Il tema delle pensioni anticipate continua a tenere banco tra economisti, politici e lavoratori.
L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite mettono sotto pressione il sistema previdenziale italiano, che si trova a dover gestire un numero crescente di pensionati con un bacino di contribuenti sempre più esiguo.
Il governo Meloni sembra orientato a congelare l’aumento automatico dell’età pensionabile previsto per il 2027, che avrebbe portato l’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi, mantenendo così il limite attuale. Nel frattempo, si cercano soluzioni che possano consentire un’uscita anticipata dal lavoro, pur salvaguardando la sostenibilità economica del sistema. Vediamo quali sono le opzioni disponibili e le novità legislative più rilevanti.
Le principali forme di pensionamento anticipato e le novità del 2025
Tra le misure più discusse degli ultimi anni c’è stata Quota 103, introdotta con la legge di Bilancio 2024. Questa consente l’accesso alla pensione per chi raggiunge 62 anni di età e 41 anni di contributi, con un periodo di attesa variabile tra 7 e 9 mesi a seconda del settore lavorativo.

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Tuttavia, la sua efficacia è stata molto limitata: nel 2024 l’INPS ha liquidato solo circa 1.500 pensioni tramite questo canale, un numero decisamente esiguo che ha convinto il governo a non prorogarla oltre il 2025.
Per le lavoratrici, invece, resta attiva l’Opzione Donna, che permette di andare in pensione anticipatamente con almeno 35 anni di contributi e un’età minima che varia da 59 a 61 anni a seconda del numero di figli.
L’assegno viene calcolato interamente con il metodo contributivo, più penalizzante rispetto a quello retributivo, con una riduzione stimata tra il 25 e il 35%. Nonostante ciò, il governo intende rilanciare questa misura, valutando correttivi per renderla meno svantaggiosa e più attrattiva per le lavoratrici.
Un’altra misura importante è l’Ape Sociale, un sussidio riservato ai lavoratori in condizioni di particolare svantaggio, quali disoccupati, caregiver, invalidi o addetti a mansioni gravose.
Per accedervi è necessario avere almeno 63 anni e 5 mesi di età e un minimo di contributi (30 o più a seconda delle attività svolte). L’indennità, fino a 1.500 euro lordi mensili, viene erogata fino al raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria, fissata a 67 anni.
Fino al 2026 restano valide anche le forme tradizionali di pensionamento anticipato. La pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza limiti anagrafici, con una finestra di attesa di 3 mesi.
La pensione anticipata contributiva è invece riservata a chi ha iniziato a lavorare dal 1996, richiedendo almeno 64 anni di età e 20 anni di contributi, con l’assegno calcolato solo sulla base contributiva e un limite minimo pari a tre volte l’assegno sociale.
Esistono inoltre canali speciali come la Quota 41 per i lavoratori precoci, che permette il pensionamento con 41 anni di contributi, tra cui almeno 12 mesi versati prima dei 19 anni di età, e condizioni particolari di lavoro o disagio. Per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti o gravose è prevista la possibilità di uscita anticipata con requisiti ridotti, come la cosiddetta “Quota 97,6” (61 anni e 7 mesi di età con almeno 35 anni di contributi).
In vista della Manovra 2026, il governo Meloni sta valutando diverse opzioni per introdurre maggiore flessibilità nel pensionamento anticipato, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Tra le ipotesi al vaglio vi sono:
- Stop a Quota 103, considerata poco efficace e troppo costosa;
- una nuova misura che consenta l’uscita a 64 anni con almeno 25 anni di contributi per tutti i lavoratori, su base volontaria e con calcolo contributivo;
- l’utilizzo del trattamento di fine rapporto (TFR) come rendita integrativa per superare la soglia minima di pensionamento;
- il possibile ritorno del cosiddetto Bonus Giorgetti per incentivare i lavoratori a rimanere in attività oltre l’età pensionabile;
- un rafforzamento dell’Opzione Donna, attraverso pensioni più adeguate e meno penalizzate;
- la proroga dell’Ape Sociale per le categorie più fragili.
Il governo, quindi, sembra intenzionato a mantenere un equilibrio tra la necessità di contenere la spesa previdenziale e la richiesta di flessibilità da parte dei lavoratori, puntando su misure che favoriscano una transizione graduale e sostenibile verso il pensionamento.