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27 maggio 2011 Comments (1) Dalla home page

LAVORO-Donne: mancano politiche per l’occupazione

Il rapporto annuale dell’Istat relativo alla situazione del Paese nel 2010 presentato il 23 maggio scorso alla Camera dei deputati ha confermato “il legame tra il sottofinanziamento del welfare familiare e la situazione di debolezza occupazionale della forza lavoro femminile”. Cosi la deputata Angela Napoli di Futuro e Liberta per il Terzo Polo, in un’interrogazione nella quale ha sottolineato che “la struttura della spesa sociale comporta una distorsione del mercato del lavoro e da tutto questo discende che in Italia quasi una donna su due e inattiva e nel sud quasi due su tre risultano tali. Conseguentemente, e chiaro che – nonostante la ricorrente retorica che viene fatta sui valori della famiglia e le politiche pro family – dal punto di vista welfaristico e fiscale non hanno avuto riscontri”. Quindi, al Governo si chiede quali impegni ritenga di assumere per incrementare il tasso di attivita di occupazione femminile.

All’interrogazione ha risposto lo scorso mercoledi 25 maggio, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, avvalendosi degli elementi forniti dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, “il quale – ha affermato Vito – in materia di occupazione femminile fa presente che, secondo le stime provvisorie fornite dall’Istat nel mese di marzo di quest’anno, l’occupazione femminile e aumentata dello 0,8% (piu 72 mila unita) rispetto al mese precedente e del 2,8% negli ultimi 12 mesi. Allo stesso modo, se il numero di donne disoccupate e cresciuto rispetto al mese di febbraio dell’1,8%, si registra tuttavia una sua diminuzione su base annua del 6,6% Le donne inattive sono invece diminuite su base annua dello 0,8%. Circa gli interventi adottati dal Governo – ha poi aggiunto – per aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro favorendo la conciliazione tra vita familiare e lavorativa, il Ministero ricorda innanzitutto il piano recante il sistema di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che ha investito 40 milioni di euro del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunita in finanziamenti per le tagesmutter e il telelavoro e per la formazione volte a sostenere il diritto al lavoro dopo il periodo di congedo per maternita”.

“Il piano di azione – ha ricordato il ministro – per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, il cosiddetto piano Italia 2020, sottoscritto dai ministri Sacconi e Carfagna, prevede 40 milioni di euro per favorire l’occupazione femminile attraverso la diffusione di nidi familiari, il potenziamento dei servizi di cura, la creazione di abili badanti e di baby-sitter appositamente formate, il sostegno economico a chi lavora da casa tramite telelavoro e gli sgravi fiscali sul lavoro delle donne del Mezzogiorno. Con l’avviso comune sulle misure a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro dello scorso 7 marzo, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali e le parti sociali si sono impegnati a valorizzare le buone pratiche di flessibilita family friendly e di conciliazione esistenti, provvedendo, a tal fine, ad attivare un tavolo tecnico per la verifica delle buone prassi nonche delle relative azioni di monitoraggio, effettuate dalla cabina di pilotaggio istituita nell’ambito del piano Italia 2020. Per le misure di conciliazione – ha continuato – in favore delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti e di quelli autonomi, distintamente previste dal regolamento recante criteri e modalita per la concessione dei contributi, di cui all’articolo 9 della legge n. 53 del 2000, sono stati stanziati, per l’anno 2011, 15 milioni di euro a valere sul Fondo per le politiche della famiglia. Inoltre, il decreto-legge Sviluppo 2011 ha ridefinito le regole per l’assunzione di donne di qualsiasi eta prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, che siano residenti in aree geografiche caratterizzate da un considerevole divario tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile”. Inoltre, “circa la presunta mancata evoluzione dal punto di vista welfaristico e fiscale, dal 2008 ad oggi, delle politiche in favore della famiglia, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali ribadisce – ha riferito Vito – che la spesa per misure a vario titolo rivolte alla famiglia ammonta complessivamente a circa 65 miliardi di euro, dei quali 14,8 nell’anno 2009 per agevolazioni fiscali.

Nella replica la Napoli ha ricordato che “peggio di noi, cioe peggio dell’Italia, vi e solo la Turchia. L’Italia, nella speciale classifica dei principali Paesi Ocse, si conferma fanalino di coda dell’occupazione femminile. Nel confronto con l’Unione europea la crisi ha ampliato gli storici divari nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Infatti, sono stati aggravati i problemi strutturali relativi, appunto, all’occupazione e, in particolare, in tema di qualita del lavoro. Sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, si e ampliata l’area degli impieghi non standard, si e acutizzato il sotto utilizzo del capitale umano e sono cresciuti i problemi di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro”. La Napoli ha poi sottolineato che “le politiche per l’occupazione femminile sono politiche di sviluppo economico e sociale per il territorio del Paese” e “poiche la disoccupazione femminile grava maggiormente sulle donne del Mezzogiorno d’Italia, mi sarei aspettata che nel tanto declamato patto per il Sud, del quale il Governo continua a parlare, vi fosse stato almeno un inserimento per la risoluzione di questo grave problema.

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