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13 aprile 2011 Comments (0) Dalla home page

MADE IN ITALY-Scarpe: in difficoltà senza antidumping

Il regolamento europeo n. 1472/2006 ha istituito un dazio antidumping sulle importazioni di alcuni tipi di calzature di cuoio naturale o ricostituito, originarie della Repubblica popolare cinese e del Vietnam stabilendo che le misure deliberate, con aliquote definitive (applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria – dazio non corrisposto) pari al 16,5% per i prodotti cinesi e al 10% per quelli vietnamiti, restassero in vigore per un periodo di due anni ma, nel dicembre 2009, alla scadenza delle tariffe antidumping previste, la Commissione europea, a fronte della persistenza di pregiudizio a danno dell’industria comunitaria e, quindi, del pericolo di dumping, ha proposto ed ottenuto la proroga di ulteriori quindici mesi delle misure protezionistiche previste. Anche se il 31 marzo 2011 i dazi in questione sono giunti a scadenza, il Commissario europeo al commercio non ha ritenuto opportuno rinnovare i provvedimenti antidumping per assenza di elementi ed informazioni atti a giustificare il riesame della scadenza programmata. Lo si legge in un’interrogazione alla Camera dei deputati leghisti – a prima firma Marco Reguzzoni – indirizzata al ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.

Nell’interrogazione si spiega che il livello modesto dei dazi, il cui importo ammonta a meno di 1,5 euro per paio di calzature, (vendute in media al dettaglio a 50 euro ed importate a 9 euro), pur non avendo provocato ingiustificato aumento dei prezzi a svantaggio dei consumatori, non ha tuttavia impedito la vendita sul mercato comunitario di scarpe cinesi e vietnamite, risultato che si sarebbe invece conseguito con misure antidumping almeno decuplicate rispetto a quelle stabilite. Nonostante l’esiguita delle aliquote stabilite, i dazi hanno comunque limitato gli effetti negativi del dumping tanto che, tra il 2005 e il 2009, l’import europeo da Cina e Vietnam delle calzature soggette ai provvedimenti e sceso del 43% in volume e del 27% in valore.

Poiche “una realta come quella italiana (che da sola produce il 50% di tutte le scarpe europee), che sceglie la qualita e decide di non delocalizzare le proprie manifatture – hanno sottolineato i depuatati leghisti – risulta fortemente penalizzata rispetto ad altre realta, quali quelle dei Paesi emergenti, che godono di manodopera a bassissimo costo e di politiche di dumping a discapito dei lavoratori e dei consumatori italiani ed europei”, si vuole sapere “quali iniziative intenda assumere il Governo per evitare che l’assenza di misure antidumping penalizzi ulteriormente gli addetti del settore, coinvolti da una crisi gia fortemente accentuata dalla concorrenza di Paesi che non osservano le regole di un mercato equo e leale, e se non ritenga opportuno intervenire nelle competenti sedi comunitarie al fine di negoziare, oltre ad un’ulteriore proroga dei dazi in questione, anche la maggiorazione delle aliquote applicabili”.

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