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20 giugno 2012 Comments (0) Approfondimenti

LAVORO-Riforma: Treu, occupazione over 50

In Contratti & Contrattazione Collettiva n. 6/2012 abbiamo trattato alcuni problemi relativi all’occupazione delle persone over 50-55. Il tema e molto complesso e merita approfondimenti in sede sia analitico-interpretativa sia di politica del lavoro. Lo ha scritto Tiziano Treu per il Sole 24 Ore. Riportiamo qui di seguito il testo.

Gli aspetti piu critici conseguono al rapido innalzamento dell’eta pensionabile che ha allontanato dal pensionamento una ampia platea di lavoratori di eta superiore ai 50-55 anni. I piu esposti sono gli esodati in senso stretto, che hanno lasciato a vario titolo il lavoro confidando nelle vecchie regole e sono senza lavoro e senza pensione. Ma risposte sono necessarie anche per altri lavoratori che sono ancora occupati ma risultano a rischio di licenziamento sulla base di programmi aziendali di ristrutturazione e di esodo, nei quali le aziende tradizionalmente tendono a esodare i soggetti piu anziani.

Di tale situazione si occupano – da punti di vista diversi – sia la riforma delle pensioni appena approvata (legge 114/2011), sia il ddl 3249 sul mercato del lavoro.

La prima normativa si occupa di ridefinire la protezione dai licenziamenti nel nuovo sistema di pensionamento. In coerenza con l’intenzione di spingere in avanti il momento del pensionamento, la scelta del decreto e netta: “l’efficacia delle disposizioni in cui all’art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 opera fino al compimento del limite massimo di flessibilita”. L’operativita dell’art. 18, potendo l’eta pensionabile andare oltre i settant’anni per effetto dell’allungamento della speranza di vita, puo anch’essa travalicare tale eta.

Il richiamo all’art. 18 va inteso come dinamico e quindi deve ritenersi riferito alla norma vigente al momento di entrata in vigore della legge sulle pensioni, ma anche come risultera dall’approvazione della riforma del mercato del lavoro.

Il valore di tale richiamo va precisato, in particolare in riferimento al fatto che la norma parla del solo art. 18 e non sembra considerare i casi di lavoratori (quelli occupati in unita produttive fino a 15 dipendenti) per cui in caso di licenziamento non si applica la tutela reale dell’art. 18 ma solo la tutela obbligatoria.

Il riferimento esclusivo all’art. 18 non legittima a ritenere che i lavoratori delle piccole aziende non siano in alcun modo protetti dal licenziamento perche sarebbe in contrasto con l’intenzione di favorire la possibilita del lavoratore di posporre il pensionamento fino al punto massimo della fascia flessibile. D’altra parte non sembra ragionevole ritenere, all’opposto, che il lavoratore anziano goda sempre della tutela rafforzata dell’art. 18, anche se dipendente da aziende per cui vige il regime di stabilita obbligatoria. Una innovazione cosi netta su un tema altamente controverso non puo desumersi senza una specifica indicazione in tal senso; tanto piu che la tendenza normativa espressa nel ddl 3249 e quella di flessibilizzare la disciplina sui licenziamenti riducendo, non ampliando, l’area della tutela reale.

La conclusione piu equilibrata sembra nel senso che i lavoratori intenzionati a protrarre il lavoro fino all’eta massima di pensionamento, manterranno il sistema di tutela dai licenziamenti di cui godevano in precedenza, quella reale o quella obbligatoria, a seconda dei casi.
Anche il ddl 3249, contiene disposizioni che riguardano l’occupazione dei lavoratori anziani.

Alcune norme vanno nella stessa direzione di favorire il prolungamento dell’attivita. In particolare l’art. 53 prevede un incentivo all’occupazione dei lavoratori over 50 disoccupati da oltre 12 mesi sotto forma di riduzione del 50% dei contributi a carico dei datori che assumono tali lavoratori, sia a tempo determinato (nel qual caso la riduzione dura per 12 mesi) sia a tempo indeterminato (qui l’incentivo dura per 18 mesi).
Altre norme invece sono nell’ottica tradizionale di favorire in vario modo l’esodo utilizzando a tal fine due strumenti paralleli. L’art. 42, ai commi 1 e 7.8, prevede che la contrattazione collettiva possa istituire fondi di solidarieta bilaterali con la finalita di fornire tutele in casi di riduzione o sospensione di attivita, di integrare la assicurazione di disoccupazione e anche di prevedere “assegni straordinari di sostegno al reddito nel quadro di processi di agevolazione all’esodo ai lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato”, nei successivi 5 anni.

Per altro verso l’art. 52 stabilisce che in caso di eccedenza del personale, gli accordi collettivi possano prevedere che al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori anziani, il datore si impegni a corrispondere ai lavoratori una prestazione pari al trattamento di pensione spettante secondo le regole vigenti e a corrispondere all’INPS la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento (i quali devono essere raggiunti nei quattro anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro). Le due ipotesi configurano interventi che mirano ad attutire l’impatto dell’allungamento dell’eta pensionabile sulla condizione dei lavoratori anziani.
L’art. 52 configura una forma di vero e proprio prepensionamento, per via negoziale.

L’altra norma, quella dell’art. 42, non sceglie questa forma, ma prevede genericamente una forma di sostegno al reddito, simile piuttosto ad ammortizzatori configurati e finanziati in via negoziale. I caratteri e la dimensione del sostegno dovranno essere definiti dagli accordi collettivi.
La quantita della prestazione potra essere ragguagliata al trattamento pensionistico come previsto dall’art.52, ma difficilmente le parti potranno concordare la possibilita di corrispondere contributi all’INPS fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici, come stabilito dallo stesso art. 52. (Fonte: Il Sole 24 ore – In anteprima da Contratti & Contrattazione Collettiva n. 7/2012)

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