronautico/automotive, la meccanica, la gomma/plastica, l’agroalimentare. Cosi come si rafforza l’export dei principali poli produttivi e dei distretti meridionali.

Non sono i soli segnali timidamente positivi: cresce il numero delle societa di capitali (+3,2% rispetto a un anno fa), delle imprese aderenti a contratti di rete (oltre 1.600), delle nuove imprese condotte da giovani (50mila nel solo 2013); tornano a crescere, in alcune regioni meridionali, i turisti stranieri.

Segnali contradditori vengono dalle dinamiche creditizie. Gli impieghi nel Mezzogiorno continuano a scendere (8,4 miliardi di euro in meno rispetto al 2012), mentre i crediti in sofferenza hanno ormai raggiunto i 35 miliardi di euro. Tuttavia, nei sondaggi piu recenti le imprese segnalano una lieve attenuazione della restrizione nelle condizioni di accesso al credito. Non si e ancora verificata un’inversione di tendenza nella dinamica dei prestiti, ma la riduzione sembra accennare a frenare.

Sono alcuni timidi segnali di vitalita dell’economia meridionale (che trovano riscontro in un clima di fiducia che torna lentamente a crescere), che tuttavia non sono ancora sufficienti a compensare l’onda lunga degli effetti della crisi. E necessario e urgente un robusto intervento per amplificare al massimo questi segnali positivi attraverso due azioni convergenti.

E necessaria la decisa attuazione delle riforme istituzionali e strutturali (fisco, energia, semplificazione, riduzione strutturale dei tempi di pagamento della PA) di cui l’Italia, in particolare il Mezzogiorno ha estremo bisogno, non solo per i benefici effetti sulla competitivita, ma anche perche la loro effettiva definizione e la strada obbligata per dimostrare l’affidabilita del nostro Paese a livello europeo.

A queste riforme deve accompagnarsi una politica economica chiaramente orientata allo sviluppo.

Se e vero che la spesa corrente ha ripreso la sua corsa (+5,7% nel Centro-Nord; +3,2% nel Mezzogiorno nel 2012), notevole e stata soprattutto la compressione della spesa in conto capitale (-9,5% al Sud). Di fronte a una caduta degli investimenti come quella osservata, la partita decisiva per il Sud si gioca percio attorno a un pieno ed efficace impiego delle risorse della politica di coesione.

L’esclusione dal Patto di Stabilita europeo delle spese cofinanziate e, di conseguenza, l’allentamento del Patto di Stabilita interno, rappresentano un nodo decisivo, per sciogliere il quale la credibilita del Paese e condizione fondamentale.

Nel recente Consiglio europeo di Ypres l’Italia ha posto con forza il tema della flessibilita nell’attuazione del Patto, ma entro l’autunno i meccanismi concreti con cui la flessibilita puo essere applicata devono essere definiti, per non lasciare che questo primo risultato resti solo una petizione di principio.

E obbligatorio, per gli stessi obiettivi di credibilita del Paese, non perdere nemmeno un euro delle risorse gia a disposizione, e ancora di piu far si che ogni euro speso costituisca un effettivo volano di sviluppo. Secondo una stima di massima, utilizzando a pieno tutte le risorse per la coesione, comunitarie e nazionali, si potrebbero mobilitare nel Mezzogiorno oltre 14 miliardi di euro l’anno per i prossimi 9 anni, per favorire la competitivita del tessuto produttivo e la propensione a investire, la sua apertura internazionale e la sua capacita di innovare, per migliorare la dotazione infrastrutturale e di servizi, per sostenere l’istruzione e le competenze dei cittadini meridionali; per recuperare e valorizzare un patrimonio naturale e culturale che costituisce insieme la maggiore risorsa inutilizzata e una delle migliori carte da giocare.

La riattivazione di un flusso di investimenti cosi impegnativo su tematiche cosi ampie rappresenta un impegno enorme, per affrontare il quale la neonata Agenzia per la Coesione dovra rapidamente svolgere un ruolo decisivo, favorendo il miglioramento strutturale della capacita delle pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno. E un impegno non piu rinviabile su cui non sono ammissibili colpi di mano: l’idea che il risanamento dei conti pubblici possa essere messo, ancora una volta, a carico delle risorse per gli investimenti contribuirebbe a condannare, non solo il Mezzogiorno, ma tutto il Paese, a una lunga stagnazione.

Il volume completo del Check Up Mezzogiorno e disponibile sul sito di Confindustria e su quello di SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

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