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17 aprile 2013 Comments (0) Approfondimenti

IMPRESE-Debiti PA:Rete imprese, pagamenti non garantiti

Per tutelare i diritti delle aziende creditrici della Pa si rende necessaria l’introduzione di una clausola di salvaguardia attivabile in caso di inerzia da parte delle singole amministrazioni. E’ una delle richieste formulate dagli imprenditori di Rete Imprese Italia, intervenuti nel corso di un’audizione ieri 16 aprile 2013 alla Camera.

Contrariamente alle attese, fanno osservare gli imprenditori, il decreto varato nei giorni scorsi dal Governo si fonda su una logica “complessa”, incentrata su una regolazione articolata di scambi tra le pubbliche amministrazioni che da un lato non assicura l’effettivita dell’espletamento delle procedure e dall’altro non garantisce l’auspicato sblocco dei pagamenti. L’associazione rappresentativa del mondo imprenditoriale, gia nei giorni scorsi non aveva mancato di sollevare critiche sul decreto, reo di non consentire una risposta efficace e tempestiva alla situazione di emergenza in cui si trovano le imprese dell’artigianato e del terziario di mercato.

Tra i principali elementi di criticita riscontrati figurano: l’eccessiva burocratizzazione dei meccanismi definiti per la ricognizione dei debiti e la ripartizione delle anticipazioni messe a disposizione dallo Stato; l’assenza di meccanismi operativi che consentano alle imprese di ottenere in via diretta il pagamento di quanto dovuto; la ristretta applicabilita delle nuove modalita di compensazione; la circostanza che, in tutte le fasi procedurali, l’iniziativa e demandata alle pubbliche amministrazioni. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, in particolare, l’associazione ritiene fondamentale che il diritto dei creditori sia garantito pur in presenza di inadempimenti da parte delle singole amministrazioni. Secondo il portavoce dell’associazione, Ivan Malavasi ( il primo da destra nella foto) in audizione alla Camera, inoltre, i fondi previsti sono “insufficienti” rispetto “all’esigenza di pagare l’ammontare dei debiti accumulati verso il sistema delle imprese”.

Per questo, secondo Rete imprese, “e fondamentale che le risorse stanziate entrino quanto prima nel ciclo produttivo e che le risorse trasferite dalle Regioni agli enti locali siano utilizzate esclusivamente per pagare i debiti commerciali”. Messa da parte l’invocata richiesta di riscrittura totale del decreto, avanzata nei giorni scorsi, l’associazione si e fatta portatrice di una serie di proposte di modifica che garantiscano alle imprese il pagamento dei crediti “certi, liquidi ed esigibili attraverso l’introduzione di una clausola di salvaguardia a tutela dei diritti dei creditori”, attivabile in caso di mancato adempimento da parte delle singole amministrazioni.

Per quanto concerne la certificazione dei crediti, la proposta di Rete Imprese contempla l’attribuzione di una facolta di intervento sostitutivo da parte del Ministero dell’Economia, nel caso di inerzia da parte delle amministrazioni nella registrazione sulla piattaforma elettronica per il rilascio delle certificazioni. La mancata registrazione, inoltre, non dovrebbe rappresentare una causa ostativa per la presentazione da parte del creditore dell’istanza di ricognizione del credito. Per queste ragioni, l’associazione ritiene opportuna l’equiparazione dell’eventuale silenzio dell’amministrazione all’atto di certificazione del credito. In ordine all’istituto della compensazione, l’associazione ricorda come rispetto alla normativa previgente il decreto ha esteso la possibilita di compensazione ai soli debiti fiscali dovuti in base ad istituti di contenzioso tributario, quali l’accertamento con adesione, la conciliazione giudiziale, l’acquiescenza.

Rete imprese considera la compensazione “l’unica vera soluzione” in grado di sopperire alle inadempienze delle amministrazioni, garantendo cosi il raggiungimento delle finalita del decreto. A tal fine, pertanto, e richiesta l’introduzione della possibilita di compensare i crediti commerciali – nei limiti delle risorse disponibili – con tutte le somme dovute a titolo tributario, previdenziale e assistenziale.

Nel corso dell’audizione, l’associazione ha formulato poi una serie di osservazioni sulle recenti modifiche introdotte in materia di Imu e Tares. Queste ultime, in particolare, foriere di grandi preoccupazioni nel mondo imprenditoriale. Per quanto concerne l’Imu gli imprenditori hanno invocato una modifica delle disposizioni relative al pagamento dell’imposta. In un’ottica di semplificazione, in particolare, dovrebbe essere stabilito che il calcolo della prima rata sia eseguito, cosi come avveniva con l’Ici, utilizzando esclusivamente le aliquote e le detrazioni deliberate per il periodo d’imposta precedente. Rinviando gli opportuni conguagli alla seconda rata.

Correttivi invocati anche sul fronte del termine di pubblicazione delle delibere da parte dei Comuni (proposto un anticipo al 16 ottobre) e su quello di presentazione della dichiarazione dell’imposta:sul punto viene proposto un allineamento con il termine di presentazione delle dichiarazioni dei redditi. (Fonte: Ipsoa)

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