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13 febbraio 2018 Comments Off on LAVORO-Randstad Talent Trends Report 2018: cresce la domanda di talenti nelle imprese, per attirarli l’82% investe per migliorare la workplace experience Commerciale

LAVORO-Randstad Talent Trends Report 2018: cresce la domanda di talenti nelle imprese, per attirarli l’82% investe per migliorare la workplace experience

Per il 72% dei C-suite e degli human capital leader le aspettative dei datori di lavoro sul talento sono in continua crescita

L’82% delle imprese investe in tecnologie che creano un’esperienza positiva per i talenti sul posto di lavoro, fra queste il 51% ha previsto un aumento del budget dedicato

Otto HR manager su dieci dichiarano che robotica, automazione e machine learning avranno un impatto positivo nei prossimi tre-cinque anni. Ma soltanto l’11% prevede piani di formazione e aggiornamento delle competenze del personale nel corso dell’anno

I risultati del Talent Trends Report 2018 di Randstad Sourceright

 

  Per le imprese è sempre più prioritario attirare i migliori talenti sul mercato e per farlo adottano una strategia per l’acquisizione del talento che usa la tecnologia per coinvolgere le risorse più qualificate. Il 72% dei C-suite e degli human capital leader, infatti, dichiara che le aspettative dei datori di lavoro sul talento sono in costante crescita e il 71% è convinto che la strategia per l’acquisizione di talenti sia fondamentale per il successo dell’azienda. Per coinvolgere e trattenere le competenze migliori oltre otto imprese su dieci (82%) ha un budget dedicato alle tecnologie che creano un’esperienza positiva per i talenti sul posto di lavoro e il 51% sta aumentando le risorse per questi investimenti. Sia il top management sia gli HR manager sono ormai aperti all’impiego delle nuove tecnologie nei processi HR: il 68% dei C-suite e human capital leader afferma che la tecnologia ha reso il recruiting più semplice ed efficiente e otto HR manager su dieci dichiarano che robotica, automazione e machine learning avranno un’influenza positiva nei prossimi tre-cinque anni. Sono ancora pochi, però, gli HR manager che mostrano la stessa sensibilità anche per la formazione: soltanto uno su dieci, infatti, prevede piani di formazione e aggiornamento delle competenze del personale nel corso dell’anno. Anche la flessibilità e lo smart working diventano concetti sempre più familiari nelle risorse umane, con il 76% dei responsabili HR che dichiara che ogni ruolo può essere ricoperto da un dipendente, un lavoratore a tempo o un freelance e che la mansione può essere svolta in qualunque luogo, in ufficio come da remoto.

Sono alcuni dei risultati del Talent Trends Report 2018 di Randstad Sourceright, società di Randstad, secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane. Il sondaggio, condotto su 800 C-suite e responsabili HR e delle strategie per l’acquisizione dei talenti di 17 paesi, indaga le tendenze più importanti che riguardano lo sviluppo e l’acquisizione del talento nelle organizzazioni, le sfide da affrontare e le soluzioni adottate per fronteggiare il problema della scarsità di talento.

“Nel 2018 la competizione per assicurarsi i migliori talenti inizia sul posto di lavoro – commenta Fabio Costantini, Chief Operations Officer Randstad Hr Solutions –. Costruire un’esperienza di lavoro positiva sia per i dipendenti sia per i candidati è indispensabile per coinvolgere e trattenere le migliori competenze già presenti in azienda e attirare le risorse più qualificate sul mercato. Le nuove tecnologie possono essere un valido aiuto ed è molto positivo che sia i responsabili HR sia i datori di lavoro le accettino e si impegnino a diffonderle nelle realtà in cui lavorano. Ma non bisogna dimenticare che nuove tecnologie necessitano nuove competenze, che bisogna saper reperire all’esterno ma anche e soprattutto coltivare e sviluppare all’interno dell’azienda, predisponendo regolarmente piani di formazione e aggiornamento delle competenze del personale”.

La Talent Strategy – La crescente domanda di talenti da parte delle imprese aumenta la consapevolezza dell’importanza di avere una strategia per l’acquisizione dei talenti a tutti i livelli aziendali. A cominciare dai talent leader, che nel 77% dei casi reclamano un ruolo più importante nelle decisioni più strategiche per l’azienda, mentre nell’84% dei casi ritengono che il loro lavoro serva a preparare l’azienda al futuro. Ma anche la sensibilità del top management al tema sta aumentando rapidamente: il 78% dei C-suite e talent leader dichiara che l’obiettivo della talent strategy è avere un impatto misurabile sulle performance aziendali (contro il 57% del 2016), mentre il 71% afferma che la talent strategy è collegata molto più all’intero processo di creazione di valore dell’impresa che al semplice taglio dei costi.

La Workplace Experience – Le imprese riconoscono che migliorare la workplace experience dei talenti in azienda ha effetti positivi sulla produttività e sulla capacità di trattenere i talenti: oltre otto imprese su dieci (82%), infatti, stanno investendo in tecnologie per migliorare l’esperienza dei dipendenti sul posto di lavoro, e nel 51% di queste aziende il budget dedicato al tema è in aumento. Ma i datori di lavoro vedono grandi potenzialità anche dal punto di vista dell’employer branding: il 92% sostiene che un’esperienza positiva al momento del colloquio sia fondamentale per attirare e coinvolgere i candidati migliori, il 75% sta già lavorando per migliorare questo aspetto nei prossimi dodici mesi e il 46% sta aumentando gli investimenti per migliorare l’esperienza dei candidati.

Le nuove tecnologie nelle HR – L’uso delle nuove tecnologie nelle risorse umane si sta diffondendo e ormai gioca un ruolo di primo piano nelle strategie per l’acquisizione dei talenti. Nonostante ci sia ancora una quota consistente di C-suite e talent leader (51%) ostili ad alcune tecnologie, come il recruiting online, perché ritiene che eliminino il lato umano della selezione del personale, la grande maggioranza (87%) dei business leader afferma che la tecnologia sta rafforzando la capacità di attrarre, coinvolgere e trattenere i talenti. Secondo il 65% del campione intervistato, le tecnologie già in uso nei processi HR hanno trasformato o hanno avuto un impatto positivo sul business e oltre due terzi dichiarano che la tecnologia ha reso il recruiting più semplice ed efficiente (68%) o che li sta aiutando a prendere decisioni migliori nella selezione del personale (70%). Gli HR manager mostrano una visione positiva anche sulle tecnologie più innovative e considerate più a rischio di impatto negativo sull’occupazione: l’81% ritiene che la presenza di tecnologie come la robotica, l’automazione e il machine learning, sul posto di lavoro avrà un’influenza positiva nei prossimi 3-5 anni, e l’11% sta già pianificando un’applicazione più estesa di queste tecnologie.

La tecnologia che in questo momento sta risvegliando maggiormente l’interesse dei manager sono gli Analytics: secondo il 76%, i Talent Analytics, che raccolgono informazioni su candidati e dipendenti come il gap di competenze e di stipendi e la diversity, giocano un ruolo essenziale quando si tratta di reperire, attrarre, coinvolgere e trattenere le figure più qualificate in azienda e sul mercato.

A conferma del grande interesse attorno al tema, i Talent Analytics sono gli strumenti su cui si concentra la maggior parte degli investimenti in tecnologia (59%), seguiti da formazione e sviluppo del personale (54%), assessment e valutazione (49%) e strumenti per la collaborazione della forza lavoro (47%).

Nuove tecnologie richiedono anche nuove competenze. Le imprese reagiscono al divario di abilità tecnologiche soprattutto assumendo nuove figure (59%), mentre soltanto l’11% dei C-suite e human capital leader sta approntando dei piani di formazione  e aggiornamento delle competenze del personale per l’anno in corso.

La flessibilità – La diffusione delle tecnologie in azienda consente di organizzare il lavoro in modo più flessibile e le imprese mostrano di incoraggiare la flessibilità: il 76% dichiara che ogni ruolo può essere svolto indifferentemente da un dipendente, un lavoratore a tempo o un freelance, e che la mansione può essere svolta da qualsiasi luogo, in ufficio come da remoto. Un HR manager su quattro (25%) sta pianificando di affidare più ruoli che ora sono svolti da figure assunte a talenti con una posizione temporanea o freelance. Le funzioni che saranno più coinvolte da questa trasformazione saranno HR (30%), procurement/purchase (28%) e operations (26%).

Business Health Index – La ricerca ha elaborato un indice dello stato di salute delle imprese nei 17 paesi analizzati, da cui è emerso un costante ottimismo da parte delle imprese per i risultati attesi nei prossimi dodici mesi. Il 70% delle aziende prevede una crescita nel 2018, in aumento di sei punti rispetto alla scorsa rilevazione (64%), il 94% dei top manager afferma che le imprese che guidano hanno raggiunto o superato gli obiettivi di crescita del 2017 e il 25% conta di superare anche gli obiettivi fissati nel 2018. Positivi anche i numeri delle assunzioni: il 63% delle aziende dichiara molte assunzioni nel 2017, un numero più alto rispetto alle cifre registrate nei due anni precedenti, mentre le imprese che prevedono grandi piani di assunzione nel 2018 sono il 59%.

 

A proposito di Randstad

RANDSTAD Holding nv è la multinazionale olandese attiva dal 1960 nella ricerca, selezione, formazione di Risorse Umane e somministrazione di lavoro. Presente in 39 Paesi con 4.752 filiali e 32.280 dipendenti per un fatturato complessivo che ha raggiunto nel 2016 20,7 miliardi di euro – è la seconda agenzia di servizi HR al mondo. Presente dal 1999 in Italia, RANDSTAD conta ad oggi 2000 dipendenti e oltre 300 filiali a livello nazionale. RANDSTAD è la prima Agenzia per il Lavoro ad avere ottenuto in Italia le certificazioni SA8000 (Social Accountability 8000) e GEES (Gender Equality European Standard) in materia di “pari opportunità”.
 Per maggiori informazioni: www.randstad.it

 

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