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23 febbraio 2011 Comments (0) News

LAVORO – Omsa: l’impresa presenta piano industriale e tratta ma la proprietà sconfessa l’operato del rappresentante!

Lo stabilimento Omsa di Faenza, in provincia di Ravenna, impiega circa 350 dipendenti, 320 dei quali sono donne, ed e parte del gruppo Golden Lady, leader del settore con il 52% del mercato italiano. Agli inizi del 2010 la proprieta comunico la decisione di trasferire la produzione all’estero “non per ragioni legate alla crisi economica che, di fatto, non interessa in alcun modo l’azienda, ma per la semplice decisione di delocalizzare in Paesi a basso costo di manodopera al fine di incrementare i profitti”. Cosi la deputata dell’Idv Silvana Mura si e rivolta ai ministri dello Sviluppo economico Paolo Romani e del Lavoro Maurizio Sacconi per sapere cosa intendano fare per le dovute garanzie alle lavoratrici e ai lavoratori al fine di conseguire la loro piena ricollocazione e stabilizzazione.

Questi i fatti, come riportati nell’interrogazione. Il 25 febbraio 2010 viene firmato un accordo presso il Ministero dello Sviluppo economico, che prevedeva un anno di cassa integrazione straordinaria rinnovabile per un ulteriore anno qualora entro il 15 marzo 2011 l’azienda avesse riallocato almeno il 30% dei lavoratori. Al 15 febbraio 2011 la quota del 30% di personale riallocato non e stata raggiunta e in occasione di un incontro presso il Ministero dello Sviluppo economico la proprieta ha confermato l’inesistenza di piano industriale, presentando peraltro una lettera, a firma del patron della Golden Lady, Nerino Grassi, in cui viene sconfessato il lavoro svolto in questi undici mesi dal suo rappresentante William Storchi, figura con la quale sono state condotte le trattative.

“L’atteggiamento tenuto dalla proprieta – ha fatto notare la Mura – risulta evidentemente irrispettoso e offensivo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento Omsa di Faenza. Di tale rischio, inoltre, furono gia ampiamente messe sull’avviso le istituzioni anche alla luce della spregiudicatezza con cui e stato deciso l’esubero di 350 lavoratrici e lavoratori senza alcuna situazione di crisi”.

Percio, l’accordo firmato nel febbraio del 2010 non prevedeva alcun vincolo sostanziale per la proprieta e nessuna garanzia per i lavoratori, lasciando di fatto un ampio e incomprensibile margine di manovra all’azienda per poter chiudere lo stabilimento e deresponsabilizzarsi nei confronti della comunita locale e delle istituzioni”.

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