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12 ottobre 2011 Comments (0) Dalla home page

LAVORO-Donne: quasi la metà teme di perderlo

Essere donna, giovane e precaria: ecco chi e piu a rischio di apprensioni da futuro e non c’e da stupirsi se, tra le ansie generate dalla crisi, una posizione d’onore spetti proprio alla questione del lavoro, in particolar modo tra le donne. E’emerso da una ricerca Swg condotta online.

Tra gli occupati, la percentuale di quanti temono di essere licenziati raggiunge il 47% tra le lavoratrici e il 37% tra i lavoratori. Un gap notevole e piu profondo di quanto non appaia, dato che tale differenziale (+10%) viene determinato quasi esclusivamente dalla maggiore incidenza nel segmento femminile delle lavoratrici “molto” preoccupate per il proprio futuro. Sono infatti in forte apprensione quasi 2 lavoratrici su 10: il doppio rispetto alla componente maschile. Ma quali sono le categorie di lavoratori che si sentono piu minacciate da questa crisi? sicuramente due categorie legate tra loro a doppio filo: giovani e precari.

Tra i lavoratori piu giovani (under35), infatti, la preoccupazione raggiunge quota 60% tra le donne e 46% tra gli uomini, investendo oltre la meta del segmento e livelli di preoccupazione piu elevati si riscontrano inoltre tra i lavoratori precari. In questo caso, tra le donne, la paura raggiunge quota 63% tra le precarie e 38% tra le stabili mentre tra gli uomini il 42% tra i precari e il 35% tra gli stabili. Ancora una volta, livelli di allarme ampiamente giustificati dai fatti, dato che le maggiori perdite di posti di lavoro si sono avute proprio tra i lavori flessibili.

Questi dati evidenziano il senso di maggiore “insicurezza” con il quale convivono le giovani donne e l’aggravarsi di tale vissuto in condizioni di flessibilita e precariato. Infatti, mentre tra gli uomini il livello di insicurezza dei lavoratori precari rispetto agli stabili e relativamente contenuto (+7%), tra le donne segnala una profonda differenza di vissuto (+25%). E appare altresi evidente che, mentre tra i lavoratori stabili le differenze di genere tendono ad annullarsi (sono insicure il 38% delle donne contro il 35% degli uomini), esse riesplodono con violenza tra i precari (+21% di paura per le donne).Tutti elementi che concorrono a dimostrare quanto lo stesso vissuto del precariato, difficile e destabilizzante per la maggior parte dei lavoratori, sia per le donne foriero di maggiori inquietudini e disagi; quanto, per certi versi, le lavoratrici precarie siano – almeno nell’auto-percezione – “piu precarie” dei loro omologhi colleghi. Piuttosto elevato, per quanto inferiore alla paura di perdere il posto, anche il timore di incorrere in riduzioni orarie o di finire in Cassa Integrazione. Si tratta, per altro, di una preoccupazione che trova i due sessi piu allineati nei risultati, con il 33% di donne spaventate contro il 28% maschile. Naturalmente, si tratta anche di un timore che esplode soprattutto nel settore dell’industria, dove le percentuali raggiungono il 46% tra le donne e il 42% tra gli uomini.

Comunque, in Italia le donne non solo lavorano meno, ma sono anche piu soggette a forme di lavoro “flessibile”, ad interruzioni dei rapporti lavorativi dovute alla maternita (volontarie e coatte), nonche molto piu svantaggiate al Sud, dove i tassi di occupazione crollano vistosamente. A cio si aggiunga la persistente disparita di trattamento cui le donne vanno incontro sia sotto il profilo del riconoscimento del merito e delle possibilita di carriera, sia sotto il profilo retributivo. Gli effetti della crisi sull’occupazione femminile potrebbero essere realmente preoccupanti. Non solo per la maggior presenza nel segmento di contratti a termine e precari, ma anche perche, a fronte di un’eventuale riduzione dei servizi di welfare e di sostegno alla famiglia dovuti a tagli della spesa pubblica, molte donne sarebbero indotte ad “rientrare” o a “rimanere” in casa. All’aumentare delle difficolta finanziarie e senza il dovuto sostegno sociale, infatti, gli elevati costi per la “cura” di figli e familiari potrebbero paradossalmente rendere antieconomico il lavoro femminile. Se questo, dunque, e lo scenario di riferimento, non stupisce che anche tra gli intervistati prevalga la coscienza di una maggiore esposizione al rischio delle lavoratrici, soprattutto in relazione alla perdita del posto di lavoro e alla possibilita di trovarne uno nuovo.

Va detto, tuttavia, che in questo frangente piu che in altri, le opinioni di donne e uomini si differenziano, mostrando un allarme nettamente superiore tra le dirette interessate e una maggior tendenza a equiparare le situazioni di lavoratori e lavoratrici da parte della componente maschile. Analizzando le risposte delle donne scopriamo che i segmenti piu convinti della piu elevata esposizione al rischio delle lavoratrici sono quelli delle 35-44enni, delle laureate, delle lavoratrici con stipendi superiori ai 1500 euro e di quelle con figli mentre non si registrano livelli di preoccupazione piu elevati da parte delle precarie che, anzi, rispetto alla ricerca di nuovi impieghi sono meno ansiose delle colleghe “stabili”.

Ma esaminiamo i singoli risultati nel dettaglio, partendo dal rischio licenziamenti. in questo caso, ad esempio, piu della meta delle donne (54%) e quasi due terzi degli uomini (65%) ritengono che i due sessi siano egualmente esposti alle intemperie della congiuntura come un segnale inequivocabile della diffusa convinzione che la crisi non risparmi nessuno.Tuttavia, sono in molti a considerare i posti delle donne piu traballanti, in particolare le dirette interessate, quasi la meta delle quali (43%) considera le lavoratrici piu a rischio dei colleghi uomini; percentuale che si riduce al 27% nel segmento maschile. Anche sulle difficolta a trovare nuovi impieghi il divario tra le opinioni dei due sessi appare evidente. Quasi la meta delle donne, infatti, si sente svantaggiata (48%), mentre tra gli uomini la percentuale di chi ritiene le donne piu in difficolta si attesta al 32% (un dato, al di la del gap di genere, comunque elevato). Anche in questo caso, piu convinte dello svantaggio femminile sono le 35-44 (52%), le laureate (52%) e, paradossalmente, le lavoratrici stabili (51%) piu delle precarie (47%). Un dato, quest’ultimo, che riflette il peso della ricerca di nuovi impieghi, del timore dell’incertezza e dell’incognita di un nuovo inizio provato dalle lavoratrici con contratti stabili e magari con famiglia a carico.

Per quanto riguarda, invece, il rischio cassa Integrazione o riduzione oraria, pur permanendo una differenza di sguardo tra i due sessi, il gap si riduce. In questo caso, infatti, e largamente maggioritaria in entrambi i segmenti la quota di soggetti che considera il rischio equamente ripartito: 61% di citazioni tra le donne e 67% tra gli uomini. Inoltre, mentre all’interno del segmento femminile permane la tendenza a valutare le lavoratrici piu a rischio dei colleghi maschi (26% di maggiore esposizione per le donne contro 13% attribuito agli uomini), tra gli intervistati di sesso maschile la situazione appare autenticamente equilibrata.

Quindi, all’interno del segmento femminile, il riconoscimento della maggiore esposizione delle donne ai venti della crisi e notevolmente superiore: un allarme che cresce e si rafforza tra le intervistate piu istruite e meglio inserite nel mondo del lavoro, ovvero tra quelle che si suppone siano piu consapevoli delle caratteristiche e dell’andamento del sistema occupazionale ed economico italiano.

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