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5 febbraio 2014 Comments (0) Approfondimenti

LIBRO-L’Italia vista da fuori e da dentro di Lucio Stanca

Una fotografia puntuale, acuta, reale. Una radiografia a tratti amara e disillusa di un Paese che sembra essersi perso nel sonno di un benessere ormai lontano ma che puo e deve ritrovare la spinta per ripartire e disegnare il proprio futuro culturale, politico ed economico. Ecco come appare “L’Italia vista da fuori e da dentro – Wrong or right, it’s my country” di Lucio Stanca, uno dei massimi politici e manager italiani che in questo suo ultimo libro racconta e si racconta per aiutarci a capire chi siamo e come ci vedono gli altri.

La presentazione del nuovo volume in anteprima alla stampa, a cura dell’autore, si e tenuta il 4 febbraio presso la sede del Sole 24 Ore di Milano. Durante la conferenza sono intervenuti Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera che ha firmato la prefazione del libro, il Professor Alberto Quadrio Curzio, docente di Economia Politica all’Universita Cattolica di Milano.

“L’Italia vista da fuori e da dentro”, stampato nel dicembre 2013, non e solo un libro che fotografa una nazione attraverso due diverse – mai come qui opposte – prospettive, frutto di due diverse esperienze dell’autore: la prima prospettiva, dal “di fuori”, vissuta cioe negli oltre 30 anni in cui Lucio Stanca ha lavorato all’estero (Europa e Stati Uniti) e in Italia per una delle piu importanti societa internazionali nel campo delle tecnologie dell’informazione, l’IBM; la seconda, maturata invece dal “di dentro”, nel cuore della vita politica e istituzionale del Paese, nei 12 anni trascorsi come ministro e parlamentare. “L’italia vista da fuori e da dentro” e molto di piu. Perche non si limita a raccontare la realta empirica da angoli contrapposti, ma analizza, denuncia, critica e infine propone “nuove soluzioni a vecchi problemi”.

aaajpgDiviso coerentemente in due parti, la prima prevalentemente economica, dal “di fuori”, la seconda piu politica, dal “di dentro”, il volume ha pagine “urticanti” che da subito aprono un divario culturale tra l’Italia e altri Paesi, in particolare quelli anglosassoni a cui l’autore rimanda costantemente come modello. A cominciare dal lavoro. Raccontando la sua esperienza come manager vissuto per i due terzi del tempo all’estero, Stanca mostra non solo lo specchio di una nazione ferma al palo dei cambiamenti, ma descrive l’Italia agli occhi degli altri Paesi, sottolineandone le differenze. A partire dalla cultura aziendale, “in Italia spesso del tutto inesistente o se esiste, e meno esplicita, sottintesa e quasi mai riconosciuta ufficialmente”, passando per il merito che “non ci piace”, la cui mancanza sfocia inevitabilmente in una “scarsa qualita del processo di selezione dei leader, sia nel mondo delle imprese che in quello del settore pubblico”, fino ad arrivare alla credibilita e affidabilita internazionale, una “barriera invisibile” tra l’Italia e gli altri Paesi, decisamente scarsa perche minata dall'”opacita delle regole, la certezza nel tempo delle norme, la troppa discrezionalita, la corruzione, la difficile esecuzione nei contratti, i tempi infiniti per avere semplici risposte dagli uffici pubblici, per non parlare dei tempi della giustizia”.

Andando dal particolare, cioe dalle aziende italiane, al generale, cioe all'”azienda Italia”, il libro descrive una nazione che arretra nella corsa sempre piu spinta dell’economia mondiale e che, negli ultimi venti-venticinque anni, e rimasta immobile in un contesto internazionale che fin dagli Anni Novanta richiedeva risposte, mai arrivate o arrivate in modo inadeguato, a sollecitazioni di cambiamenti politici ed economici. Il tutto aggravato da un mercato del lavoro considerato non solo troppo rigido, in entrata e in uscita, ma anche “inefficiente e iniquo”, reo da troppi anni di un “odioso dualismo tra chi e iper-protetto e chi di salvaguardia sociale ne ha poca o niente”. Lo stesso grave dualismo che si traduce nel divario, culturale, sociale ed economico, tra Nord e Sud “che non abbiamo saputo affrontare nei passati decenni” e che penalizza l’Italia come nessun’altra nazione d’Europa.

Nell’Italia “vista da dentro”, attraverso la sua esperienza come uomo politico, o come preferisce descriversi, come uomo “prestato” alla politica, la fotografia di Lucio Stanca non appare meno amara. “La mattina dell’11 giugno 2001 al Quirinale eccomi a giurare come ministro”, scrive l’autore. A Lucio Stanca politico bastano pochi giorni e due episodi appena (la presa di coscienza della mancanza di una base dati delle competenze dei dirigenti statali per la selezione dei collaboratori e l’apprendere che tutti i dirigenti avevano ricevuto il premio retributivo dell’anno passato, senza alcuna valutazione meritocratica) “per accorgermi che ero davvero atterrato in un mondo diverso e distante da quello da cui provenivo, su un altro pianeta”.

In questa seconda parte, “L’Italia vista da fuori e da dentro” critica l’inefficienza delle istituzioni, evidenzia gli sprechi della pubblica amministrazione (“la grande ammalata”), ritrae personaggi politici negativi, denuncia ingiustizie. Com’era vista da fuori, se possibile, l’Italia che viene raccontata “da dentro” e ancora piu immobile, arretrata, inefficiente e iniqua. La politica vista come strumento personale, piuttosto che un servizio da rendere alla nazione, non puo che produrre cattivi politici, e il pensiero di Stanca. E oggi la sfiducia nella politica e aggravata dai “costi troppo elevati” della politica stessa, la crisi interna ai partiti figlia di una “forte, troppo forte, direi feroce contrapposizione tra il centro destra e il centro sinistra, a seguito dell’entrata in politica di Silvio Berlusconi”.

“Eppure ce la possiamo fare”, s’intitola un capitolo del libro. Perche “L’Italia vista da fuori e da dentro” vuole dimostrare che, con politiche radicali di cambiamento, l’Italia puo ancora “disegnare un nuovo percorso” e uscire dalla crisi ancora piu ottimista di prima. Perche l’Italia ha un patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico unici al mondo. Perche l’Italia resta ancora “il secondo Paese manufatturiero in Europa e il quinto al mondo”. Perche l’Italia e ancora percepito come il Paese del design, delle forme moderne, della moda, del bello. Perche l’Italia e il Paese del buono, cioe del buon mangiare, con un’industria enograstronomica e alimentare cosi ricca, diversificata e di grandissima qualita da suscitare l’indivia dei nostri diretti concorrenti. “Al centro della nostra strategia di sviluppo ci dovrebbe percio essere il made in Italy e la way of italian living”, e la convinzione di Stanca. Strategia a cui deve essere affiancata un ri-bilanciamento dell’equilibrio tra “la spesa pubblica e lo spazio lasciato all’economia privata”, senza per questo smantellare il nostro Stato Sociale, e una drastica riduzione della spesa pubblica.
Secondo l’autore la rimonta e possibile, a patto che si abbia finalmente la consapevolezza che “le vecchie formule non funzionano piu, le politiche gia usate risultano impotenti, le passate idee non producono piu risultati”.

Quale sara il disegno del nuovo futuro dell’Italia quindi? La risposta e una domanda finale che il libro rivolge a chi sapra cogliere il bisogno di cambiamento dettato dalla crisi, interpretando in modo corretto il nuovo con proposte e azioni piu adatte ed efficaci.

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