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9 febbraio 2015 Comments Off on LAVORO-Dirigenti: Bertolini (Cida), -10mila. Servono moderni ammortizzatori Dalla home page

LAVORO-Dirigenti: Bertolini (Cida), -10mila. Servono moderni ammortizzatori

Il lavoro e le riforme del primo anno di Governo Renzi al centro dell’assemblea annuale della CIDA – Manager e Alte Professionalità per l’Italia, che si è tenuta questa mattina a Palazzo Colonna. Ma quali strategie propongono i dirigenti per “Innovare il Paese per una ripresa stabile”, così come recita il titolo dell’incontro di oggi ?

Silvestre Bertolini, presidente della CIDA, non ha dubbi. “Al centro del rilancio dell’Italia – afferma – la riduzione del cuneo fiscale, per innescare un circolo virtuoso tra retribuzioni, produttività e crescita della domanda interna”.

“Serve – continua – semplificazione delle forme contrattuali e unificazione delle tutele, servizi per l’impiego più efficaci, moderni ammortizzatori sociali per sostenere i lavoratori nel passaggio da un impiego a un altro, potenziamento della formazione continua e azioni in grado di garantire flessibilità in uscita per i lavoratori, una misura capace anche di sanare la questione degli esodati aperta dalla riforma Fornero”.

Ed è in particolare la questione degli ammortizzatori sociali quella su cui si concentra maggiormente Bertolini. “Nell’ultimo anno – spiega – sono rimasti senza lavoro, tra industria e servizi, 10.000 dirigenti, chiediamo al Governo di istituire, proprio con il Decreto per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali che ora è all’esame delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, il nuovo istituto del Contratto di ricollocazione per i lavoratori in stato di disoccupazione involontaria applicabile anche ai dirigenti”.

“Si tratta di un istituto per il quale dovrebbe essere creato un apposito Fondo presso l’Inps a cui i lavoratori licenziati potranno attingere per ottenere un voucher rappresentativo della dote individuale di ricollocazione e che potrà essere presentato ad un’Agenzia per il lavoro pubblica o privata accreditata, così da avere il diritto di sottoscrivere con questa il contratto di ricollocazione, prevedendo una assistenza appropriata nella ricerca della nuova occupazione”.

“Di fondamentale importanza – aggiunge – anche come integrare l’utilizzo degli incentivi pubblici con gli strumenti bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva” concludendo che “con l’obiettivo di individuare percorsi e soluzioni per la realizzazione di politiche integrate a sostegno dell’occupazione e per lo sviluppo del sistema produttivo, in particolare delle Pmi”.

In sostanziale accordo con il presidente della CIDA, anche l’onorevole Adriana Galgano (Scelta Civica). “Oggi la priorità – commenta – è far riprendere l’occupazione di questo Paese. Il punto vero non è il binomio rigore/crescita. L’Italia in 20 anni ha perso competitività perché non ha fatto le riforme necessarie in tempo, perché non ha investito in ricerca. Il resto d’Europa forma i giovani all’innovazione: quello è l’esempio che dobbiamo seguire. La battaglia da vincere è riportare le persone a lavorare”.

Per Sergio Pizzolante, vice capogrupo Ncd alla Camera, “rispetto alla valutazione sui manager, io credo che se questo Paese nonostante tutto in qualche modo riesce a reggere, reggono le esportazioni, regge la bilancia commerciale e regge anche un sistema pubblico che non funziona o funziona come funziona, grande merito sia legato agli imprenditori e ai manager che gli imprenditori portano all’interno delle loro aziende, e su questo non c’è dubbio”. E se Bertolini sottolinea come l’obiettivo della CIDA oggi sia quello di aggiungere “ai valori della rappresentanza il valore di essere cittadini dando una mano ai governi cercando di dare una spinta verso l’innovazione”. È sulla flessibilità che si concentra l’intervento di Giampaolo Galli, deputato del Partito Democratico in commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione “Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è un grandissimo passo in avanti per eliminare il reintegro dal licenziamento. Ora è prioritaria la battaglia per la flessibilità in entrata. Vorrei evitare, in una situazione di disoccupazione come quella che vive da anni l’Italia, che l’irrigidimento delle norme blocchi e vanifichi tutta la riforma”.

 

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