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15 marzo 2012 Comments (0) Dalla home page

MADE IN ITALY-Tutela: Coldiretti, per 300mila posti in più

La mancata tutela del marchio Made in Italy costa all’Italia almeno 300mila nuovi posti di lavoro solo nell’agroalimentare e supera i cento miliardi all’anno di mancato fatturato. E’ quanto e emerso nel corso della mobilitazione a piazza Montecitorio dell’alleanza per il Made in Italy promossa dalla Coldiretti e dalle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti, insieme ai cittadini e ai rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale, a partire dai sindaci con circa 300 gonfaloni provenienti dalle diverse Regioni.

Il marchio Italia – sottolinea la Coldiretti – e il principale patrimonio del Paese e dovrebbe essere adeguatamente tutelato e rispettato ma, invece e spesso banalizzato, usurpato, contraffatto e sfruttato, come dimostra il caso emblematico del “pecorino” prodotto completamente in Romania con i soldi dello Stato italiano. Un esempio dei troppi casi di disattenzione e sottovalutazione nei confronti di una delle poche leve competitive di cui il Paese dispone per ricominciare a crescere.

“A distanza di oltre un anno dell’ultima legge nazionale per rendere obbligatoria l’etichettatura di origine degli alimenti nessuno si e preso la responsabilita di applicarla per fare sapere agli italiani quello che mangiano – ha denunciato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare la gravita del danno poiche, secondo lo studio Coldiretti/Eurispes, il 33% dei prodotti agroalimentari commercializzati in Italia o esportati per un valore di 51 miliardi deriva da materie prime importate e rivendute poi col marchio Made in Italy. Peraltro il solo mercato delle imitazioni dei prodotti italiani all’estero Italian sounding, vale 60 miliardi di euro ma – ha sottolineato la Coldiretti – alimenta il grande business dei ristoranti italiani che non e sempre trasparente, come dimostra il fatto che le prime dieci catene della ristorazione degli Stati Uniti fondano il loro successo proprio su immagini, colori e nomi del Made in Italy che nulla hanno a che fare con la realta produttiva nazionale.

Secondo il magazine americano Restaurants and Institutions, su 400 ristoranti a catena piu importanti, 22 sono brand che propongono piatti spesso snaturati della tradizione gastronomica italiana, da “Romano’s Macaroni Grill” a “The Old Spaghetti Factory” fino a “Brio Tuscan Grill” con oltre 2500 punti vendita. Non e un caso se – ha fatto notare la Coldiretti – un piatto come gli spaghetti alla bolognese che sono considerati il piatto “italiano piu famoso all’estero e completamente sconosciuto nella citta emiliana.

La sottovalutazione del patrimonio economico, sociale, ambientale, paesaggistico e culturale rappresentato dall’agricoltura e dal cibo italiano “e evidente anche nell’introduzione dell’Imu, che chi con la terra ci lavora e ci vive si e visto aumentare in maniera maggiore di chi la terra la usa per divertirsi o speculare. Una sperequazione che – ha sostenuto Marini – contrasta completamente con gli obiettivi di equita e crescita e mette a rischio la produzione agricola Made in Italy con un costo per le imprese stimato in oltre un miliardo di euro fra terreni agricoli e fabbricati rurali, dalle stalle ai fienili fino alle cascine e ai capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi”.

“L’agricoltura non e stata peraltro neanche invitata al tavolo del lavoro tra Governo e forze sociali nonostante occupi 1,2 milioni di lavoratori dipendenti oltre agli autonomi”, ha ribadito Marini nel sottolineare peraltro che mentre si discute di articolo 18 e di licenziamenti sarebbe ora che venisse pubblicato al piu presto il decreto flussi per il lavoro stagionale degli extracomunitari, in ritardo di 4 mesi, che consentirebbe l’assunzione da parte delle nostre imprese di 35mila lavoratori necessari per non mandare alla malora le produzioni agricole che con la primavera si iniziano a raccogliere, dalle fragole del veronese agli ortaggi della provincia di Latina.

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