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23 gennaio 2012 Comments (0) Dalla home page

LAVORO – Riforma: le tre proposte in campo

Tre sono i testi formalizzati e gia depositati in Parlamento. Uno prende le mosse dal lavoro degli economisti Pietro Garibaldi e Tito Boeri ed e stato presentato un anno fa con le firme in calce di due esponenti di due generazioni del sindacalismo italiano: l’ex-presidente del Senato e leader Cisl Franco Marini e il segretario nazionale della Cgil cofferatiana Paolo Nerozzi. L’impianto previsto da questo progetto e quello di un contratto a tempo indeterminato a tutele gradualmente crescenti, che si applicherebbe solo ai nuovi assunti. La progressivita dell’estensione dei diritti consiste nel fatto che, per i primi tre anni, quella parte dell’articolo 18 che prevede il reintegro viene sospesa, e, per il lavoratore licenziato resta solo la liquidazione. Alla fine del periodo, pero, l’imprenditore che decide di troncare il rapporto di lavoro dovra corrispondere 6 mensilita all’ex dipendente. L’idea e quella di rendere il licenziamento oneroso. Se invece il lavoratore viene confermato, automaticamente alla sua posizione sara estesa la totalita delle tutele contemplate nell’art.18. Correda la proposta un salario orario minimo garantito, la cui definizione e demandata ad un’apposita commissione. La proposta sostiene l’unicita del contratto, ma non abolisce gli altri: li rende solo meno convenienti.

Un’altra soluzione per il mercato del lavoro e quella delineata dal giuslavorista e parlamentare Pd, Pietro Ichino, in un testo depositato al Senato nel 2009, firmato anche da alcuni esponenti del Pdl. L’ispirazione viene in questo caso dal modello danese, dalla cosiddetta ”flexicurity”, che significa contratto a tempo indeterminato per tutti, ma elasticita in entrata e in uscita, integrata da un assicurazione complementare per i periodi di non lavoro. Secondo questo modello il lavoratore e in prova per sei mesi, al termine dei quali scatta l’assunzione. Senza alcuna delle tutele previste dall’articolo 18, tranne che nel caso di licenziamenti indiscriminati. Un dipendente licenziato a causa di motivi economici e organizzativi incassa invece un’indennita che puo arrivare a un massimo di 18 mesi di stipendio. Allo stesso tempo sarebbe operativa una forma di sussidio, della durata pari al rapporto intercorso con l’impresa, fino a un limite massimo di tre anni, il cui importo decrescerebbe dall’iniziale 90% sull’ultimo stipendio al 70% della fine del periodo. Il costo dell’assicurazione sarebbe a carico dell’impresa, e i servizi collegati sarebbero gestiti da enti bilaterali costituiti d’accordo con i sindacati, per un costo, sul monte salari, dello 0,5%, secondo la stima di Ichino. A favore dell’iniziativa del giuslavorista si sono pronunciati anche l’ex segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, e l’esponente della corrente ‘liberal’ Pd, Enrico Morando.

Un ulteriore modello di riforma e quello presentato a gennaio dall’ex ministro del Wefare Maurizio Sacconi e altri esponenti del Pdl, tra cui Quagliariello e Gasparri. Riguardo l’aspetto contrattuale, il testo non fa alcun riferimento all’articolo 18, mentre promuove l’apprendistato quale modalita’ tipica per l’ingresso nel mercato del lavoro. In caso di licenziamento, il progetto unifica le diverse indennita attualmente utilizzate in un nuovo sussidio uguale per tutti. Il welfare complementare viene incardinato nel quadro della contrattazione aziendale, che, secondo la proposta, deve rappresentare il terreno privilegiato per le parti rispetto alla sperimentazione di eventuali deroghe limitate e alle decisioni sulle modalita piu idonee di attrazione degli investimenti. Anche la previsione di forme integrative di sostegno al reddito, incentivate mediante il ricorso alla leva fiscale, e’ demandata agli enti bilaterali costituiti dalle associazioni dei lavoratori e degli imprenditori. Ancora alle parti e attribuito il ruolo di gestione consensuale delle ristrutturazioni produttive e occupazionali e dei mercati locali del lavoro, dal collocamento all’impiego dei fondi bilaterali per la formazione. Il completamento degli ammortizzatori sociali, nell’intenzione dei promotori, si realizzerebbe cosi’ senza determinare significativi oneri di finanza pubblica ma su base assicurativa e sussidiaria. La proposta di Sacconi esclude inoltre il ricorso al salario minimo garantito.

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