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7 febbraio 2011 Comments (0) Dalla home page

LAVORO-Faricerca: P&G la porta all’estero con chi ci sta

Nel 1983 il management di Fater, azienda italiana leader di mercato nel settore dei pannolini per bambini e assorbenti per igiene intima femminile, decise di investire nella ricerca creando la Faricerca Spa e, due anni dopo, tutto il personale della ricerca viene ricollocato nel nuovo centro appena costruito a Sambuceto, in provincia di Pescara: il centro vive una crescita molto rapida, sia grazie a un programma di assunzione, sia per la dinamicita del settore. I programmi di ricerca hanno permesso alla societa Fater di consolidare ulteriormente la posizione di leadership sul mercato nazionale e addirittura di espandersi anche oltre frontiera entrando nel mercato inglese e iberico (Spagna e Portogallo): un fattore determinante per la crescita dell’organizzazione di ricerca e stato anche l’opportunita di accedere a programmi di finanziamento governativi. Nel 1992 il gruppo Fater, Fameccanica e Faricerca stipulano una joint venture paritaria con Procter & Gamble e nel 1995 la Faricerca viene completamente acquisita da P&G e diventa a tutti gli effetti un Centro R&D integrato nell’organizzazione globale, focalizzandosi sullo sviluppo di tecnologie per il segmento dei prodotti per igiene intima femminile. Le responsabilita del centro rivestono un ruolo globale e conseguentemente le tecnologie sviluppate sono applicate in tutti i mercati mondiali.

Eppure, nonostante riconoscimenti “interni” ed “esterni” all’azienda, il 19 gennaio di quest’anno viene comunicata la decisione di chiudere il centro tecnico di Sambuceto e di cessare tutte le attivita, al piu tardi, a giugno 2012. Il lavoro attualmente svolto nel centro verra trasferito nelle altre sedi mondiali e precisamente tra Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Singapore. Questo l’argomento dell’interrogazione che la deputata del Pd Vittoria D’Incecco ha rivolto ai ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi, dello Sviluppo economico, Paolo Romani e dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, sottolineando che “nel centro attualmente lavorano circa 140 persone, tutte ad altissima professionalita: tra questi circa il 10% copre un ruolo dirigenziale, circa l’85% quello di ricercatori specializzati e il restante 5% tra ruoli amministrativi, logistica e servizi generali. Il personale ha una esperienza lavorativa media di 15-20 anni, sviluppatosi in un ambiente molto competitivo, e con una classe dirigente dove quasi il 100 per cento ha prestato lavoro in altri centri mondiali e, nonostante le dimensioni contenute per un centro di ricerca in accordo ai criteri P&G, le competenze sono molto estese in quanto coprono diversi settori ed hanno permesso di avere un ruolo di leadership per lo sviluppo di tecnologie rivelatesi critiche per lo sviluppo del mercato dell’ igiene intima femminile”.

Un ruolo di leadership, ha sottolineato la D’Incecco, che e stato anche confermato recentemente dallo Chef Technology Officer a mezzo di comunicazione a tutto il personale del centro. Inoltre, il centro si e avvalso anche dell’opportunita di ampliare i programmi di ricerca attraverso l’accesso ai piani di finanziamento da parte dell’Unione europea e “al momento c’e un programma attivo dove oltre alla P&G sono coinvolti Accademia e Piccola/Media Industria per sviluppare tecnologie biomarine per riapplicazione in vari settori”. Non solo, “negli ultimi 3 mesi sono state inoltrate domande per programmi di finanziamento per altri 2 progetti il cui esito verra comunicato in autunno 2011 e ad aprile 2010 il centro e stato insignito del prestigioso Premio dell’Innovazione dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente della Confindustria Emma Marcegaglia”.

Nell’interrogazione si legge ancora che, secondo l’azienda, la chiusura non e relativa a problemi di performance ma piuttosto al fatto che il centro di Sambuceto non rientra nella visione sviluppata per l’organizzazione R&D del futuro. “In pratica – ha commentato la D’Incecco – si vuole riorganizzare la ricerca in maniera da diventare piu competitivi, mediante la creazione di mega hub, dove sviluppare molte piu sinergie e offrire un ambiente di lavoro molto piu dinamico anche dal punto di vista di crescita professionale. A tutti i dipendenti e stata data la possibilita di continuare il loro lavoro nella nuova sede, all’estero, pero, chi sara impossibilitato a spostarsi perdera il posto di lavoro. Tale decisione – ha aggiunto la deputata – ha un impatto drammatico sia per i lavoratori che per le loro famiglie dal momento che solo pochi ricercatori avranno la possibilita materiale di accettare la proposta di ricollocazione all’estero mentre, data la specificita del lavoro svolto, le possibilita di ricollocazione sul territorio sono praticamente inesistenti”. Per non parlare delle ricadute per tutto l’indotto collegato con il lavoro del centro tecnico: circa ulteriori 500 persone che risentiranno della decisione aziendale. Inoltre, con la chiusura del centro, il territorio perdera un know-how unico e molto consolidato, confermando come l’Italia non riesca assolutamente a proteggere il settore della ricerca, settore presupposto a ridefinire il rilancio economico del Paese. Quindi, ai ministri viene chiesto “se siano a conoscenza di quanto sopra esposto e come intendano attivarsi, nell’ambito delle loro rispettive competenze, per evitare che un centro di ricerca di eccellenza come quello di Sambuceto, che da lustro al nostro Paese, che crea lavoro e sviluppo, venga chiuso improvvisamente, impoverendo un territorio, determinando una situazione di crisi occupazionale per centinaia di persone”.

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