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18 ottobre 2012 Comments (0) Dalla home page

LAVORO-Agricoltura: aumentano le donne e i giovani

Giovani, intraprendenti e laureati: ecco le ”nuove leve” dell’agricoltura italiana che, in molti casi, hanno curricula invidiabili e negli ambiti piu disparati. Sempre piu pesso a scommettere sul settore primario sono proprio ingegneri, insegnanti, avvocati, architetti, geologi, e chi piu ne ha piu ne metta.

Lo ha rilevato la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla base di un’indagine effettuata sul territorio nazionale, presentata in occasione del convegno ”Il contributo dell’agricoltura per la riforma del Lavoro e la crescita”, con la partecipazione del ministro Elsa Fornero dal quale e emerso anche che l’agricoltura puo essere un vero “ammortizzatore sociale” perchel’occupazione nei campi cresce e le aziende sono pronte ad assorbire 200mila disoccupati. Su questo punto, la Cia propone “la creazione a livello territoriale di distretti produttivi e di meccanismi incentivanti il passaggio dei lavoratori dai settori maggiormente in crisi all’agricoltura, valorizzando il ruolo di “aggregatore sociale” del comparto primario”.

Per quanto riguarda i giovani, nonostante la scarsita di ”turn over” nelle campagne italiane, dove la presenza di ”under 40” e ferma all’8%, cresce in modo esponenziale il tasso di scolarizzazione della categoria, tanto che oggi tra gli imprenditori junior delle campagne uno su tre ha un titolo di studio elevato, dal diploma in su.

Andando ad analizzare questo 30%, ci si accorge che tra i nuovi ”dottori” dell’agricoltura – ha spiegatp la Cia – il 73% ha rilevato l’azienda di famiglia. Ma solo in 4 casi su 10 si tratta di agronomi o di periti agrari, quindi di figli di agricoltori che si sono costruiti un curriculum ”ad hoc” per rimanere in azienda. Molti di piu invece, (60%) sono quelli che hanno percorso altre strade di formazione ma poi, complice anche la crisi, hanno preferito ”non lasciare la strada vecchia per quella nuova”, rimanendo all’interno dell’attivita di famiglia, ma reinterpretando la realta aziendale in senso nuovo e reinventando radicalmente almeno un aspetto fondamentale dell’impresa, dalla fase produttiva a quella distributiva.

Oltre ai ”figli d’arte”, che sono la stragrande maggioranza del totale, c’e una piccola fetta di agronomi ed enologi, rappresentata dal 6% del campione, che decidono di investire in agricoltura, pur non avendo un’attivita familiare da cui partire. Ma la vera novita – ha ribadito la Cia – e costituita dal restante 21%: si tratta di giovani completamente estranei all’agricoltura, sia per tradizione che per formazione, che per motivi diversi decidono di ”mollare” con il percorso precedente, voltando pagina e scegliendo la campagna.

Alla base di questo fenomeno nuovo che sta attraversando il settore – ha evidenziato la Cia – ci sono piu fattori. Quasi il 45% di questi imprenditori junior decide di investire in agricoltura dopo esperienze lavorative concluse negativamente nei comparti piu vicini alla propria preparazione. Il 33% dichiara di aver scelto l’agricoltura piu per la qualita della vita dell’ambiente agricolo che per le reali prospettive offerte dal settore. Mentre il restante 22% e stato coinvolto nella scelta da amici e conoscenti, con cui poi ha iniziato l’esperienza lavorativa in azienda.

Inoltre, dall’indagine della Cia e emerso che in agricoltura la presenza femminile s’e imposta e continua a crescere. Senza bisogno di quote rosa. Oggi infatti le aziende agricole condotte da donne sono piu del 33% e le lavoratrici rappresentano quasi il 40% della forza lavoro del comparto. Con un processo graduale di ”femminilizzazione” che parte proprio dalle regioni meridionali.

Mentre si allentano le possibilita di fare impresa in Italia – e il commento del la Cia – il settore primario diventa foriero di nuove occasioni, in particolare per le donne. In dieci anni la quota di aziende agricole guidate da una ”lei e passata dal 30,4% al 33,3% attuale. Vuol dire che un’azienda su tre in campagna e ”rosa”. Non solo: valori superiori alla media si registrano proprio nel Sud, dove il numero di donne a capo di un’impresa agricola arriva al 34,7% del totale. Piu in dettaglio, oggi le ”imprenditrici della terra” sono un piccolo esercito che gestisce circa 540 mila aziende, di cui 245.045 iscritte alle Camere di Commercio e piu della meta a conduzione familiare.

Si tratta di aziende dinamiche e creative, orientate naturalmente alla qualita con il biologico, le produzioni di nicchia Dop e Igp e la vitivinicoltura, ma anche verso quelle attivita piu’ legate al sociale e alla cura della persona. Regine dell’arte dell’accoglienza e custodi delle tradizioni contadine, infatti, le agricoltrici moderne – ha evidenziato la Cia – aprono le porte delle loro aziende non solo ai turisti, ma alle scolaresche, ai disabili, agli anziani. E lo fanno creando agriturismi, fattorie sociali e didattiche, agri-nidi e agri-asili. Tutti servizi all’avanguardia che fanno schizzare a 9 miliardi di euro il contributo delle donne al valore aggiunto dell’agricoltura (circa 26 miliardi).

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