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12 giugno 2012 Comments (0) Approfondimenti

LAVORO-Contratto a termine: sì, ma con limiti

Il comma 9 dell’articolo 1 del Ddl 3249-A, approvato dal Senato, cambia il comma 01 dell’articolo 1 del D.lgs. n. 368/2001, sostituendo la frase ”il contratto di lavoro subordinato” stipulato di regola a tempo indeterminato” con ”il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro” al fine di rafforzare il ruolo prioritario del lavoro subordinato a tempo indeterminato, rispetto a quello a termine. Nel Quotidiano IPSOA una sintesi del commento di Alfredo Casotti e Maria Rosa Gheido di prossima pubblicazione su Diritto & Pratica del Lavoro.

Il disegno di legge AS 3249-A approvato in prima lettura dal Senato il 31 maggio scorso e recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” contiene misure e interventi intesi, secondo quando enunciato dal comma 1 dell’articolo 1 del DDL, a realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico, in grado di contribuire alla creazione di occupazione, in quantita e qualita, alla crescita sociale ed economica e alla riduzione permanente del tasso di disoccupazione. In particolare vi e l’intento espresso di favorire l’instaurazione di rapporti di lavoro piu stabili, ribadendo il rilievo prioritario del lavoro subordinato a tempo indeterminato, cosiddetto «contratto dominante», quale forma comune di rapporto di lavoro. Per quanto attiene il contratto a termine, nel documento presentato dal Ministro del lavoro al C.d.M. del 23 marzo 2012 si ricava che l’intento riformatorio e di contrastare, non l’utilizzo del contratto a tempo determinato in se, ma l’uso ripetuto e reiterato per assolvere ad esigenze a cui dovrebbe rispondere il contratto a tempo indeterminato. Ed in tal senso il comma 9 dell’articolo1 del DDL 3249-A cambia il comma 01 dell’articolo 1 del D.lgs.n.368/2001 sostituendo la frase “il contratto di lavoro subordinato e stipulato di regola a tempo indeterminato” con “Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”. Con cio intendendo rafforzare quanto gia indicato al comma 1, lettera a) dell’articolo 1 dello stesso DDL vale a dire il ruolo prioritario del lavoro subordinato a tempo indeterminato, rispetto a quello a termine.

Purtuttavia, lo stesso comma 9 dell’articolo 1 del DDL consente un accesso facilitato ai contratti a termine di breve durata e non reiterabili. Viene infatti previsto che per la stipula del “primo” contratto a termine, intendendosi per tale quello stipulato fra un certo lavoratore ed una certa impresa per qualunque tipo di mansione, quando di durata non superiore a 12 mesi, non e necessaria la specificazione delle causali di cui all’articolo 1 del D.lgs.n.368/2001 che, come noto, consente l’apposizione del termine al contratto a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attivita del datore di lavoro. Viene mantenuto il parallelismo fra il contratto a termine e quello di somministrazione, consentendo che anche la prima missione di un lavoratore possa essere senza l’indicazione delle ragioni che ne autorizzano l’impiego. In alternativa, i contratti collettivi possono prevedere casi in cui l’assunzione a termine o la somministrazione avvengano nell’ambito di un processo organizzativo determinato dalle ragioni di cui al comma 3 dell’articolo 5 del D.lgs.n.368/2001.

La modifica facilita indubbiamente l’utilizzo del contratto a termine, anche se non ne consente la reiterazione, stante che si pone in deroga alla regola di cui all’articolo 1 del D.lgs.n.368/2001 secondo il quale l’apposizione del termine al contratto e consentita a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attivita del datore di lavoro. E tali ragioni devono essere specificate nel contratto individuale di lavoro o in documentazione ad esso collegata, come da consolidato orientamento giurisprudenziale. Questi obblighi verrebbero quindi meno per il “primo” contratto a termine, intendendosi per tale quello stipulato fra un certo lavoratore ed una certa impresa per qualunque tipo di mansione.

Aumenta altresi il lasso temporale durante il quale l’attivita lavorativa puo essere proseguita oltre la scadenza del termine, dietro corresponsione di una specifica maggiorazione. In tal caso, pero, diventa obbligatoria la comunicazione al centro per l’impiego da inviare entro la scadenza del termine originario e con l’indicazione della durata della prosecuzione. Il prolungamento dell’attivita dopo la scadenza del termine sara possibile per soddisfare esigenze organizzative per 30 o 50 giorni, a seconda della durata del contratto originario.

Fra i limiti introdotti, si evidenzia invece l’aumento dell’intervallo necessario fra la scadenza di un contratto e il successivo rinnovo ( 60 e 90 giorni in luogo degli attuali 10 e 20), i contratti collettivi potranno pero ridurre questo arco temporale in alcuni casi predeterminati quakli l’avvio di una nuova attivita, il lancio di un nuovo prodotto, eccetera..

Maggiore attenzione si dovra, inoltre, porre al superamento dei trentasei mesi di durata complessiva del rapporto di lavoro a termine, in quanto nel periodo si considereranno anche eventuali contratti di somministrazione intrattenuti con lo stesso lavoratore.

Con una modifica all’articolo 32 della legge n.183/2010 si ampliano i termini di impugnazione stragiudiziale del contratto, che passano da 60 a 120 giorni dalla cessazione del contratto stesso.

In caso di dichiarazione di illegittimita del contratto a termine da parte del Giudice, si applica la duplice sanzione della “conversione” del contratto, da tempo determinato a tempo indeterminato, e dell’indennita risarcitoria – da 2,5 a 12 mensilita – che e destinata a ristorare il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del giudice.

Aumenta, infine la contribuzione, con una percentuale addizionale dell’1,4 per cento destinata a finanziare la nuova assicurazione per l’impiego (ASPI). Ne sono esclusi i contratti a termine per sostituzione e quelli stagionali. Parte di questo importo sara, pero, restituito al datore di lavoro in caso di conferma del lavoratore a tempo indeterminato. (Fonte:ipsoa.it)

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