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1 febbraio 2010 Comments (0) Dalla home page

IL PUNTO – Ogm: referendum tra agricoltori o marchio etico?

La parola d’ordine e garantire tutte le filiere di qualita del Made in Italy dalle “contaminazioni” dei prodotti Ogm, un tema di grande attualita dopo la sentenza del Consiglio di Stato (numero 183 del 19 gennaio 2010) destinata a lasciare il segno nella spinosa vicenda delle biotecnologie che continua a spaccare il Paese tra favorevoli e contrari: infatti, grazie alla sentenza in questione, il Ministero delle Politiche agricole dovra autorizzare entro 90 giorni l’avvio delle coltivazioni Ogm anche in assenza di norme specifiche da parte delle Regioni. E il ministro Luca Zaia rilancia l’idea di un marchio etico che garantisca consumatori e produttori contrari ai prodotti geneticamente modificati.

“Leggo alcune reazioni alla sentenza del Consiglio di Stato sugli Ogm – ha commentato il ministro – e mi sembra non tengano nel dovuto conto la volonta dei cittadini italiani e della maggioranza di quelli europei che, sempre di piu e sempre piu numerosi, invocano prodotti di qualita, tracciabilita e trasparenza. Credo – ha poi aggiunto – che si debba riflettere su come andare in soccorso di tale volonta, che certo si scontra con gli interessi delle multinazionali e di pochi produttori nazionali. Mi chiedo se la proposta di un marchio etico Ogm-free sarebbe in grado di aiutare i consumatori italiani a veder rispettata la loro volonta fino sugli scaffali dei negozi e dei centri commerciali”. Del marchio etico europeo se ne parlera il 3 e il 4 febbraio a Bruxelles nell’ambito del Comitato delle Regioni europee.

“Un marchio – ha spiegato Zaia – che garantirebbe alla stragrande maggioranza dei produttori di continuare a fare agricoltura di qualita e certamente piu vicina alla conformazione culturale, produttiva e persino commerciale dei nostri territori. E pur vero che oggi, anche se in misura contenuta, esistono e circolano liberamente semi Ogm. Il problema e contenere il fenomeno, non svilupparlo: e questo per venire incontro alla struttura economica e identitaria che meglio ci rappresenta nel mondo. Chiedo ai fautori della rivoluzione di Frankenstein – ha ribadito – se i prodotti italiani all’estero sono piu conosciuti in virtu delle loro differenze, e quindi della biodiversita che ne e alla base, o dell’omologazione. E chiedo se un processo che in modo irreversibile ci renderebbe uguali a tutti i Paesi che non hanno un’agricoltura di qualita davvero sia in grado, anche dal punto di vista economico, di aiutare le imprese agricole. Va ribadito che gli Ogm non sono la risposta adun mercato dove i nostri cibi si confrontano con quelli venduti a prezzi irrisori perche prodotti da Paesi che pagano i loro braccianti due euro al giorno, come avviene in India, o cinque euro al giorno, come accade in Cina. La risposta a questi problemi e una seria politica che imponga tracciabilita ed etichettatura dei prodotti agroalimentari. Infine – ha concluso il ministro – ricordo che ben il 72% dei consumatori italiani – e non faccio fatica a ritenere che si possa dire la stessa cosa anche ampliando lo sguardo ai consumatori dell’intero mondo occidentale – ha dichiarato la propria disponibilita a spendere di piu per aver garantita la qualita di cio che mette in tavola. E i cittadini hanno piu volte, reiteratamente e cocciutamente, detto di no alla manipolazione dei semi. Cio non significa essere contro la modernita, ma dare dei limiti allo strapotere di alcuni soggetti economici. Se per far questo, un marchio etico dovesse essere utile, marchio etico sara”.

In linea con Zaia, Sergio Marini , presidente della Coldiretti che nel commentare la decisione del Consiglio di Stato ha lanciato l’idea di un referendum. “Per difendere il sacrosanto diritto della stragrande maggioranza dei cittadini e degli agricoltori a mantenere i propri territori liberi dagli organismi geneticamente modificati (Ogm) – ha proposto Marini – se si dovesse rendere necessario, avvieremo referendum e faremo esprimere il voto degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni. Allineato nel giudizio anche il presidente della Cia, Giuseppe Politi, che sulla decisione del Consiglio di Stato ha detto che “appare frettolosa e soprattutto in controtendenza con quanto espresso dagli stessi cittadini italiani, che in piu di un’occasione si sono dichiarati contrari al cibo-biotech. Su un argomento del genere ci vuole riflessione e confronto fra tutte le parti interessate, a cominciare dai produttori agricoli”. Diverso il giudizio della Confagricoltura che considera “innovative” le biotecnologie. “La decisione del Consiglio di Stato costituisce una novita di tutto rilievo – ha commentato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni – Adesso l’Amministrazione ha novanta giorni per dare una risposta alle migliaia di agricoltori che vogliono sapere se e possibile o meno utilizzare anche in Italia le moderne biotecnologie di cui tutto il mondo, ma anche altri Paesi europei, usufruiscono”.

Sul fronte politico, il senatore del Pd, Francesco Ferrante, ha esortato Zaia a “passare dalle parole ai fatti appoggiando l’emendamento del Pd al decreto Milleproroghe che propone di sospendere sia “la sperimentazione in campo aperto”, sia “l’avvio delle coltivazioni di organismi geneticamente modificati su tutto il territorio nazionale, fino a quando le Regioni non abbiamo adottato i Piani di coesistenza tra i diversi tipi di coltura”’. Ferrante ha dichiarato che la sentenza del Consiglio di Stato “appare assai strana perche dimentica le prerogative delle Regioni stesse stabilite dalla legge e dalla Costituzione”.

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