MADE IN ITALY-Cioccolato: verso un Itinerario europeo

UE-Quote rosa: ancora divario, appena il 13,7% nei cda

5 marzo 2012 Comments (0) Dalla home page

RIFORME-Costituzionali: accordo Pdl, Pd e Terzo Polo

Riduzione del 20% dei parlamentari, piu poteri al premier, si alla sfiducia costruttiva e alla semplificazione delle procedure parlamentari. Sono questi i punti piu significativi dell’accordo sulle riforme costituzionali, messo a punto dal gruppo di lavoro formato da Luciano Violante (Pd), Gaetano Quagliariello (Pdl), Ferdinando Adornano (Udc), Italo Bocchino (Fli) e Pino Pisicchio (Api) con il supporto tecnico dei costituzionalisti Massimo Luciani, Nicolo Zanon, Orazio Abbamonte e Vincenzo Lippolis. Se la bozza di accordo sara trasformata in un unitario disegno di legge costituzionale, si aprirebbe la strada in tempi rapidi a un progetto di legge che abbia l’obiettivo di cambiare la legge elettorale. Anche se le indiscrezioni indicano che Pdl, Pd e Terzo polo attendono l’esito delle elezioni amministrative del prossimo 6 maggio per prendere una decisione definitiva.

L’accordo prevede la riscrittura degli articoli 56 e 57 della Costituzione, quelli che stabiliscono il numero dei parlamentari e le norme di elezione di Camera e Senato. L’Assemblea di Montecitorio passerebbe dagli attuali 630 deputati a 508 (8 da eleggere in un’unica circoscrizione denominata ”Estero”). I senatori verrebbero ridotti dagli attuali 315 a 254 (4 da eleggere all’estero). Si prevede anche di abbassare l’eta utile per essere candidati ed eletti: 21 anni per Camera rispetto agli attuali 25, 35 anni per il Senato rispetto agli attuali 40. Ogni Regione non potra avere meno di 5 senatori eletti per l’Assemblea di Palazzo Madama.

La bozza di accordo mette fine al cosiddetto ”bicameralismo perfetto”. I disegni di legge verranno presentati al presidente di una delle Camere. Montecitorio si occupera delle materie contenute nel comma II dell’articolo117 della Costituzione che riguarda la ”potesta’ legislativa esclusiva dello Stato”, mentre al Senato tocchera tutto cio che riguarda il comma III dello stesso articolo: la ”potesta legislativa concorrente”. A Palazzo Madama verrebbe istituita la Commissione paritetica per le questioni regionali composta dai presidenti delle Assemblee rappresentative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre a un uguale numero di senatori che dovra’ rispecchiare la proporzione dei membri dell’Assemblea. L’Aula del Senato dovra, inoltre, dare parere obbligatorio sui disegni di legge che riguardano le materie di cui dovra occuparsi. I provvedimenti verranno assegnati, con decisione insindacabile, a una delle due Camere di intesa tra i loro presidenti secondo quanto previsto dai regolamenti parlamentari.

Il documento su cui si e raggiunto l’accordo prevede che sia affidato al regolamento di ogni ramo del Parlamento stabilire i procedimenti abbreviati per i testi dei quali viene dichiarata l’urgenza. Fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge e rimesso alla Camera ”se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto”.

Per quanto riguarda i disegni di legge costituzionali ed elettorali, di delegazione legislativa, di concessione di amnistia e indulto, di autorizzazione e ratifica dei Trattati internazionali, di approvazione di bilanci e per la Comunitaria, si prevede che sia necessario il si’ di entrambi i rami del Parlamento. Se un disegno di legge approvato da una Camera deve essere trasmesso all’altra, si intende approvato se entro quindici giorni quest’ultima non delibera di disporne il riesame su proposta di un terzo dei suoi componenti. La Camera che riesamina il ddl deve dire si o no entro un limite di 30 giorni, passati i quali, anche se non c’e un voto, il testo si intende definitivamente approvato. In caso di modifiche, il ddl torna alla prima Camera che delibera il via libera definitivo. Il governo puo’ decidere che un ddl sia iscritto con priorita’ all’ordine del giorno della Camera che deve esaminarlo e votarlo entro un certo termine.

Per quanto riguarda i poteri del premier, quest’ultimo puochiedere al presidente della Repubblica di sciogliere le Camere, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, salvo che entro 15 giorni dalla proposta sia la Camera sia il Senato approvino una mozione di ”sfiducia costruttiva”. Quanto all’iniziale voto di fiducia, e previsto quello di entrambe le Camere.

Tra le novita, c’e appunto la ”sfiducia costruttiva”. Nella bozza di accordo si stabilisce che una eventuale mozione di questo tipo vada sottoscritta da almeno un terzo dei componenti di ciascuna Camera, debba contenere l’indicazione del nuovo premier e non possa essere discussa prima di tre giorni dalla sua presentazione. Per la sfiducia costruttiva si prevede che serva la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Qualora la mozione di sfiducia fosse approvata solo dalla Camera o dal Senato, il potere di scioglimento delle Camere resterebbe tra le prerogative del capo dello Stato.

Prosegue intanto il dialogo sulla nuova legge elettorale. Potrebbe essere vicino l’ accordo sul modello elettorale tedesco da adottare per la Camera: 50% di collegi uninominali e 50% di eletti con il sistema proporzionale. L’intesa tra Pdl, Pd e Terzo polo prevederebbe pero un quorum di accesso piu alto del 5% stabilito per il Bundestag. Su un quorum oltre il 5% non c’e l’accordo di Lega, Idv e Sel.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.