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7 febbraio 2019 Comments Off on LIBRO-“Perché non possiamo fare a meno dell’Europa”: in libreria oggi,7 febbraio 2019 Dalla home page

LIBRO-“Perché non possiamo fare a meno dell’Europa”: in libreria oggi,7 febbraio 2019

A pochi mesi dalle elezioni europee, un libro contro la retorica anti-euro di sovranisti e populistiAlessandro Volpi spiega con chiarezza tutte le buone ragioni per restare europeisti.

 

  L’Europa è sotto attacco. L’egoismo sovranista e le nostalgie autarchiche in diversi Paesi – Italia compresa – mettono in discussione l’Unione europea, l’euro e l’idea stessa di Europa, con le elezioni europee alle porte. La retorica dei suoi detrattori la addita come istituzione “matrigna” e, in maniera del tutto aprioristica, origine di tutti i mali nazionali.

Ci sono invece ottimeragioni per restare europeisti, seppur in modo critico e costruttivoAlessandro Volpi, docente al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, le spiega nel libro “Perché non possiamo fare a meno dell’Europa”, dal 7 febbraio in libreria per Altreconomia edizioni. Un saggio che affronta – con successo – la complessità del tema e contrappone la forza dei fatti alla vacuità degli slogan, smontando le visioni nostalgiche delle monete nazionali, le tesi autarchiche, le derive protezionistiche e la logica dei muri eretti contro i migranti.

La storia, la geografia e soprattutto la logica economica affermano, con chiarezza, che l’Europa e la sua moneta sono indispensabili. L’autore affronta punto per punto 10 grandi questioni legate all’Europa: le dure ripercussioni di un’eventuale uscita del nostro Paese dall’euro e l’assurdità della nostalgia per la lira; le condizioni a cui si possono tenere sotto controllo il debito pubblico e i suoi interessi; il ruolo fondamentale della BCE; il rapporto tra le politiche industriali e gli investimenti pubblici, necessari per far partire la ripresa; il delicato nodo della spesa sociale e della lotta alla povertà, che dovrebbe andare ben oltre i proclami dei politici; le conseguenze negative del protezionismo in termini sociali e ambientali; il “punto caldo” delle migrazioni; le oscillazioni tra principio di rappresentanza e un’infantile “democrazia diretta” fatta dai cosiddetti “popoli”. 

Con un occhio attento alla consultazione del prossimo maggio.

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