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15 febbraio 2011 Comments (0) Dalla home page

PMI-Donne: bocciati i “sostegni” fanno da sé senza prestiti

E’ una quarantenne settentrionale, diplomata, titolare della propria azienda che ha creato dal nulla puntando sulla qualita senza ricorrere a prestiti e considera insoddisfacenti servizi e azioni di sostegno. Ecco l’imprenditrice come e emersa da un campione di 101 piccole e medie imprenditrici associate alla Cna che ha presentato la ricerca nel corso del convegno “L’altra meta dell’economia, imprenditrici che crescono”, per festeggiare i 20 anni di Cna Impresa Donna.

Quarantenne (nel 70% dei casi), con un’esperienza di oltre dieci anni (il 73,3%), diplomata (il 56,4%), titolare della propria azienda (il 53,5%), lavora soprattutto al Nord (il 51,5%): e l’identikit della donna-imprenditrice. Servizi alla comunita (il 18,8% delle intervistate), moda (17,8%) e di produzione (13,9%) i settori prevalenti di attivita. Seguono imprese attive nell’ambito artistico e tradizionale (11,9%), comunicazione e nel terziario avanzato (10,9%). Sotto il 10% l’alimentare (8,9%), benessere e sanita (7,9%), dell’istallazione e impianti (6,9%). Solo 3 imprenditrici su 10 lavorano nelle costruzioni.

Inoltre, a causa anche delle piccole dimensioni, un’ampia maggioranza delle imprese (il 62,4%) e attiva in ambito locale o regionale, a fronte del 27,7% che presenta un mercato su scala nazionale e di un marginale 2% che lavora principalmente con l’estero. Oltre la meta (il 54%) ha creato dal nulla una nuova impresa, contando quasi esclusivamente sui propri capitali: soltanto il 12,1% ha ottenuto, un prestito presso una banca per avviare l’impresa. In compenso e diffusa la partecipazione a corsi di formazione sulla costituzione e gestione di imprese (53,5%).

Altra peculiariewta delle imprese femminili, la presenza di familiari occupati nell’azienda che evidenzia chiaramente un forte radicamento o comunque un forte coinvolgimento della sfera parentale (59,4%), nell’esperienza imprenditoriale delle donne. Tra le intervistate che impiegano uno o piu familiari all’interno delle proprie aziende, sono i fratelli le figure piu citate (66,3% dei casi), seguiti dai genitori (63,4%), dal coniuge (62,4%) e dai figli (56,4%). E’ quindi il nucleo piu ristretto, osserva la Cna, “a partecipare della vita e del sostegno dell’impresa, sottolineando indirettamente il ruolo sempre significativo dell’impresa familiare nella tradizione della produzione artigiana”.

La maggioranza delle imprenditrici ha confermato inoltre una tendenza a innovare prodotti e dei servizi: soltanto il 37,6% del campione registra infatti una sostanziale staticita, mentre un’ampia maggioranza (il 55,4%) attesta un cambiamento “parziale”. Il 55% delle imprenditrici punta sulla qualita come marchio di riconoscimento; significativamente inferiori risultano le indicazioni che fanno riferimento agli altri ambiti di eccellenza, quali l’immagine e la reputazione (19,8%), l’originalita delle idee (14,9%), l’organizzazione del lavoro (9,9%), e la capacita innovativa (6,9%). Quanto all’applicazione, tra le imprese gestite da donne, di politiche aziendali attente all’occupazione femminile, i dati dell’indagine evidenziano una maggiore solidarieta di genere tra le intervistate con altre 40enni, associata a una maggiore consapevolezza della difficolta delle donne di inserirsi nel mercato del lavoro e di conciliare i tempi di vita con quelli professionali.

Soltanto fra le imprenditrici over 40 prevale fortemente la tendenza ad assumere personale femminile (58,9%) e ad adottare contratti e orari che favoriscano la conciliazione. Le imprese femminili sembrano aver tenuto durante la crisi: nessuna imprenditrice ritiene, infatti, che la propria impresa abbia reagito in maniera peggiore di analoghe realta presenti sul territorio; al contrario il 74,4% giudica l’impatto della crisi sulla propria attivita meno negativo di quello prodotto in altre aziende. E questo nonostante il giudizio fortemente negativo riguardo le politiche di sostegno all’imprenditoria femminile. In particolare, per quanto riguarda la normativa italiana, soltanto il 7,9% ne promuove i contenuti, definendola “abbastanza adeguata”, mentre il 92,1% delle imprenditrici esprime una valutazione negativa.

Anche il livello di soddisfazione per le azioni a sostegno alle Pmi e alle imprese artigiane femminili realizzate dai diversi soggetti istituzionali e privati si attesta su valori molto bassi, risultando fortemente critico il giudizio delle intervistate in relazione al Governo, le cui azioni sono reputate insufficienti dalla quasi totalita del campione (91,8%). Una severa bocciatura riguarda anche l’operato delle amministrazioni locali, giudicato insufficiente dall’84,7% del campione. Piu alto, infine, il grado di soddisfazione per l’operato delle banche, che soddisfa comunque una quota minoritaria del campione (pari al 40,2%), anche se soltanto l’1% ne reputa “elevata” l’efficacia dell’operato, che registra una prevalente bocciatura (nel 59,8% dei casi).

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