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9 febbraio 2013 Comments (0) Dalla home page

AGRICOLTURA-Fima: 9 punti per stimolare la ripresa

La politica torni a interessarsi di agricoltura come bene comune e ne trarra beneficio l’ intero Paese, perche l’economia reale non puo riprendersi se non a partire da questo settore che pur essendo primario offre molti servizi. E’ questo l’appello lanciato dalla Fima, Federazione italiana movimenti agricoli, per una “neoagricoltura” dal basso che riscopra valori smarriti e metta al centro nuove funzioni che i consumatori hanno colto prima della classe dirigente. Veniamo da anni di sguardo corto sull’ agricoltura – ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della Fima ( nella foto, il secondo da sinistra)privi di un’ agenda per il settore e di una strategia, ma adesso e giunto il tempo di valutare i benefici di un’ agricoltura sana sui bilanci sanitari, idrogeologici, ambientali e turistici del Paese. Per farlo, qualcuno deve spiegare quanto costa continuare a trascurarla e quanto sia importante il negoziato europeo“.

Raggiungere questi obiettivi e possibile. “La nostra federazione – ha aggiunto De Bonis – ha elaborato delle proposte per difendere il reddito degli agricoltori, la legalita nei sistemi di transazione, la politica agricola comunitaria, la politica del credito e quella fiscale, il Ministero degli agricoltori e dei consumatori, la trasparenza nelle informazioni, l’ aggregazione e la promozione dell’ export agricolo, la salute dei consumatori e del territorio, la liberalizzazione dei servizi. Abbiamo rivolto il nostro invito a tutti i leader delle principali coalizioni – ha spiegato il coordinatore Fima – e nei prossimi giorni incontreremo a Palagiano (Ta), nell’ aula consiliare del Comune, i responsabili agricoltura delle varie forze politiche disponibili ad un confronto”.

La proposta Fima: i 9 punti per una nuova politica agricola che stimoli la ripresa

1. Difendere il reddito e l’ immagine dei produttori. Il segmento della produzione agricola e quello che in tutte le filiere sconta lemaggiori difficolta in termini di redditivita. Bisogna indicare quali sono gli strumenti necessari per bilanciare i rapporti di forza (conindustriali e distributori) e riformare gli attuali meccanismi di formazione dei prezzi all’ origine in modo trasparente e neutrale, dandopiena attuazione alle Cun-Commissioni Uniche Nazionali, perche i prezzi ai produttori sono fermi agli anni settanta! Ma nessuno lodice per non disturbare i manipolatori, che ne abusano anche in termini di sfruttamento dell’ immagine del settore, senza riconoscerecontropartite: serve una legge che disciplini l’ uso dell’ immagine dell’ agricoltura per spot pubblicitari o set cinematografici. L’agricoltura,inoltre, sara sempre di piu un settore strategico per combattere la fame, ma e necessaria una piu equa redistribuzione per fronteggiare infuturo la nuova scarsita di cibo annunciata dalla FAO e, soprattutto, avvicinare i giovani al settore per favorire il ricambio in una logica disovranita alimentare in grado di creare le condizioni per il settore agricolo di tornare a fare reddito.

2. Difendere la legalita nei sistemi di transazione. Lotta alla mafia in agricoltura significa anche lotta ai cartelli per contrastare intesee abusi vietati nella carne, nel latte, nell’ ortofrutta, nell’ olio, nel grano, nei mangimi. E’ necessario potenziare l’ attivita investigativapreventiva delle autority di controllo e prevedere sanzioni penali stringenti (come negli Stati Uniti), non solo sanzioni amministrative. Ipastai dopo essere stati condannati per il loro cartello hanno pagato una multa, ma gli agricoltori e i consumatori non hanno avuto uneuro di risarcimento danni! Chi ha difeso i produttori? Nessuno. Questo esempio dimostra il modo anticoncorrenziale e anticomunitariocon cui gli industriali dell’ agroalimentare sarebbero piu’ competitivi e produttivi degli altri segmenti della filiera! Lotta alla mafia significaanche estendere le norme antiriciclaggio nelle vendite all’ asta in agricoltura. C’e’ poi la lotta alla grande speculazione sulle materieprime, di carattere globale, che deriva dallo smantellamento della regolamentazione dei mercati delle merci. Con i futures tradizionali siscommetteva sulle variazioni di prezzo a breve termine e c’era una certa stabilita. Da oltre dieci anni, invece, si e passati ad un mercatoelettronico parallelo aggirando ogni tipo di controllo e scommettendo sull’aumento dei prezzi a lungo termine. Questa evoluzione staprovocando volatilita per i mercati e forti tensioni sociali tra consumatori e produttori in tutto il mondo. Pensare di porre rimedio con nuovistrumenti assicurativi e utopistico. Va frenato lo sbarco della finanza (tossica) in agricoltura: il nuovo future sul grano e stato annunciatocon l’ obiettivo ambizioso di fare dell’ Italia il mercato di riferimento, ma il rischio e un aumento della speculazione! Per difendere il liberomercato, occorre rivedere la regolamentazione delle borse merci e la legislazione sulle soccide, perche antecedenti ed in contrastoall’attuale legislazione antitrust. Come pure occorre rivedere gli effetti dell’art. 62 con il quale vengono disciplinati i tempi di pagamentodelle aziende. La nuova norma, da un lato regolarizza i rapporti contrattuali verso la distribuzione, dall’altro, rischia di portare al collassoallevatori e florovivaisti. Per aiutare la trasparenza e la legalita si potrebbe istituire una banca dati nazionale dell’ agroalimentareaccessibile a tutti gli operatori per veicolare le informazioni su leggi e bandi, nazionali ed europei, e fornire informazioni di mercato

.3. Difendere la politica agricola comunitaria dal baratto. La Pac e nata con l’ obiettivo dei trattati di garantire un reddito e un tenore divita equo alle popolazioni rurali! La progressiva riduzione di risorse, invece, finira per limitare le politiche rivolte al settore. Occorreriservare, senza finzioni, gli aiuti Ue solo agli agricoltori attivi e consentire un allineamento al reddito medio europeo nelle zonesvantaggiate. Non ci piace il greening, ne la modulazione, ne il finto capping con selettivita solo apparente. Dove sono pubblicati glielenchi italiani dei beneficiari della Pac? Bisogna togliere i sussidi alle multinazionali che hanno ben pochi rapporti con l’ agricolturatradizionale per darli ai piccoli e medi agricoltori! Perche il testo approvato dal Consiglio sul bilancio Ue 2014-2020, ha modificato alribasso la Pac con tagli per altri 16,5 miliardi e, globalmente, i fondi per l’ agricoltura sono stati ridotti di quasi 50miliardi rispetto alperiodo di precedente programmazione. All’ agricoltura italiana andranno meno contributi (-9,3 miliardi in 7 anni!), ma le risorseper il Sud sono aumentate dell’ 1% a prezzi costanti. Arrivano in ritardo, rispetto ad altri settori, i fondi europei di adeguamento allaglobalizzazione: 2,8 miliardi spalmati in 7 anni per tutta l’ Ue si tradurranno in briciole per il mondo agricolo italiano. Ora la palla passa all’Europarlamento, che speriamo corregga l’ accordo, perche gli unici a trionfare sono stati gli inglesi, la cui regina continuera a drenarerisorse alla Pac. Un fatto e certo, versiamo all’ Europa piu’ di quanto ci viene restituito: il saldo e peggiorato nel periodo 2006-13 (in media negativo per 4,5 miliardi), ma dopo l’ ultima trattativa sara meno peggio (-3,8 miliardi). Da un tecnocrate europeo comeMonti ci saremmo aspettato molto di piu’: i nostri trasferimenti verso l’ Europa diminuiranno per 700 milioni di euro annui. Ma il vero punto debole e un’ altro: nonostante siamo contributori netti, non siamo in grado di opporci a politiche europee di svendita dei prodotti agricolimediterranei perche a qualcuno fa comodo barattare le nostre materie prime agricole per favorire altri scambi commerciali. Con l’ alibidella crescita di paesi che vivono in condizioni di maggiore difficolta, ci si espone al rischio di creare situazioni di nuova poverta(mezzogiorno agricolo), mettendo a repentaglio la salute dei consumatori europei: gli Accordi Ue-Marocco, Green Corridore, Italia-Egitto, vanno azzerati e riformulati su basi diverse. Non siamo protezionisti ma questa non e l’ Europa che piace ai produttori e aiconsumatori. Se i governi e la Ue hanno deciso di derogare da qualunque vincolo per sostenere con aiuti di stato le banche,l’industria automobilistica, la Gdo e l’industria di trasformazione, per quale motivo le aziende agricole non sono state compresein questa logica di riconoscimento delle misure anticrisi? E’ imperdonabile il ritardo dei fondi europei sulla globalizzazione.

4. Difendere le misure anticrisi e la politica del credito. Nel quadro degli attuali schemi normativi della Ue appare improbabile che sipossano approvare misure anticrisi senza una deroga europea preliminare agli interventi nazionali e regionali. E’ indispensabile negoziare con Bruxelles una deroga alle regole di Basilea per consentire anche alle aziende agricole “non in bonis” di ottenerecredito, di ristrutturare le passivita ed uscire dalla crisi, se necessario nazionalizzando qualche istituto di credito. Senza credito non puo’ esserci agricoltura, ne capacita di spesa dei fondi europei, ma la precondizione per rilanciare il settore primario e liberarlo dallazavorra dei debiti pregressi: 11 miliardi verso Inps/Equitalia e 38 miliardi verso Banche. Per farlo ci vuole la mano pubblica: come e statofatto per il condono agli “evasori dei videopoker” (con l’ obolo del 2% di Monti); o per gli evasori fiscali che hanno esportato capitali in Svizzera (con l’ obolo del 5% di Tremonti); o per le industrie beneficiarie della legge 488. La politica dei due pesi e due misure e ingiusta:l’ esito deludente del voto parlamentare sulla moratoria in agricoltura verso i debiti Inps, Equitalia e Banche, non e passatoinosservato agli agricoltori! Sia chiaro, noi non vogliamo confonderci con gli evasori, ma un condono in agricoltura ha un senso se tuttoil Paese comprende l’ effetto leva per il rilancio dell’ economia complessiva.

5. Difendere una politica fiscale. Per un settore che non e mai riuscito a risolvere i problemi dei suoi rapporti economici nella filiera eche versa in una crisi che non e un riflesso della situazione economica generale italiana, ma e addirittura antecedente, richiedere unalleggerimento dei costi dello Stato, potrebbe sembrare una scorciatoia. La verita e che pur essendo il carico fiscale in agricolturainferiore ad altri settori economici, le ultime manovre hanno vessato gli agricoltori con un inasprimento, dando una rappresentazionefalsa del mondo agricolo come di un settore florido. I redditi agricoli italiani (-35,8% in dieci anni) si sono allontanati dalla media deicolleghi europei (+5,3%), sicche aumentare il prelievo sugli agricoltori italiani e socialmente ingiusto e, forse, anche anticostituzionale. E’ingiusto, altresi, il mancato rispetto degli impegni presi dal Governo: a seguito della verifica del gettito IMU si doveva procedere arivederne le aliquote perche le entrate effettive sono state superiori di 127 milioni rispetto alle entrate presunte. In agricoltura bisognarivalutare i prodotti agricoli e i redditi di chi produce, non gli estimi catastali! Per compensare gli effetti distorsivi del mercato e laperdita di potere di acquisto degli agricoltori, il problema finanziario e un falso problema. Le risorse si possono recuperare sopprimendoinutili enti pubblici come Isa, Inran, Agecontrol o eliminando le spese superflue dei dirigenti Sin (Sistema informatico nazionale per losviluppo dell’ agricoltura). Oppure destinando una quota del prelievo sulle somme depositate in Svizzera. Oppure evitando le multe daBruxelles per aiuti di Stato non consentiti. Sulla riduzione dei costi lo Stato puo’ abbassare le aliquote iva al 4% sugli acquisti di tutti ibeni e servizi, allineare le aliquote contributive e previdenziali a quelle degli altri concorrenti europei, eliminare le accise suicarburanti e sul trasporto dei prodotti agricoli. Sui ritardi nelle erogazioni dovute da parte dello Stato nel pagamento dei premi pac, l’Italia, al contrario di altri paesi, non riesce a rispettare sempre i termini previsti dall’ Ue, che significa maggiori costi. Perche i costi delritardo devono scaricarsi sugli agricoltori? Inoltre, e compito della politica economica rendere sempre piu indisponibili posizioni di renditaverso le multinazionali, che attraverso l’uso improprio dello strumento cooperativo (di cui condividiamo le finalita), hanno ridotto il gettitofiscale per le casse dell’erario e frenato la possibilita di estendere questi strumenti a favore del mondo agricolo. L’alterazione delquadro competitivo ha prodotto una deriva monopolizzante in molte filiere, che durante la crisi si sta intensificando!

6. Difendere il Ministero degli agricoltori e dei consumatori dagli intrusi. Nonostante l’ attuale Ministro abbia disposto per primo inItalia un registro delle lobby, bisogna rivedere le funzioni e le competenze del ministero in direzione degli agricoltori e dei consumatori.Basta con la favola delle filiere! Gli industriali che trasformano hanno gia molti ministeri a loro appannaggio e troppe filiere; noivogliamo un Ministero degli agricoltori e dei consumatori, che non diventi un appendice di altri ministeri; che abbia un suo bilancio esappia tutelare, innanzitutto, l’ immagine dell’agricoltura, valorizzandone l’ uso, soprattutto, oggi che i consumatori ne riconoscono ilvalore (sondaggio Mannheimer). Vogliamo un ministero che attui i piani di settore senza tenerli fermi nei cassetti per anni, adottiintegralmente le risoluzioni parlamentari e ascolti le segnalazioni dell’ autorita garante del mercato e della concorrenza.

7. Difendere la trasparenza, l’ aggregazione e la promozione. L’ Europa deve decidere tra industria alimentare e cittadini affinchel’etichettatura e un sistema a semaforo chiaro, siano nell’interesse del consumatore. Oggi che il passaparola va nella direzione delmangiare italiano come garanzia, occorre intensificare, la lotta alle frodi e alla contraffazione, favorendo l’ apposizione di etichetteitaliane (non false, ne incomplete) che consentano ai consumatori di fare scelte oculate. L’ art 161, paragr 1, TFUE impone all’ Unione dipromuovere il diritto all’ informazione a favore della protezione dei consumatori mediante scelte consapevoli. La tracciabilita’ obbligatoriaspunterebbe le armi ai furbi e ai delinquenti. La scarsa organizzazione commerciale in forma di OP (Organizzazione Produttori)corrisponde a verita solo in parte, noi non abbiamo una seria politica di promozione dell’export, come Francia, Spagna e Germania.

8. Difendere la salute dei consumatori e il territorio. L’Unione europea e impegnata a proteggere la salute e il benessere economicodei consumatori, ma i principali artefici della salute dei consumatori sono i produttori, senza i quali non ci sarebbero prodotti biologici,biodinamici. Nuovi criteri Ue favorevoli alla chimica non portano benefici. I produttori hanno convinto il Senato a richiedere l’ applicazionedel principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori da parte del nostro Governo in ambito Ue (caso micotossinegrano duro), adesso attendono risposte. Gli aiuti alle imprese devono essere legati alla salubrita dei prodotti e alla capacita diprevenire e ridurre rischi sanitari, il cui impatto negativo sul bilancio pubblico e sottovalutato. Anche la funzione naturale dipresidio del territorio e sottovalutata. La presenza dell’ uomo aiuta il turismo, conserva il paesaggio e la biodiversita, tutela le acque,previene gli incendi nei boschi, le frane, gli smottamenti, le esondazioni dei fiumi. Quanto costa alle casse dello Stato intervenire consistemazioni idrogeologiche a posteriori? La funzione di presidio e una funzione imprescindibile che va salvaguardata con la miglioreintegrazione ambientale, eliminando gli ostacoli alle esigenze silvo-pastorali, come accade nei parchi. La difesa della terra intesa,invece, come lotta al cemento, pur se apprezzabile, e destinata a scontrarsi con la legislazione urbanistica. E’ tempo, dunque, d’ istituireuna commissione che valuti i benefici di un’ agricoltura sana sui bilanci sanitari, idrogeologici, ambientali e turistici del Paese. Ilcontributo dell’ agricoltura alla crescita del Paese non puo’ essere misurato solo in termini di Pil agricolo, servono nuovi indicatori

.9. Liberalizzare i servizi in agricoltura. La liberalizzazione dei servizi e condizione necessaria per la sburocratizzazione delle pratichein agricoltura ed e fondamentale per permettere la libera scelta degli agricoltori, senza nessun tipo di ricatto, privilegio o condizionamentopsicologico. Questo tipo di azione, sarebbe la sicura premessa per realizzare un “unica e grande associazione dell’ agricoltura italiana”.

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