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14 febbraio 2019 Comments Off on LAVORO-Il futuro del lavoro: “The Talent Crunch” uno studio di Korn Ferry sulla crisi del talent Commerciale

LAVORO-Il futuro del lavoro: “The Talent Crunch” uno studio di Korn Ferry sulla crisi del talent

Una carenza di manodopera qualificata potrebbe portare, entro il 2030, a una perdita di opportunità di reddito a livello globale di 8,452 trilioni di dollari, pari al PIL combinato di Germania e Giappone. Governi, aziende e organizzazioni sono ancora in tempo per mitigare il rischio ma devono fare della strategia per formare i talenti una priorità chiave.

 

Milano, 13 febbraio 2019. La crisi del talento – ovvero una carenza di manodopera qualificata – potrebbe spostare l’equilibrio globale del potere economico entro il 2030: è quanto emerge da uno studio condotto daKorn Ferry, Società di consulenza organizzativa globale che accompagna le aziende nel ridisegnare gli asset manageriali. Realizzato a livello mondiale, lo studio “The Talent Crunch” pone l’accento sull’impatto finanziario in tre diversi orizzonti temporali (2020, 2025 e 2030).

Dalla ricerca emerge che, se lasciata senza indirizzo, la carenza di talenti mondiale ridurrà in futuro la crescita per le organizzazioni, le economie e il lavoro. Se la situazione non verrà guidata, entro il 2030, la carenza di lavoratori qualificata sarà pari a 85,2 milioni di persone, con una conseguente perdita di opportunità di reddito di 8,452 trilioni di dollari, pari al PIL combinato di Germania e Giappone.

C’è ancora tempo per mitigare il rischio ma i governi e le organizzazioni devono fare della strategia per i talenti una priorità chiave e adottare da subito misure per istruire, formare e potenziare la propria forza lavoro esistente.

“I risultati di questo studio saranno sicuramente di aiuto ai leader delle aziende e delle organizzazioni per capire in che modo la carenza di talenti impatterà sui loro settori e sulle regioni in cui operano per iniziare ad affrontare immediatamente la crisi del talento, prima che questa avvenga e ne subiscano conseguenze economiche”, commenta Maurizia Villa, Managing director e Country Chair Italia di Korn Ferry, Società di consulenza organizzativa globale.

Per costruire un quadro di ciò che la carenza di talenti potrebbe significare a livello economico globale, Korn Ferry haanalizzato l’offerta e la domanda di talenti in 20 economie sviluppate e in via di sviluppo: le Americhe (Brasile, Messico, Stati Uniti), EMEA (Francia, Germania, Paesi Bassi, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito) e Asia Pacifico (Australia, Cina, Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Malesia, Singapore e Tailandia).

La ricerca è stata effettuata in tre settori ad alta intensità di conoscenza che all’interno di ciascun mercatofungono da fattori determinanti per la crescita economica globale (servizi finanziari e aziendali; tecnologia, media e telecomunicazioni – TMT; settore manifatturiero) a tre livelli di abilità distintilavoratori altamente qualificatiche hanno completato l’istruzione post-secondaria; lavoratori di livello intermedio, che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore; lavoratori scarsamente qualificati, che hanno meno dell’istruzione secondaria superiore.

I risultati dello studio di Korn Ferry evidenziano la portata e l’impatto della crisi dei talenti in termini di carenze di dipendenti qualificati e che cosa implicano in termini di opportunità perse per la creazione di valore. Ad esempio, il settore dei servizi finanziari degli Stati Uniti soffrirà di più per la crescita stentata dovuta alla mancanza di talento, con 435,69 miliardi di dollari di produzione economica non realizzata, pari a circa l’1,5% dell’intera economia del Paese.

Per l’importantissimo settore tecnologico, Korn Ferry ha rilevato che una carenza di competenze lavorative raggiungerà i 4,3 milioni di lavoratori entro il 2030 (ben 59 volte il numero di dipendenti di Alphabet, la società madre di Google). Come nota positiva, si prevede che l’India abbia un surplus di lavoro qualificato di circa 245,3 milioni di lavoratori entro il 2030. Si tratta dell’unico paese dello studio che dovrebbe avere un surplus, dovuto principalmente al consistente numero di persone in età lavorativa e ai programmi governativi per aumentare le capacità dei lavoratori.

Dall’analisi di Korn Ferry emerge chiaramente che anche le aziende che utilizzano più robotica prevedono uncrescente bisogno di talento umano con competenze avanzate, per esempio per ridistribuire le persone dalla fabbrica – dove i robot possono eseguire lavori ripetitivi – ai laboratori di ricerca. Il problema fondamentale è ladiscrepanza tra i progressi tecnologici, tra cui l’automazione, l’intelligenza artificiale (AI) e l’apprendimento automatico, e le competenze e le esperienze che i lavoratori devono avere per sfruttare questi strumenti avanzati. In altre parole, la tecnologia non può offrire i guadagni di produttività promessi se non ci sono abbastanza uomini con le giuste competenze.

 

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SCHEDA

 

The Talent CrunchUna sintesi delle previsioni per i diversi settori

Il settore dei servizi finanziari e commerciali è uno dei più importanti del mondo in termini di contributo al PIL ed è anche il settore più minacciato da gravi carenze di talenti. Lo studio di Korn Ferry prevede un deficit di 10,7 milioni di risorse entro il 2030, pari a oltre 45 volte la forza lavoro globale di HSBC.

I primi cinque centri finanziari dello studio – Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Germania e Francia – potrebbero non generare 870,47 miliardi di dollari entro il 2030, di cui la metà negli Stati Uniti.

In particolare, i centri finanziari europei come il Regno Unito e la Germania potrebbero faticare a mantenere le loro posizioni globali a causa dell’incombente carenza di talenti qualificati, con il Regno Unito di fronte a una carenza di competenze entro il 2030 equivalente a un quinto della sua forza lavoro nel settore. Secondo la ricerca. il Giappone, sesto più grande centro finanziario del mondo, non riuscirà a generare nel 2030 fatturato per 113,62 miliardi di dollari, pari a oltre il 18% del valore potenziale del settore sempre nel 2030.

Una curiosità: l’India è l’unico paese che prevede un surplus di manodopera altamente specializzata in servizi finanziari e aziendali entro il 2030.

La tecnologia è alla base di tutti i settori dell’economia globale, ma il suo avanzamento potrebbe essere bloccato da gravi problemi di talento. Tali deficit sono già evidenti e la ricerca di Korn Ferry prevede che entro il 2030 la carenza di manodopera raggiungerà i 4,3 milioni di lavoratori (59 volte il numero attuale di dipendenti di Alphabet, la società madre di Google).

Per gli Stati Uniti, attualmente il principale mercato tecnologico mondiale, le previsioni per il settore tecnologia, media e telecomunicazioni (TMT), sono di perdere 162,25 miliardi di dollari entro il 2030 a causa della carenza di competenze settoriali. Questi deficit di talenti potrebbero compromettere seriamente lo status dell’America di centro tecnologico globale.

La Cina, che ha lavorato molto per trasformarsi in un centro tecnologico all’avanguardia nel mondo, entro il 2030 potrebbe non riuscire a generare 44,45 miliardi di dollari di entrate a causa della mancanza di competenze.

I dati demografici del Giappone lavorano contro il Paese stesso, con deficit di competenze settoriali già segnati e previsti per raggiungere 280.000 lavoratori entro il 2020. Il deficit salirà a più di 500.000 lavoratori altamente qualificati entro il 2030, minacciando la posizione fra del Giappone fra i top 5 del mercato tecnologico globale.

Sul fronte EMEA, nel 2030 il Regno Unito non realizzerà quasi il 9% delle entrate potenziali del settore TMT a causa della mancanza di competenze.

Anche nel settore della tecnologia, l’India è di nuovo l’unico Paese che dovrebbe avere un surplus di lavoro qualificato, che dovrebbe raggiungere 1,3 milioni di lavoratori entro il 2030, creando l’opportunità di sviluppare ulteriormente la sua importanza di centro tecnologico.

Per soddisfare la domanda interna di prodotti, generare entrate dall’esportazione e fornire le attrezzature e gli strumenti necessari a tutti i settori è necessaria una solida industria manifatturiera. Il settore della produzione è uno più importanti per lo sviluppo dei mercati, e questo settore rappresenta circa il 35% circa dell’economia cinese. Ma anche la produzione è diretta verso una crisi: entro il 2030, il settore si troverà di fronte a una carenza di manodopera globale di 7,9 milioni di lavoratori, l’equivalente di 39 volte il numero dei dipendenti Ford in tutto il mondo.

L’abbondanza di talento manifatturiero in Cina e in Russia guiderà un surplus globale di lavoratori manifatturieri altamente qualificati fino al 2020, ma entro il 2030, tutti i paesi – ad eccezione dell’India – avranno un deficit di manodopera altamente qualificata nel settore.

I paesi in via di sviluppo con forti centri di produzione potrebbero iniziare ad avere problemi a causa di gravi carenze di talenti: entro il 2030, il Brasile potrebbe soffrire di un deficit di produzione di 1,7 milioni di dollari mentre l’Indonesia potrebbe vedere la carenza di lavoratori raggiungere 1,6 milioni.

Gli Stati Uniti, la più importante economia manifatturiera del mondo, già si sta scontrando col problema della carenza di talenti produttivi altamente qualificati; lo studio di Korn Ferry prevede che questo deficit aumenterà nel prossimo decennio, raggiungendo un disavanzo nel 2030 di 383.000 lavoratori, pari a oltre il 10% della forza lavoro altamente qualificata.

Il Giappone, terza economia manifatturiera analizzata nello studio, potrebbe non riuscire a realizzare 194,61 miliardi di dollari entro il 2030 a causa della grave carenza di manodopera in questo settore, la più alta quantità di qualsiasi Paese analizzato, che rappresenta il 3% dell’intera economia del paese.

 

 

The Talent Crunch: anche l’Europa soffrirà per la mancanza di talenti

 

Secondo lo studio di Korn Ferry, l’Europa soffrirà di gravi carenze di competenze, con una produzione non realizzata dei Paesi dell’UE entro il 2030 per un totale di 1,33 miliardi di dollari, a causa di deficit di talenti, in particolare nel settore dei servizi finanziari e commerciali.

Questo problema su scala europea indica che è improbabile che i benefici della libera circolazione dei lavoratori appartenenti all’Unione stessa forniscano una soluzione alla carenza di competenze. Anche i paesi in via di sviluppo nella regione EMEA affronteranno problemi simili, con il settore finanziario e dei servizi alle imprese che sta diventando sempre più importante, mentre il mercato del lavoro diventa sempre più ristretto.

Secondo lo studio, infine, tutti i mercati dell’area EMEA, sperimenteranno un deficit di manodopera altamente qualificata che si tradurrà in 1.906 miliardi di dollari di output non realizzati in tutta la regione entro il 2030. Tuttavia, dato che tutti i paesi EMEA possono aspettarsi entro il 2030 eccedenze di manodopera poco qualificata, ci saranno grandi possibilità di aggiornamento delle competenze per alleviare la crisi del talento.

Per ulteriori dettagli e per scaricare lo studio di Korn Ferry The Talent Crunchhttps://futureofwork.kornferry.com/global-perspective/

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