GIUSTIZIA – Cnp Unicredit Vita: comportamento illeggittimo

LAVORO – Raffinerie: Scajola butta acqua sul fuoco

2 febbraio 2010 Comments (0) Dalla home page

PMI – Salento: ultimo colpo, le somme chieste dall’Inps

La crisi che sta colpendo i mercati internazionali non risparmia quello locale e il Salento non fa eccezione: anzi in una zona a forte vocazione manifatturiera, l’economia basata sulla subfornitura e il conto terzi e “crollata” con inevitabili, gravi conseguenze sociali derivate dalla perdita di un numero consistente di occupati.La situazione del settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero della provincia di Lecce e stata esposta dalla deputata del Pd Teresa Bellanova in un’interrogazione rivolta al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. La Bellanova ha ricordato che dal punto di vista finanziario le piccole e medie imprese salentine stanno subendo con drammaticita le conseguenze degli accordi di Basilea nati per dare stabilita al sistema bancario e quindi al sistema economico. Ma gli accordi non hanno sortito gli effetti desiderati, anzi le difficolta delle banche ad adempiere agli obblighi derivanti dalle nuove norme sono state trasferite sul sistema delle imprese che oggi non riescono piu ad ottenere credito.

Le sedi dell’Inps di Lecce e Casarano, a seguito di un monitoraggio sui periodi di mobilita autorizzati negli ultimi dieci anni, stanno provvedendo al recupero del contributo di ingresso alla mobilita ex articolo 5, commi 4 e 6 della legge n. 223 del 1991 ingiungendo, ad un considerevole numero di aziende, il pagamento, entro il termine perentorio di 30 giorni, per somme elevate. In alcuni casi si parla anche di cifre superiori al milione di euro, che le stesse aziende non sono assolutamente in grado di poter versare in un’unica soluzione. La legge citata prevede che le aziende con piu di 15 dipendenti che debbano procedere a licenziamenti collettivi di manodopera, per almeno 5 unita, motivati da riduzione di personale o cessazione dell’attivita aziendale di poter collocare in mobilita i lavoratori licenziati. In questo caso ai lavoratori sara garantita, per almeno 24 mesi, da parte dello Stato una indennita di mobilita. L’impresa che attiva la procedura di mobilita ha l’obbligo, in caso di riduzione di personale, di versare all’Inps un contributo di ingresso pari a nove mensilita per ogni lavoratore collocato in mobilita. In caso di cessazione dell’attivita aziendale, l’impresa ha l’obbligo di versare all’Inps un contributo d’ingresso pari a sei mensilita per ogni lavoratore collocato in mobilita. Le mensilita suddette da versare all’Inps si riducono a tre se la procedura si attiva e si conclude con un verbale di consultazione aziendale sottoscritto dalle parti sociali organizzazione datoriali e organizzazioni sindacali. Quindi, a ogni impresa e stato chiesto il massimo del contributo d’ingresso (sei o nove mensilita) prescindendo dal caso specifico e trasferendo l’onere della prova, al contrario, su ogni singola azienda.

Il 31 luglio 2009 presso gli Uffici del servizio politiche del lavoro della provincia di Lecce si e tenuto un incontro tra Confapi, (associazioni delle piccole e medie industrie), Confindustria Lecce, Cgil, Cisl, Uil, l’assessore alla programmazione economica, l’assessore alle politiche del lavoro, l’assessore alle attivita produttive ed il dirigente alla programmazione economica per l’amministrazione provinciale al fine di individuare una possibile soluzione per evitare di penalizzare ulteriormente le imprese salentine: durante l’incontro e stata condivisa, da tutti i partecipanti, la scelta di attivare la costituzione di un tavolo di concertazione tra provincia di Lecce, parti datoriali e organizzazioni sindacali con il fine di chiedere alla direzione centrale dell’Inps, vista la drammatica crisi economico-occupazionale in atto, la sospensione per un periodo di due anni dell’avviata procedura e la successiva dilazione del pagamento su un periodo di 72 mesi, senza applicazione di interessi e sanzioni: questo consentirebbe alle imprese di poter far fronte all’adempimento previsto dalla legge n. 223 del 1991 e al contempo permetterebbe alle stesse di poter sostenere le incombenze debitorie in un lasso di tempo piu ampio in modo da poter continuare l’operativita aziendale, scongiurando anche la possibilita di un’eventuale chiusura delle stesse con ricadute drammatiche sulla gia precaria situazione occupazionale.

A fronte della drammaticita della situazione esposta, la deputata chiede al ministro Sacconi se “non intenda farsi portavoce presso la direzione centrale dell’Inps, della proposta avanzata dalle associazioni delle piccole e medie industrie (Confapi) della provincia di Lecce e da Confindustria Lecce di concerto con le organizzazione sindacali in modo da permettere alle aziende interessate di poter sostenere le incombenze debitorie in un lasso di tempo piu ampio senza precluderne il fabbisogno finanziario atto a garantire continuita all’operativita aziendale, scongiurando, in tal modo, anche una non trascurabile flessione occupazionale in un settore che e gia ampiamente in crisi”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.