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22 settembre 2014 Comments (0) Approfondimenti

JOBS ACT-Ddl n. 1428 e connessi: lettura articoli e commi

La Commissione Lavoro del Senato, lo scorso giovedi 18 settembre 2014 , ha concluso l’esame del ddl n. 1428 e connessi, in materia di delega sul lavoro; Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonche in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternita e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e nel calendario dell’Aula di questa settimana 22.26 settembre 2014.

Come abbiamo visto dal calendario parlamentare, l’Aula del Senato si prepara a discutere la delega sul lavoro. Come e ormai noto, su questo ddl c’e in gioco la sorte del Governo Renzi. E’ di oggi, 22 settembre 2014, la notizia, dopo essere stata ventilata dal premier Renzi , impegnato ad accelerare l’iter parlamentare, torna l’ipotesi del decreto legge per “anticipare” alcune novita del Jobs Act che domani approda all’aula del Senato.

A dirlo, dettando i tempi di approvazione della riforma, e il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che, ospite di Omnibus su La7, chiarisce che il governo conta sul via libera al Jobs Act entro i tempi della legge di Stabilita «altrimenti faremo il decreto».
Domani, per trovare una posizione condivisa dul Jobs act dopo le ultime polemiche, assemblea congiunta a palazzo Madama dei gruppi parlamentari Pd cui parteciperanno il ministro Giuliano Poletti e il responsabile Economia e Lavoro della segreteria Filippo Taddei.

Si al dibattito ma non oltre i tempi del ddl Stabilita
Baretta sottolinea che ci sara «un dibattito parlamentare», e «se possiamo evitare il decreto sara meglio», ma «francamente non si puo pensare che questo dibattito vada oltre i tempi della legge di Stabilita.
In questo paio di mesi dobbiamo fare la riforma, se la facciamo meglio altrimenti faremo il decreto».

Oltre allo scontro Politico, continua lo scontro tra governo e sindacati sul Jobs Act, a seguito dell’emendamento presentato dall’esecutivo per l’introduzione delle forme di contratto flessibili.

Al di la delle dichiarazioni che ultimamente stanno comunque raggiungendo il livello di guardia, tra Renzi e Camusso, e utile capire cosa comprende la riforma proposta dall’esecutivo nel ddl delega che andra a completare gli interventi avviati in primavera sul mercato occupazionale.

Un taglio netto
Obiettivo del governo e quello di ridurre sensibilmente le tipologie di subordinazione presenti sul mercato tramite l’introduzione massiccia del contratto a tempo indeterminato, ma con minori garanzie al momento dell’assunzione.

E’ questo il cuore della proposta che vede il cosiddetto “contratto a tutele crescenti” dividere cosi tanto sindacati e esponenti del governo. Per i primi tre anni, infatti, le garanzie di assunzione dovrebbero essere ridotte, con una maggiore possibilita di licenziare assicurata al datore di lavoro.

A stabilire la progressione delle tutele, dunque, sara l’anzianita di servizio: cio che, ancora va definito, e il limite temporale in cui l’articolo 18 finira per essere congelato ai nuovi assunti. Si parla di tre anni, mentre la minoranza Pd e alcune opposizioni spingono per una riduzione dei tempi.

Cio che appare certo, comunque, e che l’articolo 18 finira in stand by per i licenziamenti senza giusta causa, con eccezione per quelli discriminatori, in riferimento ai quali dovrebbe rimanere in vigore anche nella prima fase del rapporto di lavoro.
Sara questo, insomma, l’unico ambito con obbligo di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa.
I neo assunti. Per rendere il nuovo regime piu appetibile, potrebbe essere introdotto un margine di indennizzo per i licenziati sottoposti a questo regime dalle inferiori coperture di welfare. Si parla, in proposito, di un riconoscimento fino a 24 mensilita.
C’e, pero, in previsione anche un riequilibro delle minori tutele in uscita rispetto a chi invece gia ne usufruisce: in questo modo, dovrebbero scomparire la cassa integrazione in deroga e la mobilita, mente si ragiona sull’estensione a tutti i lavoratori – neo assunti e non – di sussidi di disoccupazione Aspi e del diritto alla maternita.

Facciamo una sintesi :

Licenziamenti piu facili e criteri piu stringenti per l’accesso alla cassa integrazione.
Ma anche nuovi ammortizzatori sociali per i dipendenti precari e sostegni alla maternita per le lavoratrici autonome, che attualmente sono molto svantaggiate rispetto alle donne assunte con un contratto da dipendente. Sono questi, in sintesi, i pilastri del Jobs Act, la riforma del welfare del governo Renzi, che sembra ispirata da una “filosofia” di fondo: per modernizzare il mercato del lavoro italiano, bisogna eliminare alcune tutele oggi esistenti (come quelle previste dall’articolo 18) per introdurne altre a sostegno di alcune categorie di lavoratori particolarmente disagiate.

Articolo 18, com’e e come sara

Ecco di seguito una panoramica sui diritti eliminati e introdotti dal Jobs Act, anche se occorre fare innanzitutto una premessa: la riforma del lavoro e ancora da scrivere nel dettaglio e non e detto che riesca a centrare tutti gli obiettivi. Per attuare alcuni provvedimenti, come l’estensione degli ammortizzatori sociali, c’e infatti bisogno di un bel po’ soldi e non e chiaro dove il governo trovera le risorse.

Licenziamenti piu facili

Il punto piu controverso del Jobs Act riguarda l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che disciplina i licenziamenti individuali. Chi viene assunto dalle aziende con piu di 15 dipendenti e poi viene lasciato a casa ingiustamente, non avra piu diritto a essere reintegrato sul posto di lavoro, anche quando il giudice stabilira che il licenziamento e illegittimo. Per il lavoratore, ci sara soltanto un indennizzo in denaro, proporzionale all’anzianita di carriera. Maggiore e l’anzianita, piu alto e il risarcimento spettante al lavoratore. Queste regole, va ricordato, si applicheranno pero soltanto ai nuovi assunti e non a chi oggi ha gia un’occupazione.

Cassa integrazione a tempo

Diventera meno generosa la cassa integrazione guadagni (cig) che consente alle aziende di lasciare temporaneamente a casa alcuni dipendenti, in caso di crisi o di riduzione del fatturato. Verranno probabilmente fissati dei limiti temporali per l’utilizzo della cig (si parla di 12 mesi).

Inoltre, non potranno accedere alla cassa integrazione le imprese che hanno cessato completamente l’attivita o hanno ceduto un ramo d’azienda. L’utilizzo della cig sara impedito anche alle aziende che non hanno sperimentato prima altre forme di riduzione dell’orario di lavoro, allo scopo di salvaguardare l’occupazione (per esempio i contratti di solidarieta).

Con il Jobs Act il governo si impegna a far partire finalmente i fondi di solidarieta, gia previsti dalla riforma Fornero del 2012 e non ancora decollati. Si tratta di ammortizzatori sociali che dovrebbero svolgere gli stessi compiti della cassa integrazione, nelle aziende che non possono accedervi (come le microimprese).

Nuovi ammortizzatori sociali
Mentre si prevede di ridurre le prestazioni della cig, sul fronte opposto il governo punta ad allargare i sussidi alla disoccupazione (Aspi) anche ad alcune categorie di lavoratori oggi esclusi. Si tratta, nello specifico, dei precari assunti con contratti ultraflessibili come le collaborazioni a progetto. Sempre in tema di ammortizzatori sociali, il Jobs Act di Renzi ha l’obiettivo di estendere anche i sostegni per la maternita alle lavoratrici autonome, che oggi godono indubbiamente di minori tutele rispetto alle donne assunte con un contratto da dipendente.
La riforma del collocamento
Uno dei pilastri del Jobs Act e la riforma dei Centri per l’Impiego, cioe gli ex-uffici di collocamento pubblici, che hanno il compito di aiutare i disoccupati a trovare un nuovo lavoro. Purtroppo, oggi queste strutture riescono difficilmente ad assolvere alla loro missione e intermediano soltanto il 3% delle assunzioni.
Con la riforma del governo Renzi, dovrebbe essere creata una nuova Agenzia Nazionale per l’occupazione, che avra il compito di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro e e di gestire anche gli ammortizzatori sociali (al posto dell’Inps). L’obiettivo e creare un sistema di welfare piu efficiente, in cui il disoccupato percepisce un’indennita di disoccupazione la cui durata cresce all’aumentare dell’anzianita contributiva.
Jobs Act, i problemi aperti
Per ottenere assistenza, chi e rimasto senza lavoro deve pero impegnarsi a seguire dei corsi di formazione professionale che lo aiutino a trovare un nuovo impiego. In caso di rifiuto, il disoccupato perde il diritto all’indennita.

I corsi di formazione dovrebbero essere offerti attraverso una partnership tra pubblico e privato (come avviene oggi per i contratti di ricollocamento, che sono ancora in fase sperimentale). In pratica, ai disoccupati verra fornito un voucher, da spendere per dei percorsi di formazione presso agenzie di lavoro private.

Quest’ultime potranno pero incassare l’intero ammontare del voucher soltanto quando avranno assolto pienamente ai loro compiti, cioe quando saranno riuscite a trovare un nuovo impiego per il disoccupato.

APPROFONDIMENTO

Jobs act- ddl n. 1428 e connessi, in materia di delega sul lavoro. Lettura articoli e commi.
Articolo 1
(Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali)

1. Allo scopo di assicurare, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale e di favorire il coinvolgimento attivo di quanti siano espulsi dal mercato del lavoro ovvero siano beneficiari di ammortizzatori sociali, semplificando le procedure amministrative e riducendo gli oneri non salariali del lavoro, il Governo e delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, uno o piu decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, tenuto conto delle peculiarita dei diversi settori produttivi.

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene, rispettivamente, ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) con riferimento agli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro:

1) impossibilita di autorizzare le integrazioni salariali in caso di cessazione di attivita aziendale o di un ramo di essa;

2) semplificazione delle procedure burocratiche, considerando anche la possibilita di introdurre meccanismi standardizzati di concessione;
3) necessita di regolare l’accesso alla cassa integrazione guadagni solo a seguito di esaurimento delle possibilita contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro;

4) revisione dei limiti di durata, rapportati ai singoli lavoratori e alle ore complessivamente lavorabili in un periodo di tempo prolungato;

5) previsione di una maggiore compartecipazione da parte delle imprese utilizzatrici;

6) riduzione degli oneri contributivi ordinari e rimodulazione degli stessi tra i settori in funzione dell’utilizzo effettivo;

7) revisione dell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e dei fondi di solidarieta di cui all’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92;
b) con riferimento agli strumenti di sostegno in caso di disoccupazione involontaria:

1) rimodulazione dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI), con omogeneizzazione della disciplina relativa ai trattamenti ordinari e ai trattamenti brevi, rapportando la durata dei trattamenti alla pregressa storia contributiva del lavoratore;

2) incremento della durata massima per i lavoratori con carriere contributive piu rilevanti;
3) universalizzazione del campo di applicazione dell’ASpI, con estensione ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e con l’esclusione degli amministratori e sindaci, mediante l’abrogazione degli attuali strumenti di sostegno del reddito, l’eventuale modifica delle modalita di accreditamento dei contributi e l’automaticita delle prestazioni, e prevedendo, prima dell’entrata a regime, un periodo almeno biennale di sperimentazione a risorse definite;

4) introduzione di massimali in relazione alla contribuzione figurativa;

5) eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’indicatore della situazione economica equivalente, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative di attivazione proposte dai servizi competenti;

6) eliminazione dello stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a servizi di carattere assistenziale;
c) con riferimento agli strumenti di cui alle lettere a) e b), individuazione di meccanismi che prevedano un coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario dei trattamenti di cui alle lettere a) e b), al fine di favorirne l’attivita a beneficio delle comunita locali.

L’articolo 1 reca una delega al Governo per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, da esercitarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, secondo i termini e la procedura di cui al comma 1 e di cui al successivo articolo 6.

La delega e intesa ad assicurare, per la disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, a “razionalizzare” la normativa in materia di integrazione salariale ed a favorire il coinvolgimento attivo dei soggetti espulsi dal mercato del lavoro ovvero beneficiari di ammortizzatori sociali, “semplificando le procedure amministrative e riducendo gli oneri non salariali del lavoro”, tenuto conto delle peculiarita dei diversi settori produttivi (comma 1).

I principii ed i criteri direttivi per l’esercizio della delega sono stabiliti dal comma 2.
In particolare, la lettera a) concerne gli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro.

In merito alla disciplina vigente, si ricorda che:
? l’intervento ordinario di integrazione salariale viene concesso – nei settori dell’industria, dell’agricoltura, dell’edilizia (ivi comprese le imprese esercenti l’attivita di escavazione di materiali lapidei) – per i casi di sospensione o contrazione dell’attivita in conseguenza di: 1) situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai dipendenti; 2) situazioni temporanee di mercato. L’integrazione e concessa per un periodo massimo di 13 settimane consecutive, il quale, in casi eccezionali, puo essere prorogato fino ad un massimo complessivo di 12 mesi(1) ;
?
? l’intervento straordinario di integrazione salariale e riservato, in linea di massima, alle imprese industriali che abbiano occupato mediamente piu di 15 lavoratori nel semestre precedente la domanda (di intervento) nonche alle imprese commerciali con piu di 200 dipendenti (secondo lo stesso criterio di computo). Si ricorda che gli interventi di integrazione salariale straordinaria sono o sono stati estesi – spesso con provvedimenti a termine – ad altri settori imprenditoriali.

? Ai fini della concessione del trattamento, e richiesta l’approvazione di un programma presentato dall’impresa. Tale programma puo riguardare una delle seguenti fattispecie: 1) ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale; 2) crisi aziendale(2) .

? Il trattamento in esame viene altresi concesso nei casi di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa, di amministrazione straordinaria e di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni; l’attribuzione del trattamento deve essere richiesta, a seconda dei casi, dal curatore, dal liquidatore o dal commissario.

In linea di massima, i limiti di durata del trattamento di integrazione salariale straordinaria sono pari a 2 anni (se concessa per ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale) o a 1 anno (se riconosciuta per crisi aziendale; in questo caso, un nuovo intervento, per la medesima causale, non puo essere disposto prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente concessione) (3) .

I principii ed i criteri direttivi di cui alla lettera a) in esame prevedono:
? l’esclusione di ogni forma di integrazione salariale in caso di cessazione dell’attivita aziendale o di un ramo di essa (numero 1));
? la semplificazione delle procedure burocratiche, “considerando anche la possibilita di introdurre meccanismi standardizzati di concessione” (numero 2));
? l’accesso alla cassa integrazione solo in caso di esaurimento delle possibilita contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro (numero 3));
? la revisione dei limiti di durata, rapportati ai singoli lavoratori ed alle ore complessivamente lavorabili in un periodo di tempo prolungato (numero 4));
? sotto il profilo della contribuzione, una maggiore compartecipazione da parte delle imprese effettivamente beneficiarie (numero 5)) e la riduzione delle aliquote di contribuzione ordinarie, relative agli istituti in oggetto, con la rimodulazione delle stesse aliquote tra i settori, in funzione dell’effettivo impiego (numero 6)).

In merito alla disciplina attuale, si ricorda che per l’intervento ordinario di integrazione salariale la contribuzione (a carico del datore) e pari all’1,90% dell’intera retribuzione imponibile ai fini previdenziali ovvero al 2,20% per le imprese con piu di 50 dipendenti(4) ; per i casi di effettivo ricorso all’intervento ordinario di integrazione salariale, si applica – salvo eccezioni – una contribuzione addizionale, pari al 4,0%, ovvero al 8,0% per le imprese con piu di 50 dipendenti, delle integrazioni salariali da corrispondere(5) .

Per l’intervento straordinario di integrazione salariale, sono previsti contributi sia a carico delle imprese (che rientrino nell’ambito di applicazione dell’istituto) sia a carico dei relativi lavoratori; tali contributi sono pari, rispettivamente, allo 0,6% e allo 0,3% della retribuzione; per i casi di effettivo ricorso all’intervento straordinario di integrazione salariale, si applica una contribuzione addizionale, pari al 3,0%, ovvero al 4,5% per le imprese con piu di 50 dipendenti, delle integrazioni salariali da corrispondere;
? la revisione dell’ambito di applicazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, nonche dei fondi di solidarieta bilaterali, relativi ai settori non coperti dai due istituti summenzionati(6) (numero 7)).
I principii ed i criteri direttivi di cui ai numeri da 1) a 5) della successiva lettera b) concernono il trattamento di disoccupazione ASpI (Assicurazione sociale per l’impiego), istituito dall’art. 2 della L. 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni.
Si ricorda che tale trattamento concerne gli eventi di disoccupazione (involontaria) verificatisi a partire dal 1° gennaio 2013 (fatte salve le norme transitorie, relative all’istituto della mobilita, di cui ai commi 46 e 46-bis del citato art. 2 della L. n. 92 del 2012, e successive modificazioni). L’istituto in esame comprende i lavoratori dipendenti privati, ivi compresi gli apprendisti ed i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito un rapporto di lavoro in forma subordinata, nonche i dipendenti pubblici a tempo determinato(7) .

La misura mensile del trattamento e determinata in percentuale della retribuzione mensile di riferimento(8) ; tale percentuale e pari al 75 per cento nel caso in cui il valore della base di calcolo sia pari o inferiore ad un determinato importo (pari a 1.192,98 euro nel 2014); per la fascia di base di calcolo eccedente tale limite, la percentuale si riduce dal 75 per cento al 25 per cento. In ogni caso, la misura del trattamento non puo superare un determinato limite massimo, pari, nel 2014, a euro 1.165,58 mensili. All’indennita si applica una riduzione del 15 per cento dopo i primi sei mesi di fruizione ed un’ulteriore riduzione del 15 per cento dopo l’eventuale dodicesimo mese di fruizione. Il trattamento non e soggetto ad alcuna forma di contribuzione previdenziale.

I principii ed i criteri direttivi di cui ai numeri da 1) a 5) in esame prevedono:
? la rimodulazione dell’ASpI, “con omogeneizzazione della disciplina relativa ai trattamenti ordinari e ai trattamenti brevi, rapportando la durata dei trattamenti alla pregressa storia contributiva del lavoratore” (numero 1)). Nella normativa vigente, la durata del trattamento e disciplinata, in via transitoria, per gli eventi di disoccupazione verificatisi nel periodo 1° gennaio 2013-31 dicembre 2015, dal comma 45 del citato art. 2 della L. n. 92 del 2012 e, a regime, per gli eventi successivi, dal comma 11 dello stesso art. 2 della L. n. 92 del 2012, e successive modificazioni. Si ricorda, tuttavia, che la disciplina prevede anche un trattamento breve (cosiddetta mini-ASpI) per i casi in cui il soggetto non possieda i requisiti di assicurazione e di contribuzione stabiliti per il trattamento ordinario (il requisito di assicurazione e pari a due anni e quello di contribuzione ad un anno nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione, mentre, ai fini della mini-ASpI, si richiede soltanto un minimo di tredici settimane di contribuzione di attivita lavorativa negli ultimi dodici mesi). Il trattamento di mini-ASpI e corrisposto (sempre con cadenza mensile) per un numero di settimane pari alla meta delle settimane di contribuzione nell’ultimo anno(9) ;
? l’incremento della durata massima per i lavoratori con carriere contributive piu rilevanti (numero 2));
? l’estensione dell’ASpI ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa – con l’esclusione, in ogni caso, degli amministratori e dei sindaci -, mediante l’abrogazione degli attuali strumenti di sostegno del reddito (relativi a tali soggetti)(10) , l’eventuale modifica delle modalita di accreditamento dei contributi ed il principio di automaticita delle prestazioni – principio in base al quale si prescinde dall’effettivo versamento della contribuzione da parte del committente -, “e prevedendo, prima dell’entrata a regime, un periodo almeno biennale di sperimentazione a risorse definite” (numero 3));
? l’introduzione di limiti massimi relativi alla contribuzione figurativa (numero 4)). Si ricorda che, nella normativa vigente, per i periodi di fruizione dell’ASpI (e della mini-ASpI) sono riconosciuti i contributi figurativi, ai fini sia del diritto sia della misura dei trattamenti pensionistici (i periodi non sono utili ai fini del conseguimento del diritto nei casi in cui la normativa richieda il computo della sola contribuzione effettivamente versata);
? l’eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura pensionistica figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), prestazione alla quale siano connessi obblighi di partecipazione alle iniziative di attivazione proposte dai servizi competenti (numero 5)).
Il criterio direttivo di cui al successivo numero 6) della lettera b) prevede l’eliminazione dello stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a servizi di carattere assistenziale.
La lettera c) pone un principio di delega valido sia per gli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro sia per i trattamenti di disoccupazione e consistente nell’individuazione di meccanismi che prevedano un coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario dei trattamenti, “al fine di favorirne l’attivita a beneficio delle comunita locali”.

NOTE
1) L’importo del trattamento e pari all’80% della retribuzione che sarebbe spettata, fino ad un limite massimo pari, nel 2014, a euro 969,77 mensili, ovvero a euro 1.165,58 nel caso in cui la retribuzione di riferimento sia superiore a 2.098,04 euro mensili (per la determinazione di quest’ultimo importo l’ammontare della retribuzione annua viene diviso per 12 mensilita). Si ricorda che tali valori sono differenti per i trattamenti di integrazione salariale concessi in favore delle imprese del settore edile e lapideo per intemperie stagionali.
Sull’importo si applica l’aliquota contributiva ridotta a carico dei lavoratori apprendisti (attualmente pari a 5,84 punti percentuali).

2) L’importo del trattamento e pari all’80% della retribuzione che sarebbe spettata, fino ad un limite massimo pari, nel 2014, a euro 969,77 mensili, ovvero a euro 1.165,58 nel caso in cui la retribuzione di riferimento sia superiore a 2.098,04 euro mensili (per la determinazione di quest’ultimo importo l’ammontare della retribuzione annua viene diviso per 12 mensilita).
Sull’importo si applica l’aliquota contributiva ridotta a carico dei lavoratori apprendisti (attualmente pari a 5,84 punti percentuali).

3) Inoltre, i trattamenti relativi alla medesima unita produttiva non possono avere una durata superiore a 36 mesi nell’arco di un quinquennio (il quale decorre dal mese iniziale del primo dei trattamenti in considerazione); nel computo sono inclusi anche i periodi di integrazione salariale ordinaria relativa a situazioni temporanee di mercato.

4) Le aliquote sono diverse per il settore lapideo e per quello edile.

5) Anche in tal caso, i valori sono diversi per il settore lapideo e per quello edile.

6) Fondi di cui all’art. 3 della L. 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni.

7) Sono esclusi gli operai agricoli (a tempo determinato o indeterminato) (cfr., in merito, il comma 3 del citato art. 2 della L. n. 92 del 2012).

8) La retribuzione mensile di riferimento e determinata dividendo la retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni (comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilita aggiuntive) per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicando il valore cosi ottenuto per il numero 4,33.

9) Ai fini della durata non sono computati i periodi contributivi che abbiano gia dato luogo ad erogazione della prestazione.

10) Cfr., in merito, i commi da 51 a 54 del citato art. 2 della L. n. 92 del 2012.

Articolo 2
(Delega al Governo in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive)
1. Allo scopo di garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale, nonche di assicurare l’esercizio unitario delle relative funzioni amministrative, il Governo e delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto, per i profili di rispettiva competenza, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, uno o piu decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive. In mancanza dell’intesa nel termine di cui all’articolo 3 del citato decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il Consiglio dei ministri provvede con deliberazione motivata ai sensi del medesimo articolo 3.

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) razionalizzazione degli incentivi all’assunzione esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilita di trovare occupazione;

b) razionalizzazione degli incentivi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialita, con la previsione di una cornice giuridica nazionale volta a costituire il punto di riferimento anche per gli interventi posti in essere da regioni e province autonome;

c) istituzione, ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, di seguito denominata «Agenzia», partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al cui funzionamento si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali gia disponibili a legislazione vigente;

d) coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali dell’azione dell’Agenzia;
e) attribuzione all’Agenzia delle competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI;

f) razionalizzazione degli enti e uffici che, anche all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, delle regioni e delle province, operano in materia di politiche attive del lavoro, servizi per l’impiego e ammortizzatori sociali, allo scopo di evitare sovrapposizioni e di consentire l’invarianza di spesa, mediante l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali gia disponibili a legislazione vigente;

g) possibilita di far confluire nei ruoli delle amministrazioni vigilanti o dell’Agenzia il personale proveniente dalle amministrazioni o uffici soppressi o riorganizzati in attuazione della lettera f) nonche di altre amministrazioni;

h) rafforzamento delle funzioni di monitoraggio e valutazione delle politiche e dei servizi;

i) valorizzazione delle sinergie tra servizi pubblici e privati, al fine di rafforzare le capacita d’incontro tra domanda e offerta di lavoro, prevedendo, a tal fine, la definizione dei criteri per l’accreditamento e l’autorizzazione dei soggetti che operano sul mercato del lavoro e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni nei servizi pubblici per l’impiego;

l) introduzione di modelli sperimentali, che prevedano l’utilizzo di strumenti per incentivare il collocamento dei soggetti in cerca di lavoro e che tengano anche conto delle esperienze piu significative realizzate a livello regionale;
m) previsione di meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), sia a livello centrale che a livello territoriale;

n) previsione di meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze in materia di incentivi all’autoimpiego e all’autoimprenditorialita;

o) mantenimento in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali delle competenze in materia di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale;

p) mantenimento in capo alle regioni e alle province autonome delle competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro;

q) attivazione del soggetto che cerca lavoro, in quanto mai occupato, espulso o beneficiario di ammortizzatori sociali, al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione, secondo percorsi personalizzati, anche mediante l’adozione di strumenti di segmentazione dell’utenza basati sull’osservazione statistica;

r) valorizzazione del sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni erogate;

s) completamento della semplificazione amministrativa in materia di lavoro e politiche attive, con l’ausilio delle tecnologie informatiche, allo scopo di reindirizzare l’azione dei servizi pubblici nella gestione delle politiche attive.

L’articolo 2 reca una delega al Governo in materia di servizi per l’impiego e di politiche attive per il lavoro. La delega deve essere esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, secondo i termini e la procedura di cui al comma 1 e di cui al successivo articolo 6 (il comma 1 prevede, tra l’altro, che, qualora non si raggiunga l’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, il Consiglio dei Ministri provveda con deliberazione motivata, secondo la procedura di cui all’art. 3 del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281).

Il riordino previsto dalla delega e inteso, in generale, a garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva per il lavoro su tutto il territorio nazionale, nonche l’esercizio unitario delle relative funzioni amministrative (comma 1).
I principii ed i criteri direttivi per l’esercizio della delega sono stabiliti dal comma 2. Essi prevedono:
? la razionalizzazione degli incentivi all’assunzione vigenti, “da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilita di trovare occupazione” (lettera a)). L’attuale ordinamento statale reca molteplici fattispecie di incentivi alle assunzioni, fattispecie che fanno riferimento, in linea di massima, ad incrementi dell’occupazione o a tipologie specifiche di contratto (come i contratti di apprendistato) o a categorie di lavoratori (come, per esempio, i giovani fino a 29 anni di eta, le donne, i soggetti aventi almeno 50 anni di eta, i disoccupati di lunga durata, i titolari di ammortizzatori sociali)(11) ;
? la razionalizzazione degli incentivi per l’autoimpiego e di quelli per l’autoimprenditorialita, con una cornice giuridica nazionale intesa a costituire il punto di riferimento anche per gli interventi posti in essere da regioni e province autonome (lettera b)).
Si ricorda che le misure relative all’autoimprenditorialita (di cui al D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 185) costituiscono un complesso di incentivi, destinati prevalentemente ai giovani ed alle donne, ai fini della costituzione di imprese di piccola dimensione o ai fini di ampliamenti aziendali. Le misure relative all’autoimpiego (di cui al medesimo D.Lgs. n. 185 del 2000) rappresentano un complesso di incentivi, destinati prevalentemente ai soggetti privi di occupazione residenti nelle aree depresse, ai fini della creazione di attivita di lavoro autonomo o della costituzione di microimprese o della creazione di iniziative di autoimpiego in forma di franchising;
? l’istituzione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, regioni e province autonome e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il conferimento alla medesima delle competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive ed ASpI ed il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali dell’azione dell’Agenzia (lettere c), d) ed e));
? la razionalizzazione degli enti ed uffici che, anche all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, delle regioni e delle province, operino in materia di politiche attive del lavoro, servizi per l’impiego ed ammortizzatori sociali, allo scopo di evitare sovrapposizioni, anche con la nuova Agenzia, e di consentire l’invarianza di spesa nella costituzione della medesima (lettera f));
? la possibilita di far confluire nei ruoli delle “amministrazioni vigilanti” o della nuova Agenzia il personale proveniente dalle amministrazioni o dagli uffici soppressi o riorganizzati nonche il personale di altre amministrazioni (lettera g)). Potrebbe essere ritenuto opportuno chiarire se per amministrazioni vigilanti si intenda esclusivamente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in conformita con la precedente lettera c));
? il rafforzamento delle funzioni di monitoraggio e valutazione delle politiche attive per il lavoro e dei servizi per l’impiego (lettera h));
? la valorizzazione delle sinergie tra servizi pubblici e privati, al fine di rafforzare le capacita d’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, prevedendo, a tal fine, la definizione dei criteri per l’accreditamento e per l’autorizzazione dei soggetti che operano sul mercato del lavoro e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni nei servizi pubblici per l’impiego (lettera i)).
? Si ricorda che, per il settore privato, la disciplina di cui al Titolo II, Capo I, del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, individua cinque tipologie di agenzie per il lavoro: agenzie di somministrazione di lavoro, abilitate a svolgere tutte le attivita relative al contratto di somministrazione (ed inerenti alla figura del “somministratore”); agenzie abilitate ad esercitare esclusivamente le attivita relative alla somministrazione a tempo indeterminato con riguardo ad uno degli ambiti lavorativi di cui all’art. 20, comma 3, lettere da a) a i-ter), dello stesso D.Lgs. n. 276 del 2003, e successive modificazioni; agenzie di intermediazione; agenzie di ricerca e selezione del personale; agenzie di supporto alla ricollocazione professionale. Le agenzie appartenenti alla prima tipologia possono svolgere tutte le attivita summenzionate, mentre le agenzie rientranti nella terza tipologia (intermediazione) possono esercitare anche le attivita di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale;
? l’introduzione di modelli sperimentali, che prevedano l’impiego di strumenti per incentivare il collocamento dei soggetti in cerca di lavoro e che tengano anche conto delle esperienze piu significative svolte a livello regionale (lettera l));
? la definizione di meccanismi di raccordo tra la suddetta Agenzia e l’INPS, a livello sia centrale sia territoriale (lettera m));
? la previsione di meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze relative ai summenzionati incentivi per l’autoimpiego e per l’autoimprenditorialita (lettera n));
? il mantenimento in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali delle competenze in materia di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale (lettera o));
? il mantenimento in capo alle regioni ed alle province autonome delle competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro (lettera p));
? l’attivazione “del soggetto che cerca lavoro, in quanto mai occupato, espulso o beneficiario di ammortizzatori sociali, al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione, secondo percorsi personalizzati, anche mediante l’adozione di strumenti di segmentazione dell’utenza basati sull’osservazione statistica” (lettera q));

? la valorizzazione del sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro ed il monitoraggio delle prestazioni erogate (lettera r));

? il “completamento della semplificazione amministrativa in materia di lavoro e politiche attive, con l’ausilio delle tecnologie informatiche, allo scopo di reindirizzare l’azione dei servizi pubblici nella gestione delle politiche attive” (lettera s)).

NOTE
11) Ai fini di un quadro degli incentivi all’occupazione, si segnala l’inserto de IlSole24ore Focus, “Gli incentivi per assumere”, del 22 gennaio 2014.

Articolo 3
(Delega al Governo in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti)

1. Allo scopo di conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, il Governo e delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, uno o piu decreti legislativi, contenenti disposizioni di semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese.

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti, anche mediante abrogazione di norme, connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione, del medesimo rapporto, di carattere amministrativo;

b) eliminazione e semplificazione, anche mediante norme di carattere interpretativo, delle norme interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi;

c) unificazione delle comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi, quali in particolare gli infortuni sul lavoro, e obbligo delle stesse amministrazioni di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti;

d) rafforzamento del sistema di trasmissione delle comunicazioni in via telematica e abolizione della tenuta di documenti cartacei;

e) revisione del regime delle sanzioni, tenendo conto dell’eventuale natura formale della violazione, in modo da favorire l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita, nonche valorizzazione degli istituti di tipo premiale;

f) individuazione di modalita organizzative e gestionali che consentano di svolgere esclusivamente in via telematica tutti gli adempimenti di carattere amministrativo connessi con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro;

g) revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino, in un’ottica di integrazione nell’ambito della dorsale informativa di cui all’articolo 4, comma 51, della legge 28 giugno 2012, n. 92, e della banca dati delle politiche attive e passive del lavoro di cui all’articolo 8 del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99.

L’articolo 3 reca una delega al Governo per la definizione di norme di semplificazione e di razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti, a carico di cittadini e imprese, relativi alla costituzione ed alla gestione dei rapporti di lavoro. La delega deve essere esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, secondo i termini e la procedura di cui al comma 1 e di cui al successivo articolo 6.
I principii ed i criteri direttivi per l’esercizio della delega sono stabiliti dal comma 2. Essi prevedono:
?
la razionalizzazione e la semplificazione (anche mediante abrogazione di norme) delle procedure e degli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, “con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione, inerenti al medesimo rapporto, di carattere amministrativo” (lettera a));
?
l’eliminazione e la semplificazione, anche mediante norme di carattere interpretativo, delle disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi (lettera b));
?

l’unificazione delle comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi, “quali in particolare gli infortuni sul lavoro”, l’obbligo delle stesse amministrazioni di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti, il “rafforzamento” del sistema di trasmissione delle comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei, l’individuazione di modalita organizzative e gestionali che consentano di svolgere, esclusivamente in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere amministrativo connessi con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro (lettere c), d) e f)).
?
?

Si ricorda che, nella normativa vigente, a decorrere dal 1° luglio 2013(12) , la “presentazione di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche a fini statistici, tra le imprese e le amministrazioni pubbliche” avvengono esclusivamente in via telematica. Per le comunicazioni obbligatorie relative alla costituzione ed alle variazioni dei rapporti di lavoro, la disciplina vigente( 13) prevede che tali comunicazioni siano effettuate (esclusivamente in via telematica) al centro per l’impiego competente per territorio e che l’effettuazione delle stesse sia valida ai fini dell’adempimento dell’obbligo di comunicazione all’INAIL (relativo alla costituzione ed alla cessazione del rapporto di lavoro) nonche ai fini dell’adempimento degli eventuali obblighi di comunicazione nei confronti delle direzioni regionali e provinciali del lavoro, dell’INPS o di altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo e delle province( 14) ; riguardo agli infortuni sul lavoro (che rientrino nelle fattispecie soggette agli obblighi di denuncia all’INAIL ed all’autorita locale di pubblica sicurezza), la denuncia all’INAIL( 15) e effettuata, a decorrere dalla suddetta data del 1° luglio 2013( 16) , esclusivamente in via telematica e l’obbligo di denuncia all’autorita locale di pubblica sicurezza cessera( 17) a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di attuazione del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP)( 18) .
?

Potrebbe essere ritenuto opportuno valutare l’attuale formulazione dei principii di delega in oggetto alla luce delle norme gia vigenti, anche di carattere generale, in materia di comunicazioni telematiche;
?

la revisione del regime delle sanzioni – tenendo conto dell’eventuale natura formale della violazione ed in modo da favorire l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita – nonche la valorizzazione degli istituti di tipo premiale (lettera e));
?

la revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino, “in un’ottica di integrazione” con la gia prevista dorsale informativa unica (relativa al patrimonio culturale e professionale accumulato dai cittadini e basata sull’interoperabilita delle banche dati, centrali e territoriali, esistenti)( 19) e con la banca dati delle politiche attive e passive del lavoro( 20) (lettera g)). Si ricorda che nel libretto formativo del cittadino(21) vengono registrate le competenze acquisite durante la formazione in apprendistato, la formazione specialistica e la formazione continua svolta durante l’arco della vita lavorativa ed effettuata da soggetti accreditati, nonche le competenze acquisite in modo “non formale e informale”, purche riconosciute e certificate.

Note

12) Cfr. il D.P.C.M. 22 luglio 2011.

13 ) Cfr. il D.M. 30 ottobre 2007.

14) Cfr. l’art. 4-bis, comma 6, del D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, e l’art. 9, comma 5, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 99.

15) Denuncia di cui all’art. 53 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni.

16) Cfr. il citato D.P.C.M. 22 luglio 2011.

17) Ai sensi dell’art. 32, comma 6, lettera b), e comma 7, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 98.

18 ) Decreto previsto dall’art. 8, comma 4, del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni.

19 ) Dorsale informativa unica di cui all’art. 4, comma 51, della L. 28 giugno 2012, n. 92.

20 ) Di cui all’art. 8 del D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 99.

21 ) Di cui all’art. 2, comma 1, lett. i), del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, all’accordo tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sancito dalla relativa Conferenza permanente il 18 febbraio 2000, ed al D.M. 10 ottobre 2005.

Articolo 4
(Delega al Governo in materia di riordino delle forme contrattuali)

1. Allo scopo di rafforzare le opportunita di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonche di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo, il Governo e delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu decreti legislativi recanti misure per il riordino e la semplificazione delle tipologie contrattuali esistenti, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi che tengano altresi conto degli obiettivi indicati dagli orientamenti annuali dell’Unione europea in materia di occupabilita:

a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di semplificazione delle medesime tipologie contrattuali;

b) redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, semplificate secondo quanto indicato alla lettera a), che possa anche prevedere l’introduzione, eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti;

c) introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali comparativamente piu rappresentative sul piano nazionale;

d) previsione della possibilita di estendere il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attivita lavorative discontinue e occasionali, in tutti i settori produttivi, attraverso l’elevazione dei limiti di reddito attualmente previsti e assicurando la piena tracciabilita dei buoni lavoro acquistati;

e) abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con il testo di cui alla lettera b), al fine di eliminare duplicazioni normative e difficolta interpretative e applicative.

L’articolo 4 reca una delega al Governo per il riordino e la semplificazione delle tipologie di contratti di lavoro, al fine di renderle maggiormente coerenti con le esigenze del contesto occupazionale e produttivo e di incrementare le opportunita di ingresso nel mondo del lavoro, tenendo altresi conto degli obiettivi indicati dagli orientamenti annuali dell’Unione europea in materia di occupabilita. La delega deve essere esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, secondo i termini e la procedura di cui all’alinea del comma 1 e di cui al successivo articolo 6.

I principii ed i criteri direttivi per l’esercizio della delega sono stabiliti dalle lettere da a) ad e) del comma 1. Essi prevedono:
?

l’individuazione e l’analisi di tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo, nazionale ed internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di semplificazione delle medesime tipologie contrattuali (lettera a)).

Come tipologie di contratti di lavoro piu diffuse si possono ricordare, oltre al contratto di lavoro a tempo indeterminato: i contratti a termine; i contratti a tempo parziale; i contratti di lavoro ripartito (cosiddetto job sharing, mediante il quale due lavoratori assumono in solido l’adempimento di un’unica obbligazione lavorativa( 22) );

i contratti di apprendistato; i rapporti di somministrazione di lavoro; i contratti di lavoro intermittente (o di “lavoro a chiamata”), in base ai quali un soggetto si pone a disposizione, a termine o a tempo indeterminato, di un datore di lavoro, per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente( 23) ; i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (nel cui ambito si colloca la figura del contratto di lavoro a progetto)( 24) ; i contratti di lavoro accessorio – tale istituto( 25) concerne prestazioni retribuite mediante buoni orari dal valore unitario prefissato, il cui importo complessivo annuo non puo superare determinati limiti, relativi sia a ciascun lavoratore( 26) sia alle sole prestazioni rese dal lavoratore in favore di un singolo committente (imprenditore commerciale o professionista( 27) ) -.

Riguardo ai contratti di lavoro accessorio, la successiva lettera d) reca il principio di delega della possibilita di ampliamento della concreta applicazione dell’istituto in tutti i settori produttivi, per le attivita lavorative discontinue e occasionali, attraverso l’elevazione dei limiti annui di importo dei relativi compensi ed assicurando la piena tracciabilita dei buoni lavoro acquistati;

?

la redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, con la possibile introduzione, anche in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali, espressamente intese a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori destinatari (lettera b));
?

l’introduzione, anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali comparativamente piu rappresentative sul piano nazionale (lettera c)). Com’e noto, nell’attuale ordinamento, non esiste un livello minimo di retribuzione fissato in via legislativa, mentre trovano applicazione, per i relativi settori, i livelli minimi di retribuzione stabiliti dai singoli contratti collettivi per ciascuna qualifica e mansione – livelli che, in base ad una consolidata giurisprudenza( 28 ) , si applicano anche ai lavoratori non iscritti alle associazioni sindacali firmatarie -;
?
l’abrogazione esplicita delle disposizioni incompatibili (rispetto al testo normativo definito ai sensi della precedente lettera b)), al fine di eliminare duplicazioni normative e difficolta interpretative ed applicative (lettera e)).

Note

22) Esso e disciplinato dal Titolo V, Capo II, del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.

23) Tale figura contrattuale e disciplinata dal Titolo V, Capo I, del D.Lgs. n. 276 del 2003, e successive modificazioni.

24 ) Cfr., in merito, il Titolo VII, Capo I, del D.Lgs. n. 276 del 2003, e successive modificazioni.

25 ) Disciplinato dagli artt. 70, 72 e 73 del D.Lgs. n. 276 del 2003, e successive modificazioni; per il settore agricolo e per i committenti pubblici, norme specifiche sono poste, rispettivamente, dai commi 2 e 3 del suddetto art. 70.

26 ) Tale limite e pari, nel 2014, a 5.050 euro (al netto delle ritenute – in favore degli enti previdenziali – di natura assicurativa e contributiva e per i costi di gestione). Inoltre, per gli anni 2013 e 2014, per i percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, si applica un diverso limite, pari a 3.000 euro (al netto delle summenzionate ritenute), in via esclusiva (cioe, non trova applicazione il limite relativo alle prestazioni rese in favore di un singolo committente).

27 ) Questo secondo limite – pari, nel 2014, a 2.020 euro (al netto delle ritenute – in favore degli enti previdenziali – di natura assicurativa e contributiva e per i costi di gestione) – non si applica per i committenti agricoli, nonche, come detto, per gli anni 2013 e 2014, per i percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito.

28 ) La giurisprudenza si e basata, in via essenziale, sul principio costituzionale di retribuzione proporzionata alla quantita e qualita del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare al lavoratore ed alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa (principio di cui all’art. 36, primo comma, della Costituzione).

Articolo 5
(Delega al Governo in materia di maternita e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro)

1. Allo scopo di garantire adeguato sostegno alla genitorialita, attraverso misure volte a tutelare la maternita delle lavoratrici e favorire le opportunita di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalita dei lavoratori, il Governo e delegato ad adottare, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto, per i profili di rispettiva competenza, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu decreti legislativi per la revisione e l’aggiornamento delle misure volte a tutelare la maternita e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) ricognizione delle categorie di lavoratrici beneficiarie dell’indennita di maternita, nella prospettiva di estendere, eventualmente anche in modo graduale, tale prestazione a tutte le categorie di donne lavoratrici;
b) garanzia, per le lavoratrici madri parasubordinate, del diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro;

c) introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico;

d) incentivazione di accordi collettivi volti a favorire la flessibilita dell’orario lavorativo e dell’impiego di premi di produttivita, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilita genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attivita lavorativa, anche attraverso il ricorso al telelavoro;

e) favorire l’integrazione dell’offerta di servizi per l’infanzia forniti dalle aziende nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione dell’utilizzo ottimale di tali servizi da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi;

f) ricognizione delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternita e della paternita, ai fini di poterne valutare la revisione per garantire una maggiore flessibilita dei relativi congedi, favorendo le opportunita di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro;
g) estensione dei principi di cui al presente comma, in quanto compatibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, con riferimento al riconoscimento della possibilita di fruizione dei congedi parentali in modo frazionato e alle misure organizzative finalizzate al rafforzamento degli strumenti di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

L’articolo 5 reca una delega al Governo per la revisione e l’aggiornamento delle misure intese a tutelare la maternita e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. La delega deve essere esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, secondo i termini e la procedura di cui al comma 1 e di cui al successivo articolo 6.

I principii ed i criteri direttivi per l’esercizio della delega sono stabiliti dal comma 2. Essi prevedono:

?

la ricognizione delle categorie di lavoratrici beneficiarie dell’indennita di maternita, nella prospettiva di estendere, eventualmente anche in modo graduale, tale prestazione a tutte le categorie di donne lavoratrici (lettera a)). Potrebbe essere ritenuto opportuno valutare se la formulazione del principio in esame indichi con chiarezza le ulteriori categorie a cui si faccia riferimento, dal momento che, in base al testo unico in materia di tutela e sostegno della maternita e della paternita, di cui D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, per le categorie di lavoratrici subordinate, autonome (ivi comprese le libere professioniste) o aventi rapporti di collaborazione coordinata e continuativa gia sono previsti trattamenti di maternita;
?

l’estensione alle lavoratrici madri “parasubordinate” del diritto alla prestazione di maternita anche in assenza del versamento dei contributi da parte del committente – cosiddetto principio di automaticita della prestazione – (lettera b)). Potrebbe essere ritenuto opportuno valutare se si intenda, in realta, estendere il principio di automaticita anche ai casi in cui spetti l’indennita di paternita al lavoratore “parasubordinato”( 29 ) . Sotto il profilo letterale, potrebbe ritenersi opportuno sostituire il termine “datore di lavoro” con il termine “committente”;
?

l’introduzione di un credito d’imposta (inteso ad incentivare il lavoro femminile) per le donne lavoratrici, anche autonome, che abbiano figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo, nonche l’armonizzazione del regime delle detrazioni (dall’imposta sui redditi) per il coniuge a carico (lettera c)).

L’introduzione del suddetto credito d’imposta sembra poter incidere anche in ambiti sui quali gia opera l’attuale regime delle detrazioni per il coniuge a carico, con riferimento ai casi in cui, nell’attuale ordinamento, il soggetto, pur avendo redditi (in ipotesi, redditi da lavoro), resti, in ragione del basso livello degli stessi, a carico del coniuge (anche ai fini del diritto di quest’ultimo alle corrispondenti detrazioni)( 30 ) ; la prevista “armonizzazione” potrebbe, dunque, riferirsi a tale ambito di eventuale sovrapposizione;
?

l’incentivazione di accordi collettivi intesi a facilitare la flessibilita dell’orario di lavoro e la flessibilita dell’impiego di premi di produttivita, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilita di genitore, l’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attivita lavorativa, anche attraverso il ricorso al telelavoro (lettera d));
?

la promozione dell’integrazione dell’offerta di servizi per l’infanzia, forniti dalle aziende, nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione dell’impiego ottimale di tali servizi da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi (lettera e));
?

la ricognizione delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternita e della paternita, ai fini di poterne valutare la revisione, per garantire una maggiore flessibilita dei relativi congedi, favorendo le opportunita di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (lettera f)). In merito ai congedi, cfr. pure sub la successiva lettera g));
?

l’estensione dei principii e dei criteri direttivi di cui al presente comma 2, in quanto compatibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, con riferimento al riconoscimento della possibilita di fruizione dei congedi parentali in modo frazionato ed alle misure organizzative intese al rafforzamento degli strumenti di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (lettera g)). Potrebbe essere ritenuto opportuno chiarire il riferimento al frazionamento del congedo parentale, considerato che l’art. 32 del citato testo unico in materia di tutela e sostegno della maternita e della paternita, di cui al D.Lgs. n. 151 del 2001, e successive modificazioni, gia consente il ricorso al medesimo congedo in modo frazionato e demanda (in base alla novella di cui all’art. 1, comma 339, lettera a), della L. 24 dicembre 2012, n. 228) alla contrattazione collettiva di settore la definizione delle modalita di fruizione su base oraria, nonche i criteri di calcolo di tale base e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa( 31) .

Note

29) L’indennita di paternita in oggetto e riconosciuta (ai sensi dell’art. 3 del D.M. 4 aprile 2002) nei casi di: morte o grave infermita della madre; abbandono da parte della madre; affidamento esclusivo del bambino al padre; nelle ipotesi di adozione o affidamento, in alternativa alla madre lavoratrice che non ne faccia richiesta.

30 ) Il limite annuo di reddito in oggetto e attualmente pari a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (ai sensi dell’art. 12, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni).

31 ) Per il personale del comparto sicurezza e difesa e di quello dei vigili del fuoco e soccorso pubblico, la disciplina collettiva deve prevedere, altresi, “al fine di tenere conto delle peculiari esigenze di funzionalita connesse all’espletamento dei relativi servizi istituzionali, specifiche e diverse modalita di fruizione e di differimento del congedo”.

Articolo 6
(Disposizioni comuni per l’esercizio delle deleghe di cui
agli articoli da 1 a 5)

1. I decreti di cui agli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 della presente legge sono adottati nel rispetto della procedura di cui all’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
2. Gli schemi dei decreti legislativi, a seguito di deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri, sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche su di essi siano espressi, entro trenta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari. Decorso tale termine, i decreti sono emanati anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine per l’espressione dei pareri parlamentari di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono o seguono la scadenza dei termini previsti al comma 1 degli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 ovvero al comma 4 del presente articolo, questi ultimi sono prorogati di tre mesi.

3. Dall’attuazione delle deleghe recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tale fine, per gli adempimenti dei decreti attuativi della presente legge, le amministrazioni competenti provvedono attraverso una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane, finanziarie e strumentali, allo stato in dotazione alle medesime amministrazioni.

4. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo puo adottare, con la medesima procedura di cui ai commi 1 e 2, disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi, tenuto conto delle evidenze attuative nel frattempo emerse.

L’articolo 6 reca norme sui termini temporali e sulle procedure per l’esercizio delle deleghe di cui ai precedenti articoli da 1 a 5, nonche per l’adozione di eventuali decreti legislativi correttivi ed integrativi (rispetto a quelli base).

(A cura di Fabio Fiori, responsabile Ufficio studi di InnCantiere Srl)

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