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11 novembre 2010 Comments (0) Dalla home page

MADE IN ITALY – Tutela: rafforzarla per agro alimentare

Nei giorni scorsi, al porto di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, la Coldiretti ha promosso una manifestazione di protesta per denunciare lo sbarco, da una nave mercantile, di una partita di grano di provenienza esterale motivazioni della protesta avrebbero trovato fondamento nel fatto che, secondo questa organizzazione agricola, esisterebbe il rischio concreto che il prodotto in questione possa essere venduto come italiano e quindi immesso come tale nel mercato nazionale e, se cosi fosse, non si potrebbe non considerare come legittima ed appropriata questa iniziativa che pone all’attenzione delle istituzioni e dei consumatori, la necessita di tutelare te produzioni nazionali da qualunque tentativo di contraffazione che possa alterare la qualita e la sicurezza alimentare dei prodotti. Cosi il deputato del PdL Giovanni Dima ha sollevato l’importante – e non ancora risolta – questione della salvaguardia delle nostre produzioni agroalimentari dal falso Made in Italy alimentare, un business dei valore di circa 60 miliardi di euro, promosso non solo attraverso una pirateria internazionale che utilizza impropriamente colori, localita, immagini, parole che si richiamano all’Italia per prodotti contraffatti che non hanno nulla a che vedere con la nostra filiera produttiva, ma anche attraverso l’impiego, a livello nazionale, di materie prime importanti da vendere come italiane per la mancanza dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta.

Nell’interrogazione a risposta scritta che il deputato ha rivolto al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Giancarlo Galan, si ricordano le iniziative parlamentari promosse in questa legislatura sulla questione dell’etichettatura di origine dei prodotti, dell’anti-contraffazione, delle azioni di promozione della qualita produttiva: nel merito, per i prodotti agro-alimentari non tutelati da denominazioni di origine (Dop) o indicazioni geografiche (Igp), la normativa comunitaria prevede che l’indicazione in etichetta del luogo d’origine o di provenienza possa essere resa obbligatoria solo nella ipotesi che l’omissione dell’indicazione stessa possa indurre in errore il consumatore circa l’origine o la provenienza effettiva del prodotto alimentare. Il disegno di legge sulla competitivita del sistema agro-alimentare prevede, all’articolo 6, l’obbligo di riportare nell’etichetta dei prodotti alimentari posti in commercio anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza, le cui modalita “debbono essere definite con decreti dei ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del ministro dello Sviluppo economico, d’intesa con la Conferenza unificata e previa consultazione delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative”. Percio, a Galan si chiede quali iniziative “intenda porre in essere, tenuto conto del quadro normativo sopra indicato, per rafforzare il sistema della qualita e della tutela delle produzioni agro-alimentari italiane”.

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