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4 giugno 2013 Comments (0) Approfondimenti

MADE IN ITALY-Assocalzaturifici: ok export.Difendere qualità

Assocalzaturifici e in prima linea su molti fronti, tra questi la lotta alla contraffazione, la battaglia a favore dell’etichettatura di origine obbligatoria e il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese calzaturiere. Battaglie fondamentali, che significano prima di tutto difendere i posti di lavoro e le professionalita presenti nei nostri distretti. Siamo convinti che la via giusta per uscire dalla morsa della crisi sia quella di recuperare le vecchie energie di un modello vincente in tutto il mondo, attualizzarle e renderle fruibili anche ai giovani. Cosi ha sintetizzato il momento attuale del settore calzaturiero Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici, che l’Assemblea ha confermato per il prossimo biennio alla presidenza.

“La crescita delle esportazioni non e stata sufficiente a mantenere positivo il trend della produzione, eppure ne ha calmierato la flessione contenendo la caduta all’1,2% in valore e al 4,4% in volume – ha aggiunto Sagripanti. La crescita delle vendite estere ha inoltre sostenuto il saldo commerciale che ha superato i 3,8 miliardi di euro, un dato che da solo spiega di quale credito gode ancora il nostro prodotto Made in Italy, un balzo del 12,4% del saldo in un anno commercialmente cosi difficile.” In termini numerici la crescita del saldo commerciale e legata anche alla contemporanea contrazione delle importazioni che si sono ridotte del 5,8% in valore e del 15,8% in volume, ma cio e strettamente connesso in realta con la contrazione dei consumi, che nei dodici mesi del 2012 si e attestata al 4,2% in valore e al 3,6% in volume.

homefoto3Anche nei mesi iniziali del 2013 hanno trovato conferma le dinamiche che avevano caratterizzato la congiuntura del settore durante tutto l’anno precedente: una marcata contrazione dei consumi interni con una conseguente flessione delle importazioni, accompagnata da una crescita delle esportazioni trainata dai mercati extra-comunitari. “Vale la regola che quanto piu ci si allontana dall’Italia e dall’Europa e tanto piu le vendite sono positive – ha precisato Sagripanti. Possiamo guardare a questa situazione o voltandoci indietro e pensare a quanto siamo bravi o guardando avanti, al futuro, e rilanciare gli investimenti. Non e un paradosso, lo stiamo facendo davvero come Associazione e vogliamo continuare a farlo come imprese”. Nel 2012 si sono persi nel settore 250 imprese e quasi 1.700 addetti, cosi come nei primi tre mesi del 2013 si sono persi quasi altri 1.000 addetti (-1,2% rispetto a dicembre 2012) e altri 83 calzaturifici, in pratica quasi uno al giorno. Ciononostante vi e la consapevolezza che solo gli investimenti potranno fare la differenza in tutti i campi, da quelli tecnologici a quelli sulla filiera e sulla capacita aziendale”.

calzolaio_lusso--400x300“Per questo stiamo cercando di dare l’esempio come Associazione investendo in maniera importante nella costituzione di un Polo Tecnologico Calzaturiero a Vigevano che sia di rilevanza internazionale – ha spiegato il presidente. Abbiamo coinvolto Regione, CNR, Comune, Camere di Commercio, Fondazioni Bancarie e siamo pronti ad investire anche direttamente. Formazione, Ricerca e Sviluppo, Prove Tecniche: tutto sotto lo stesso tetto. Istituzioni ed imprese fianco a fianco. A questo si aggiunge il nostro sforzo di aver costituito due ITS specialistici sulla Riviera del Brenta e nel Fermano, un altro investimento sul futuro. Siamo consapevoli che il nostro settore ha bisogno di investimenti che siano sulla formazione ed in particolare quella tecnica. Attraiamo molti pretendenti nell’ambito stilistico, ma dobbiamo imparare ad aprire di piu le nostre aziende per superare i preconcetti sul lavoro manuale: le nostre fabbriche sono pulite, sane e moderne, ma non riusciamo ad attrarre le necessarie intelligenze manuali.”

Peraltro il tema del lavoro e centrale non solo in termini di rilancio della formazione professionale, ma anche in relazione alle politiche che sono giudicate dagli imprenditori essenziali per rilanciare l’economia italiana: il 67,5% delle aziende intervistate nell’indagine rapida dell’Ufficio Studi dell’Associazione indicano la riduzione del cuneo fiscale come prioritaria. Per rilanciare il lavoro e per rilanciare i consumi. Sono infatti soprattutto i consumi interni a subire nei primi tre mesi di quest’anno le contrazioni piu accentuate. Dopo il calo del 3,8% del consuntivo 2012, nel primo trimestre di quest’anno gli acquisti delle famiglie italiane hanno subito una flessione del 4,7% in volume, con un decremento ancora piu severo in termini di spesa (-7,2%) e di prezzi medi (-2,6%).

calzature1Si tratta insomma del segnale che ormai non solo si compra meno, ma si compra anche peggio: minore qualita da un lato e maggiore scontistica per indurre all’acquisto, una strategia che comunque alla lunga porta ad un abbassamento della qualita complessiva del prodotto offerto sul mercato. “Un dato, quello dei consumi interni, che pone con forza la necessita di rilanciare la crescita nel nostro Paese – ha affermato Sagripanti – Le ricette le diciamo da tempo, cosi come le ripete Confindustria: l’alleggerimento della pressione fiscale eccessiva, a cui oggi si corre il rischio di dover aggiungere la fiscalita locale; l’iniezione di liquidita nel sistema, che seppure e presente non si trasmette alle imprese e ai cittadini; infine la modernizzazione della Pubblica amministrazione, che oggi e una priorita perche il mondo e globalizzato e corre veloce.” I dati Istat relativi ai primi 2 mesi dell’anno ci dicono che globalmente le esportazioni sono cresciute del 5,3% in valore e del 3,7% in volume. Il prezzo medio, seppure ancora in aumento (+1,6%), presenta ritmi di crescita decisamente piu modesti rispetto al 2012. Si e stabilito cosi un nuovo record: 1,5 miliardi di euro nei primi due mesi dell’anno. Ma questi risultati sono la media di due andamenti differenti perche le esportazioni extra-europee (+ 13,8% in valore) fanno registrare un incremento superiore a quello dei paesi Ue che si collocano quasi sugli stessi livelli 2012 (-0,5% valore e +0,6% volume). La Francia si conferma il primo mercato, ( + 7,7% in valore e + 3,4% in volume) mentre prosegue l’arretramento per la Germania (-2,7% e -6,8%). Molto bene invece Russia (+27% valore) e Cina (+43%).

micam-2Sei calzature su dieci, dirette oltre confine, sono scarpe con tomaio in pelle (+5,9% in valore e +1,9% in volume), e queste rappresentano una quota dell’83% sul fatturato estero. “Internazionalizzare e da sempre la nostra parola d’ordine – ha precisato Sagripanti – Lo abbiamo fatto investendo di tasca nostra e anche rischiando. Ad esempio ripensando la nostra manifestazione fieristica di Milano, theMICAM, che non solo ha cambiato nome ma e diventata una piattaforma internazionale su cui innestare nuovi eventi. theMICAMshanghai e stato un passo coraggioso ma decisivo, quasi un punto di non ritorno per il percorso di internazionalizzazione del nostro brand. Lo abbiamo fatto anche consolidando i nostri 25 tra eventi fieristici e workshop che ogni anno facciamo in giro per il mondo. Pero per fare questo abbiamo bisogno di un’agenzia forte di internazionalizzazione che ci supporti e abbia fondi adeguati. In maniera parallela e altrettanto decisa intendiamo ovviamente valorizzare il mercato italiano e le imprese che operano solo su questo fronte. Il nostro sforzo verso la lotta alla contraffazione, la difesa dalla concorrenza sleale e la realizzazione di strumenti di credito specifici va esattamente in questa direzione”. Guardare al futuro e far ripartire gli investimenti e quindi la strategia chiave necessaria per il settore, in particolare se si guarda alla situazione in cui versa un sistema come quello calzaturiero che e punta di eccellenza del Made in Italy e che pure continua a perdere imprese e lavoratori.

shoes“La lotta alla contraffazione e da sempre una priorita associativa – continua il presidente di Assocalzaturifici – ma ancora di piu oggi diventa urgente perche significa difesa delle nostre produzioni e dei posti di lavoro oltre che tutela dei consumatori. Assocalzaturifici dedichera un budget specifico a iniziative volte a testimoniare il nostro impegno a debellare questo fenomeno. Porteremo avanti con ancora piu determinazione a Bruxelles la nostra battaglia per il marchio di origine e investiremo ancora di piu per una promozione moderna ed efficace dell’immagine della calzatura italiana in Italia e nel mondo”.

“In questa fase cosi complessa – ha ricordato Sagripanti – abbiamo deciso di scommettere su noi stessi, di puntare su un'”associazione 2.0” capace di non perdere il radicamento con il passato ma di proiettarsi nel futuro. In questo senso sono da leggere il nostro portale di ecommerce “I love Italian shoes”, la nostra web tv e tutte le iniziative fatte dentro e fuori theMICAM. Abbiamo avuto coraggio, perche ci aspettiamo lo abbia il Paese”.

Continua in sede europea l’iter del regolamentorelativo alla sicurezza dei prodotti che contiene anche l’obbligo diindicazione d’origine. Lo scorso 29 maggio si e svolta l’audizione della Commissioneper il Mercato Interno e la Tutela del Consumatore (IMCO) al ParlamentoEuropeo a Bruxelles, alla quale hanno partecipato, su invito del Presidentedella Commissione Malcolm Harbour (ECR), anche i rappresentanti di Assocalzaturifici, il presidente Cleto Sagripanti e il direttore generale Fabio Aromatici.

cinaContinua quindi il processo di discussione e diconfronto sul testo del regolamento sulla sicurezza dei prodotti destinati ai consumatori, di cui e relatrice l’europarlamentare danese, ChristelSchaldemose (S&D), contraria pero all’introduzione dell’art. 7sull’obbligatorieta dell’indicazione di origine. Il voto della CommissioneEuropea sulla proposta di regolamento e in programma per il prossimo 17ottobre. “In questi mesi si gioca una partita decisiva – ha affermato il presidente di Assocalzaturifici- e siamo sicuri che le discussioni e il confronto faranno emergere l’importanza strategica di una misura fondamentale per difendere la nostra manifattura e tutelare il consumatore. Non possiamo perdere questo treno econtinueremo con tutte le nostre energie il pressing sul Governo perche appoggiquesta battaglia, che ci vede schierati a fianco di tutti i nostrieuroparlamentari, di qualsiasi provenienza politica: un segno che non si trattadi una battaglia di facciata o ideologica, ma di un punto sul quale convergonogli interessi di tutte le nostre aziende e di tutti i consumatori”. L’art. 7 prevede, in particolare, per ifabbricanti e gli importatori l’obbligo di apporre sui prodotti,sull’imballaggio o su un documento di accompagnamento un’indicazione del paesed’origine. L’etichettatura obbligatoria entrerebbe quindi nella legislazionecomunitaria attraverso l’approvazione del pacchetto legislativo sulla sicurezzadei prodotti destinati ai consumatori e la vigilanza del mercato.

Il dibattito coinvolge i principali stake-holder: all’audizione hanno partecipato, oltre ad Assocalzaturifici, leorganizzazioni europee interessate al regolamento e diversi parlamentari dellecommissioni che lavorano al testo, tra cui Matteo Salvini (EFD), SergioCofferati (S&D), Raffaele Baldassarre (PPE), che supportano questabattaglia sostenendo la necessita di rafforzare il controllo sulle filiereproduttive, in particolare a fronte di tragedie come quella del Rana Plaza a Dhaka in Bangladesh, che denunciano situazioni di lavoro gravissime, e dipersistenti condizioni di dumping economico, logiche di sfruttamento del lavorominorile e degrado socio-ambientale, che costituiscono di per se stesse la levacompetitiva di molti sistemi industriali rispetto a quello europeo.

made-italy-scarpe-imago--672x351L’etichetta di origine rappresenta quindi uno strumento di trasparenza politica con cuigarantire una corretta informazione al consumatore europeo, rendendo inoltrel’area Ue in una posizione equamente competitiva rispetto ai grandi playerinternazionali come USA, Cina e Giappone, che applicano da tempo l’obbligo diindicazione di origine sui prodotti di consumo. Analogo importante contributo a favore e statodato dall’industria europea del mobile, con cui, a livello nazionale,Assocalzaturifici e da sempre allineata.

“Rimane inconcepibile la posizione contraria all’indicazione di origine obbligatoria da parte dell’ente in rappresentanzadei consumatori europei, BEUC – ha sottolineato Sagripanti – checontinua strumentalmente ad esprimersi contro l’art. 7, una norma che ha invecel’obiettivo di migliorare la trasparenza dei prodotti nei confronti delconsumatore, senza aggravi sostanziali di costi per imprese e clientela.Analoga la posizione di EuroCommerce, l’organizzazione che rappresenta retailere distributori a livello europeo, che non ha addotto particolari ragioni se nonquella dei costi per le aziende. Business Europe, federazione che raccoglie leassociazioni degli imprenditori europei, mantiene una posizione di standby,laddove la maggioranza dei suoi membri non ha una posizione favorevole,appartenendo a quei Paesi che, con l’eccezione della Germania, da tempo nonhanno piu una filiera produttiva nazionale forte: Regno Unito, Danimarca,Svezia, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca”.

Scarpe_1221333613Il dibattito sara quindi assolutamente acceso fino a ottobre. Assocalzaturifici ha seguito in prima linea dall’inizio tuttala vicenda, facendo pressioni per sbloccare la situazione in sede di Commissione Europea, soprattutto dopo che il Parlamento Europeo aveva gia espresso parere ampiamente positivo. Infatti dopo lo stralcio della proposta di un RegolamentoEuropeo di etichettatura di origine obbligatoria per i prodotti importati nellaUE dai Paesi Terzi dall’agenda legislativa della Commissione (avvenutonell’ottobre 2012 su decisione del Commissario Europeo al Commercio Estero,Karel De Gucht, per presunta incompatibilita con il quadro normativo del WTOsulle barriere tariffarie), il dossier e stato reintrodotto su un’altra basegiuridica dall’On Antonio Tajani, Commissario Europeo all’Industria,all’interno del pacchetto legislativo sulla sicurezza dei prodotti al consumo ela vigilanza del mercato interno nel febbraio 2013.

“La nostra Associazione continuera neiprossimi mesi a monitorare e a fare lobby con azioni forti insieme a Confindustria e alla sua rappresentanza a Bruxelles sul Governo Italiano, sulle rappresentanze degli altri Paesi Europei e all’Europarlamento – ha spiegato Sagripanti – Stiamo studiando strategie di comunicazioneforti, da condividere con altre associazioni di categoria, e proporremo momentidi discussione di grande visibilita, ad esempio in occasione di theMICAM aMilano il prossimo settembre. Siamo consapevoli che il cammino e difficile eche attualmente chi difende in Europa la trasparenza e la sicurezza delconsumatore si trova in minoranza. Andremo avanti con realismo fino atrasformare il dossier in un vero e proprio caso politico, laddove non fosseapprovato in questo pacchetto legislativo”.

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