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27 giugno 2012 Comments (0) Dalla home page

PMI-Basilea3: Abi, serve supporto. Cambiare regole

Specifiche misure di supporto per le Pmi nell’accordo di Basilea3, che evitino “un credit crunch provocato dalle regole proprio su quelle piccole e medie imprese che rappresentano il nucleo del mondo produttivo italiano”. Lo ha ribadito il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini nel corso del Convegno annuale dedicato all’implementazione della tabella di marcia di Basilea3: una due giorni partita con la chiara indicazione di ottenere una regolamentazione uniforme e, quindi, una effettiva unione bancaria a livello europeo sono obiettivi oramai ineludibili per avere piu Europa.

Nel convegno organizzato dall’Associazione bancaria si sono approfonditi i temi che ruotano intorno a Basilea 3 e alle altre regolamentazioni rilevanti per i mercati bancari, con l’obiettivo di cogliere gli elementi di criticita ancora presenti e le possibili linee evolutive con impatto sia sulla gestione bancaria sia nel rapporto banche e imprese. Tra questi, e emerso che ancora non e assicurata la sincronizzazione temporale della regolamentazione Usa con l’Unione europea, e soprattutto negli Stati uniti non sembrano esservi proposte di nuove regole per la gestione del Rischio di liquidita (causa primaria della crisi finanziaria partita proprio oltre oceano). Ancora non e assicurata una piena comparabilita dei coefficienti patrimoniali.

Pertanto occorre una misura precisa dei rischi, che consenta coerenza, tra intermediari e tra Paesi, nella modalita di computo delle attivita di rischio ponderate. Le modalita con cui viene nel concreto realizzata l’attivita di supervisione a livello nazionale devono essere omogeneizzate, anche in termini di modelli interni di valutazione del rischio. Si devono evitare disparita competitive a sfavore delle nostre banche. E’ rilevante il rischio di vedere vanificata l’impostazione di un mercato europeo unico, anche a motivo della recente proposta di introdurre flessibilita nazionali nel fissare requisiti patrimoniali e ponderazioni piu severe. Inoltre, in una corsa al livellamento verso l’alto da parte delle diverse Autorita, si potranno determinare gravi ricadute sull’economia reale che necessita del sostegno bancario.

“Banche e imprese, insieme, nei mesi scorsi hanno chiesto alla Commissione e al Parlamento europeo di riconoscere l’importanza delle piccole e medie imprese per la crescita – ha spiegato Sabatini – e di verificare l’effettiva esistenza di un minor rischio aggregato, che renda ingiustificata l’estensione ai portafogli di Pmi dell’inasprimento dei requisiti minimi patrimoniali delle banche che le finanziano. In un momento di scarsa crescita come quello attuale, e fondamentale evitare un credit crunch, provocato dalle regole – ha poi aggiunto – che scatenerebbe i suoi effetti piu rilevanti proprio su quelle piccole e medie imprese che rappresentano il nucleo del mondo produttivo italiano, composto per il 95% da realta produttive di piccole e medie dimensioni e giocano un ruolo chiave nell’economia dell’intera Unione europea”.

“Le banche stanno svolgendo un’azione fondamentale per il Paese, per le sue imprese e le sue famiglie. L’impegno del settore – ha sottolineato Sabatini – e massimo, anche in un quadro di scarsa redditivita e di risorse limitate. Una decelerazione del tasso di crescita del credito potrebbe avere effetti negativi rilevanti sulla velocita di ripresa dell’economia, con un diverso impatto tra Europa e Stati Uniti a causa della diversa dipendenza dal credito bancario che, in base alle nostre stime, per le imprese europee si attesta al 75%, mentre per quelle d’oltreoceano non va oltre il 23%”.

Intanto, un primo passo avanti e stato fatto dalla commissione Affari economici e finanziari del Parlamento europeo che il 14 maggio ha approvato un emendamento alla Direttiva europea sui requisiti di capitale, accogliendo la sostanza del Pmi Supporting Factor. Il fattore di correzione applicato ai finanziamenti alle piccole e medie imprese e fortemente sostenuto dall’Abi e dalle maggiori associazioni di imprese italiane, che ne auspicano la conferma con un via libera definitivo. Secondo la proposta dell’Associazione bancaria e delle altre rappresentanze d’impresa italiane, il fattore correttivo andrebbe applicato a tutte le banche, anche a quei piccoli istituti di credito che non adottano metodi di rating interno ma che finanziano quasi esclusivamente Pmi, evitando cosi potenziali restrizioni di credito.

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