FIERE-mcT Tecnologie per l’Alimentare: 6 giugno a Bologna

DIETA MEDITERRANEA- Progetto: Italia capofila di 6 Paesi

23 maggio 2013 Comments (0) Approfondimenti

SVILUPPO-Ass. Confindustria: intervento di Zanonato

Partecipo con vero piacere ai lavori della vostra Assemblea, l’appuntamento pubblico piu importante per il mondo manifatturiero e produttivo, cruciale per discutere di crescita e di prospettive per l’Italia. Il benessere di tutti e l’occupazione del nostro Paese dipendono in larga misura dalla vostra capacita e dal vostro impegno.

Nella mia nuova veste di ministro mi porto un bagaglio di esperienze maturato negli anni da amministratore locale in una citta come Padova a forte vocazione industriale, coniugata alla ricerca scientifica e tecnica. So bene quanto amministrazione pubblica e impresa possano e debbano collaborare. Con il vostro aiuto, con un dialogo aperto e una collaborazione che sono certo sara continua e proficua, dovremo trovare con pragmatismo e buon senso soluzioni all’altezza delle sfide che stiamo vivendo.

Oggi, 23 maggio, e l’anniversario della strage di Capaci, uno dei momenti piu drammatici per il nostro Paese. Voglio qui ricordare con voi il senso dello Stato, lo spirito di servizio e il coraggio degli uomini e le donne morti quel giorno. Responsabilita, coraggio e spirito di servizio sono valori che gli italiani sanno esprimere per superare i momenti di maggiore difficolta. La costituzione di un Governo di servizio al Paese ha fornito una prima importante risposta alla richiesta di stabilita istituzionale. Adesso occorre rinnovare ed estendere lo spirito costruttivo e unitario per rilanciare la crescita e l’occupazione, creando opportunita soprattutto per i nostri giovani. Sono sicuro che su questo fronte Parlamento, Governo e Parti sociali lavoreranno con grande sintonia.

Come ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta, l’Italia si trova impegnata in una corsa contro il tempo per restituire speranza alla nostra economia. Far ripartire il nostro sistema economico e la condizione per poterlo rinnovare, rendendolo piu competitivo. Su questo fronte, quello della crescita e di creazione di nuova occupazione, e misurata la capacita di forze politiche eterogenee di condividere una responsabilita di governo, e corrispondere alla domanda di cambiamento e riforme che cittadini e imprese sollevano ogni giorno.

Tuttavia questa stagione di riforme non interpella solo le forze politiche e il Governo del Paese, ma chiama l’intera classe dirigente, quella politica come quella imprenditoriale, a una responsabilita comune. Proprio ieri si e avviato un importante tavolo di confronto con le parti sociali grazie all’iniziativa del ministro del Lavoro Giovannini. Stiamo costruendo un clima positivo sul fronte delle relazioni industriali.

Io non sono qui oggi per fare analisi complesse o per indicarvi chissa quali miracolose ricette. Sono intimamente convinto che l’unico modo per uscire da questa crisi sia darsi da fare, cambiare davvero le cose, riformare nel profondo. Iniziare ad attivare nell’immediato misure in grado di dare impulso all’economia e di assicurare, al contempo, durature e sostenibili prospettive di sviluppo.

Misure che mettano le nostre imprese in condizione di competere ad armi pari con i concorrenti europei eliminando le tante zavorre che ancora gravano sulle loro spalle. Anche Bolt, se corresse con uno zaino sulle spalle, avrebbe difficolta ad arrivare primo. Oggi voglio parlarvi di temi e interventi ben delineati su cui possiamo produrre risultati fin da subito, con la collaborazione di tutto il Parlamento. In particolare, su:

1. smaltimento dello scaduto della PA;

2. accesso al credito e potenziamento del Fondo Centrale di garanzia;

3. conferma delle misure di detrazione fiscale agli interventi di efficienza energetica;

4. estensione della misura di defiscalizzazione sulle infrastrutture;

5. misure di semplificazione, fra cui la revisione del Sistri;

6. misure di liberalizzazione e interventi sull’energia.

Su questi temi partiamo da basi solide grazie al lavoro svolto dal mio predecessore, Corrado Passera, che qui voglio pubblicamente ringraziare.

Scaduto PA

Ci attendiamo un significativo impatto espansivo dall’immissione di liquidita assicurata dalla definitiva entrata in vigore, entro il prossimo 8 giugno, delle misure sui debiti scaduti della Pubblica Amministrazione. Su questo fronte, il mio impegno e al fianco delle imprese per accelerare i pagamenti, semplificare le procedure e raggiungere il completo azzeramento dello stock di debito scaduto.

Bisogna garantire il diritto, finora negato, di imprese e lavoratori di vedere pagata la propria prestazione. Non si capisce per quale ragione la regola fondamentale dell’affidamento alla buona fede, che vale nei rapporti contrattuali tra privati, trovi un’applicazione cosi lacunosa nei rapporti con lo Stato. La Pubblica Amministrazione che non paga e una vergogna nazionale.

Intendo trovare tutte le soluzioni, anche facilitando un intervento straordinario del sistema creditizio con il supporto della Cassa Depositi e Prestiti, per ampliare in maniera significativa gli spazi per il completo assorbimento dei debiti di parte corrente, e quindi senza incidere sul deficit. Sto lavorando in questa direzione con il presidente Bassanini.

Per la parte in conto capitale lo Stato, anche per il 2014, dovra mantenere la priorita di continuare a pagare il proprio debito pregresso. Occorre altresi vigilare sull’effettiva implementazione della Direttiva europea sui ritardi di pagamento per consolidare nel Paese, sia nel pubblico sia nel privato, una corretta cultura dei pagamenti. Il pagamento dei debiti commerciali dello Stato costituisce una potente iniezione di liquidita nel sistema economico. Dobbiamo sfruttare al meglio questa occasione.

Credito

Riattivare rapidamente il circuito del credito e fondamentale per far ripartire gli investimenti. Rispetto a fine 2011 i prestiti alle imprese sono diminuiti di quasi 60 miliardi di euro: una stretta creditizia senza alcun precedente. Il costo del prestito per un’impresa italiana e, in media, di 200-250 punti base superiore a quello pagato da un’impresa tedesca.

Il credito all’economia e bloccato da un sistema bancario sempre piu irrigidito da vincoli, costi e regole inadeguate all’emergenza che limitano la capacita degli istituti di credito di intermediare risorse verso il tessuto produttivo a costi competitivi. Ristabilire piu facili condizioni di accesso al credito richiede uno sforzo comune di banche, imprese e governo.

Il Ministero dell’Economia condivide la proposta di rifinanziare e rendere piu flessibile il Fondo Centrale di Garanzia che, in questi anni, ha svolto un importante ruolo di sostegno al sistema delle piccole e medie imprese. Le azioni che intendiamo mettere in campo in tempi rapidissimi sono:

o l’introduzione di meccanismi di verifica sull’effettiva riduzione dei tassi d’interesse praticati dalle banche sui finanziamenti che godono della garanzia pubblica;

o un incremento del livello di copertura su alcune fattispecie di garanzia concesse dal Fondo;

o ma soprattutto una profonda revisione dei criteri di selezione delle imprese. Occorre renderli piu coerenti con l’attuale fase economica, ampliando la fascia dei soggetti beneficiati a quella categoria di imprese che, per quanto ancora con buone prospettive, si trova oggi marginalizzata dal sistema bancario.

Questi interventi sono tesi ad aumentare i volumi di credito generato. Per assicurare piena continuita d’azione e una maggiore incisivita sull’area del razionamento, come suggerito nella relazione finale dei saggi, abbiamo deciso di dotare il Fondo Centrale di maggiori risorse.

Efficienza energetica

Con il Ministro dell’Economia ho concordato la conferma, almeno per tutto il 2013, della detrazione fiscale del 55% per gli interventi di efficienza energetica negli edifici che scadra il prossimo 30 giugno. La misura, che ha garantito finora ottimi risultati in termini di sostegno a un’importante filiera produttiva e occupazionale, costituisce al contempo un efficace strumento di contrasto all’evasione fiscale. Ha consentito inoltre a tante famiglie di migliorare la propria casa.

Intendiamo introdurre alcune rimodulazioni per ridurne il costo diretto sul bilancio dello Stato e intensificarne l’efficacia sulle tecnologie piu avanzate, eliminando inoltre alcune sovrapposizioni con altre forme di incentivazione pubblica. Occorre infine dare stabilita a questo strumento anche per evitare pericolosi rallentamenti nella tabella di marcia verso gli obiettivi europei al 2020.

Credito imposta per le infrastrutture

Un’altra misura di importante stimolo alla domanda, recentemente introdotta nel nostro ordinamento, e la defiscalizzazione delle grandi opere infrastrutturali. Vogliamo rafforzarla. Oggi questa misura si applica agli investimenti superiori ai 500 milioni di Euro. Interessa quindi pochissime opere. Coi ministri Lupi e Saccomanni vogliamo ridurre la soglia dimensionale, portandola a 50 milioni. Questo si puo fare senza alcun aggravio sui conti pubblici, consentendo di allargare in modo sensibile la platea delle opere potenzialmente beneficiate. Potremo cosi mobilitare risorse private su opere e lavori di dimensioni piu contenute ma che piu rapidamente possono tradursi in spesa e quindi in nuova occupazione.

Semplificazioni / Sistri

Occorre accelerare sugli interventi di semplificazione degli oneri e degli adempimenti amministrativi delle imprese. Gli oneri e i procedimenti farraginosi cui molto spesso sono sottoposte le imprese sono intollerabili. La frammentazione delle competenze amministrative genera complicazioni e duplicazioni, consolida l’immagine di una burocrazia nemica.

La leva digitale puo essere uno straordinario strumento di trasparenza e di semplificazione e riduzione dei costi e dei tempi. Per questo e fondamentale accelerare l’attuazione dell’Agenda Digitale e individuare un unico punto di coordinamento. Si deve assicurare agli imprenditori la necessaria certezza circa gli adempimenti e i tempi delle procedure amministrative.

Dobbiamo pero condividere i principi a cui ispirare il nostro intervento. L’assunzione chiara di responsabilita e la base per ogni buona semplificazione. I diritti sanitari, sulla sicurezza del lavoro, i vincoli paesaggistici saranno in questo modo meglio garantiti e non indeboliti. Su questo fronte dobbiamo riprendere e completare il lavoro gia avviato, anche grazie alla vostra attiva collaborazione. Dovremo invece certamente riallineare l’ordinamento italiano a quello europeo, eliminando uno per uno tutti gli elementi di complicazione e penalizzazione ingiustificata introdotti in sede di recepimento delle direttive.

Un caso emblematico di ingiustificato aggravio (gold plating) per gli operatori e certamente il Sistri. Estendendo la tracciabilita dei rifiuti pericolosi anche a tipologie diverse e non pericolose, siamo stati piu realisti del re. Il nostro sistema di tracciabilita va semplificato, a partire proprio dal perimetro di applicazione, per far si che non rappresenti un ostacolo ingiustificato all’attivita imprenditoriale.

Per questo, insieme al ministro Orlando abbiamo concordato la necessita di rivedere l’attuale sistema e la possibilita di introdurre un regime piu agile allineato alle prassi europee. Spesso troppe norme o norme troppo complesse possono risultare controproducenti per la tutela dell’interesse pubblico. Un fenomeno paradossale che dobbiamo eliminare.

L’azione di semplificazione dovra riguardare anche il difficile tema della riconversione produttiva delle aree industriali inquinate. La lentezza delle procedure di autorizzazione ambientale ha bloccato investimenti in molte aree a storica vocazione industriale, compromettendone la tenuta occupazionale.

Il risanamento e il recupero di queste aree e una priorita del mio Dicastero. La scorsa settimana abbiamo pubblicato il decreto attuativo sulle crisi industriali complesse. Si tratta di una base per avviare, di concerto con il Ministero dell’ambiente e con le regioni interessate, un grande piano di bonifiche indirizzato al riuso a fini produttivi del territorio.

Liberalizzazioni

Un potente stimolo all’innovazione e alla competitivita e costituito inoltre dalle politiche per la concorrenza. Gli interventi sulle liberalizzazioni dovranno essere ampliati ad alcuni settori chiave, in modo da generare effetti positivi estesi all’intero sistema produttivo. In tale quadro dovra poi essere dato un nuovo impulso all’attuazione delle norme di principio recentemente approvate dal Parlamento in materia di tutela della liberta di iniziativa economica e alle connesse sperimentazioni avviate in vari ambiti regionali, che prevedono, tra le altre cose, forme di deregulation controllata. In questa fase ci concentreremo, in particolare:

o sul settore dell’energia elettrica e del gas, che necessita di misure di completamento dell’imponente processo di apertura dei mercati degli ultimi anni;

o sul settore assicurativo, dove e necessario dare concreta attuazione ai recenti provvedimenti di legge per l’ incremento della concorrenza nel settore della RC Auto e della distribuzione assicurativa;

o sul settore della distribuzione dei carburanti, che vede ancora restrizioni anticoncorrenziali contrastanti con il diritto europeo e che mantengono elevato il prezzo dei carburanti, anche a prescindere dal costo della materia prima.

Le politiche per la concorrenza dovranno essere perseguite mediante un migliore raccordo della nostra normativa con quella europea e attraverso il una maggiore tutela dei diritti dei consumatori.

Energia

Come ho gia detto, per rilanciare le nostre imprese occorre metterle nelle stesse condizioni delle loro concorrenti europee. Questo significa intervenire tanto sul nostro sistema di norme e regolamenti, riducendo i costi della burocrazia, quanto allineare il nostro costo dell’energia su soglie piu competitive. Sappiamo che per molti di voi e una voce di costo importante, e le bollette sono ancora troppo pesanti. Sappiamo inoltre che la rivoluzione dello shale gas rischia di mettere il nostro sistema produttivo in condizioni di ulteriore svantaggio competitivo.

La linea da seguire e in gran parte tracciata: e stata recentemente definita una Strategia Energetica Nazionale con obiettivi e priorita chiare, che condividiamo. Si tratta ora di accelerare sulle misure concrete per raggiungere gli obiettivi prefissati, cosi da ridurre il nostro gap di costo.

Per quanto riguarda, in particolare, il gas, la priorita e rendere strutturale l’allineamento dei nostri prezzi a quelli europei realizzato negli ultimi mesi, evitando rischi di rimbalzo. Queste le principali azioni concrete su cui mi focalizzero:

o l’accelerazione del mercato a termine, in modo da rendere pienamente efficiente e competitivo il mercato del gas e dare strumenti moderni di copertura alle aziende industriali;

o l’integrazione con i mercati europei, in particolare con regole di interscambio con il Nord Europa che siano veramente semplici e fluide per gli operatori;

o il rafforzamento delle infrastrutture, con alcuni interventi mirati e selettivi per rafforzare la diversificazione e la competitivita del nostro mercato: penso ad alcuni impianti di rigassificazione e di stoccaggio e al Corridoio Sud, per il quale scommettiamo su una vittoria della rotta italiana.

Sul fronte del mercato elettrico un recente decreto del mio Ministero ha rivisto il concetto di settore energivoro, razionalizzando e ampliando lo sconto sugli “oneri di sistema”. Lo sconto vale circa 600 milioni sulla bolletta energetica e interessa circa 7/8 mila realta industriali medio piccole con forte esposizione alla concorrenza internazionale. Tutto questo si puo fare collaborando con l’Autorita per l’Energia e continuando a ridurre la bolletta elettrica per imprese e famiglie. Si tratta di una misura importante, ma e solo un primo passo necessario per ridurre il significativo gap di costo.

Adesso dobbiamo incidere sui fattori strutturali, definendo un mercato pienamente competitivo, eliminando i colli di bottiglia della rete interna, rimuovendo oneri impropri e azzerando le rendite di posizione ancora presenti. Faccio un esempio: siamo un Paese strano, che importa olio di palma e lo utilizza per produrre energia elettrica con il duplice svantaggio di inquinare di piu e spendere di piu. Sapete quanto costa questa pratica? Tra i 200-250 milioni che finisce sulle nostre bollette elettriche. Basta con queste storture.

Intendiamo accelerare sulle infrastrutture di interconnessione con i mercati europei, in modo che si crei un sistema di vasi davvero comunicanti capace di avvicinare i nostri prezzi a quelli continentali e di rendere piu competitivo il nostro moderno parco centrali. E mai possibile che in Sicilia l’energia elettrica costi il 30% in piu perche non si riesce a costruire un elettrodotto?

Queste sono le priorita piu immediate della mia agenda. In una prospettiva piu di medio periodo occorre definire misure che stimolino la domanda.

Una prima boccata d’ossigeno e stata assicurata dalla sospensione dell’IMU sulla prima casa. E un passaggio importante, in attesa di verificare gli spazi di finanza pubblica per una rimodulazione dell’imposta che tenga conto anche delle esigenze delle imprese. Una riforma piu organica arrivera entro l’estate, con un chiaro orientamento verso l’introduzione di forme di deducibilita dell’imposta pagata sugli immobili strumentali alle attivita produttive.

Ho letto con interesse il vostro “Progetto per l’Italia”. Condivido l’esigenza di una terapia straordinaria per la nostra economia. Vedo che tocchiamo gli stessi temi: accesso al credito, innovazione, internazionalizzazione, riduzione degli oneri amministrativi e dei costi di sistema per le imprese.

Un’azione organica che interessi la spending review, il contrasto all’evasione e la valorizzazione degli asset pubblici liberera nuove risorse nei prossimi mesi.

La chiusura della procedura di infrazione europea per deficit eccessivo rappresenta la condizione necessaria per potenziare e sviluppare appieno l’azione di promozione della crescita.

Portare a casa questo risultato, certamente alla nostra portata, significa liberare risorse da destinare alla crescita e consolidare definitivamente la credibilita dell’Italia.

Non dimentichiamoci pero che la crisi non e solo italiana, ma riguarda l’intera area europea. Purtroppo in Europa siamo ancora lontani dall’aver delineato una convincente strategia di uscita dalla crisi. Sembra che l’Europa abbia dimenticato che il Patto firmato a Maastricht non era solo di Stabilita ma anche di Crescita. Al di la degli annunci in favore di piani per la crescita in Europa, quello che si tocca con mano e piuttosto una “strategia della decrescita”. Un orientamento che produce sofferenza senza apportare particolari benefici, che riduce la competitivita, rischia di alimentare l’euroscetticismo populista e di mettere in discussione la casa comune europea.

Senza nulla togliere all’esigenza del nostro Paese di spingere sulle riforme economiche e istituzionali, l’azione dell’Europa sulla crescita e il lavoro deve passare dalle parole ai fatti. Rimane estremamente difficile immaginare una politica nazionale di uscita dalla crisi in assenza di una strategia europea. Su questo punto il nostro presidente del Consiglio Enrico Letta sta tenendo alta l’attenzione a livello europeo, costruendo il necessario consenso intorno all’idea di Europa amica della crescita e non solo del rigore. Anche ieri il nostro premier, in sede europea, ha sottolineato questi concetti con grande forza, raccogliendo attenzione e consenso.

Il prossimo Consiglio europeo, dedicato ai temi dell’occupazione giovanile, deve rappresentare un punto di svolta. Solo cosi e possibile creare un futuro anche per i nostri giovani, che sono la risorsa fondamentale su cui costruire il futuro dell’Italia. E questa la priorita delle priorita. Occorre spingere per una revisione del patto di Stabilita Europeo. Su questi temi avro proprio oggi pomeriggio un primo confronto con il vicepresidente Antonio Tajani per affiancare al fiscal compact and un industrial compact, mettendo al centro il rafforzamento del settore manifatturiero.

Ulteriori misure per la crescita

Nella logica del rilancio strutturale della crescita assume un ruolo fondamentale il sostegno alla ricerca e all’innovazione industriale, chiave strategica per recuperare competitivita, creare nuovo lavoro ad alta qualificazione e attivare un circuito virtuoso tra sistema universitario e imprese. A tal fine, occorre praticare un radicale cambiamento delle politiche pubbliche fino a oggi attuate, mettendo a punto strumenti di sostegno pubblico all’innovazione.

Rimane prioritario, come piu volte ricordato dal presidente Napolitano, la definizione di uno strumento di agevolazione fiscale strutturale per sostenere le attivita di Ricerca e sviluppo realizzate dalle imprese in autonomia o in collaborazione con le universita. Occorre poi predisporre strumenti finanziari in grado di far leva su risorse pubbliche e private per la realizzazione di grandi progetti Paese nel campo della ricerca e dell’innovazione. Penso a temi prioritari quali l’Agenda Digitale, la riconversione in chiave di sostenibilita ambientale di siti produttivi, le nuove tecnologie per i settori del made in Italy, la filiera della salute, l’economia della cultura e della creativita, la chimica sostenibile.

Su questi temi intendiamo orientare il Fondo per la crescita sostenibile recentemente costituito presso il Ministero dello Sviluppo economico.

Siamo gia al lavoro per attivare nuovi meccanismi finanziari che prevedono la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti e della Banca Europea degli Investimenti. Intendiamo utilizzare una parte importante delle risorse del Fondo, attualmente pari a circa 700 milioni di euro, come garanzia, creando cosi un effetto leva in grado di attivare un volano di investimenti per circa 5 miliardi di euro. Avviare i primi finanziamenti a partire da settembre non e irrealistico.

Internazionalizzazione

Un ulteriore tema centrale per rilanciare la competitivita del nostro sistema produttivo riguarda il sostegno ai processi di apertura e proiezione sui mercati internazionali. Le esportazioni sono state negli ultimi anni di crisi la principale leva di crescita dell’economia italiana: anche nel 2012, malgrado il perdurare della forte fase di recessione, le nostre esportazioni di beni e servizi sono cresciute ulteriormente del 4%, raggiungendo i 473 Miliardi di Euro, superando cosi il livello pre-crisi.

Data la struttura della nostra economia e le potenzialita della nostra manifattura, le esportazioni rimangono il canale principale attraverso il quale insistere per invertire le tendenze degli scorsi anni, superare la crisi, e rimettere il Paese su un sentiero di crescita sostenibile e duratura. L’Italia si e recentemente dotata di un Piano Nazionale per l’Export per incrementare il valore delle nostre esportazioni e il numero delle imprese esportatrici e orientare maggiormente i flussi verso i mercati piu dinamici. Sono obiettivi alla nostra portata su cui intensificare il lavoro di coordinamento all’interno della Cabina di Regia per mettere maggiormente in trazione il sistema di supporto all’export.

Di pari passo e indispensabile agire su un’ulteriore razionalizzazione e concentrazione delle attivita e risorse di promozione sull’Agenzia ICE, in modo da assicurare un’adeguata “massa critica”, rendendola al contempo piu efficiente dal punto di vista operativo. E inoltre di assoluta importanza strategica l’aumento dei fondi per il supporto all’internazionalizzazione delle nostre imprese, oggi largamente inferiori a quelli a messi a disposizione dai principali paesi esportatori. Questo favorira anche una nuova opera di accompagnamento istituzionale che metteremo in campo per supportare le nostre imprese sui mercati internazionali. Ci impegneremo per l’immediata attivazione dei nuovi strumenti di supporto finanziario all’Export forniti da Sace e Simest, secondo il piano sviluppato da Cassa Depositi e Prestiti.

E venuto infine il tempo di dotare il nostro Paese di una finestra unica di accesso ai mercati internazionali, capace di semplificare e soprattutto di accelerare i tempi e ridurre i costi legati alle procedure per l’importazione e l’esportazione delle merci. Esistono ancora diversi vincoli non tariffari che rendono troppo complicate, lunghe e onerose molte procedure di sdoganamento.

Inoltre, metteremo a regime, in tempi rapidi, il nuovo assetto per l’attrazione degli investimenti dall’estero, lanciando un programma di mappatura e ingaggio degli investitori internazionali.

Expo 2015 puo essere una grande occasione di rilancio e promozione del sistema produttivo italiano, del nostro turismo, della nostra immagine nel mondo. Abbiamo dunque l’obbligo di dare tutti il massimo, ciascuno per le proprie competenze, per la migliore riuscita di questa manifestazione di caratura internazionale.

Come potere vedere quello che oggi (giovedi 23 maggio – ndr) vi ho illustrato non e un libro dei sogni ma un’agenda circostanziata di cose che si possono fare presto e bene. C’e un’unica condizione: remare tutti nella stessa direzione. Questa sfida possiamo vincerla solo insieme e da parte mia avete la piena disponibilita a fare tutto quanto e nelle mie possibilita.

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