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31 maggio 2016 Comments Off on INTERNAZIONALIZZAZIONE-Francia: Coface, l’economia francese sta finalmente decollando? Debole l’export Dalla home page

INTERNAZIONALIZZAZIONE-Francia: Coface, l’economia francese sta finalmente decollando? Debole l’export

Il periodo gennaio-aprile 2016 è stato ricco di segnali positivi per l’economia francese. Dal 2014, grazie alla domanda interna, la buona dinamica della crescita (+0,6% nel 1° trimestre 2016 rispetto al 4° trimestre 2015) è sempre più visibile. L’aumento dei consumi da parte delle famiglie (+1,2%) ha raggiunto il livello più alto dal 2004, e anche gli investimenti hanno superato le aspettative.

Per la prima volta dal 2012, gli investimenti delle imprese dovrebbero contribuire positivamente alla crescita, spinti dal calo dei costi (CICE – Credito Imposta Lavoro Competitività, Patto di responsabilità) e dai prezzi bassi del petrolio. Coface prevede una crescita dell’economia francese dell’1,6% nel 2016 e dell’1,3% nel 2017. Solo il commercio estero continua a penalizzare l’attività. Nel 1° trimestre mentre le importazioni sono aumentate (+0,5%), le esportazioni sono diminuite (-0,2%), in parte a causa del rallentamento dell’attività nei paesi emergenti, in particolare, la recessione attesa per alcuni BRICS. Oltre a questo problema, numerose debolezze strutturali spiegano il rallentamento della Francia sul mercato mondiale dell’export (3,5% dal 2011). Il numero di imprese esportatrici è tre volte inferiore a quello della Germania (mentre lo stock delle imprese è pressappoco simile).

Inoltre, su dieci nuovi esportatori francesi, solo tre di questi esporteranno l’anno successivo e solo una di queste imprese esporterà l’anno dopo. In termini di competitività sul prezzo, la Francia risente del confronto con la Spagna e l’Italia che beneficiano di un costo unitario sensibilmente più basso. In termini di competitività nonprezzo, è indietro rispetto alla Germania: il 41% dei prodotti esportati dalla Francia (aeronautica, lusso, vino e difesa) è di alta gamma, contro il 48% per la Germania. A medio termine, sono gli investimenti delle imprese che consentiranno un aumento di gamma ma ci vorrà qualche anno per recuperare il ritardo. Le insolvenze e il rischio settoriale stanno tornando a livelli normali

La ripresa economica si rispecchia chiaramente nella diminuzione delle insolvenze d’impresa e nel miglioramento netto del rischio settoriale. Le insolvenze d’impresa sono tornate a livelli normali. Secondo il modello di previsione Coface, nel 2016 il numero delle insolvenze diminuirà del -3,2%. In un anno, a fine aprile 2016, il loro numero si attestava a 58.846 casi e si è ridotto del -4,3%, il costo totale si avvicina ai 3,35 miliardi di euro, e diminuisce del -8,6%, il numero dei posti di lavoro a rischio è in calo del -2,4%.

Questa tendenza riguarda le imprese di qualsiasi dimensione ed è particolarmente significativa per le grandi imprese (-21,5%). Il fatturato medio delle imprese insolventi è diminuito per raggiungere quello pre-crisi (591.800 di euro). Dal punto di vista geografico, solo due regioni registrano un aumento: il Centro (+2,9%) e l’Ile-de-France (+3,0%). Nell’Ile-deFrance, che concentra il 21% delle insolvenze a livello nazionale, questo picco può essere solo in parte attribuito agli attentati dello scorso novembre, dal momento che il trend delle insolvenze ha iniziato ad aumentare prima e riguarda un numero ampio di settori, oltre a turismo e hotel e ristoranti. In termini di rischio settoriale, questa tendenza è sufficientemente positiva che beneficiano sei settori di attività su dodici, seguiti dagli economisti Coface.

• Grazie a una buona tenuta dei consumi delle famiglie, la distribuzione diventa il primo settore francese a far parte della categoria «rischio basso»;

• Le valutazioni di auto, farmaceutica (come il livello europeo nell’aprile scorso), chimica e trasporti sono migliorate a «rischio medio»;

• Il settore delle costruzioni è in fase di ripresa, ciò spinge Coface a rimuoverlo dalla categoria «rischio molto elevato» e riclassificarlo a «rischio elevato».

Tuttavia un settore è stato declassato: il settore del tessile-abbigliamento, valutato ormai a «rischio elevato». L’abbigliamento, che rappresenta l’85% delle insolvenze del settore (un aumento del +6% a fine aprile), ne è il principale responsabile a causa della concorrenza in aumento e dell’incremento estremamente forte delle vendite su internet.

Trasporti di merci su strada: scarsa visibilità Mentre il settore dei trasporti migliora (riclassificato a “rischio medio”), a medio termine le prospettive del trasposto di merci su strada appaiono più incerte. Nell’ultimo periodo, il trasporto su strada ha beneficiato del calo dei prezzi delle materie prime e della stabilizzazione della domanda, in linea con la ripresa dell’edilizia e la situazione positiva del trasporto marittimo.

Le grandi imprese (anche se poco numerose, concentrano circa l’80% dell’attività) ne hanno approfittato per rafforzare la propria posizione, esercitando una pressione concorrenziale aggiuntiva sulle piccole imprese, che di conseguenza hanno dovuto alimentare i guadagni, legati ai costi bassi del petrolio, sui prezzi di vendita. Poiché il settore è composto per lo più da piccole imprese vulnerabili, il tasso di insolvenza dipende molto dall’impatto delle prossime misure pubbliche (legge Macron) in termini di salari e dall’evoluzione incerta dei prezzi del petrolio. Anche se le insolvenze del settore continuano a essere basse, a inizio anno il forte aumento di tante nuove imprese lascia presagire un possibile picco di insolvenze nel 2019.

Riassumendo:

• Numerosi indicatori del 1° trimestre (crescita, consumi, investimenti) invitano all’ottimismo

• Unico aspetto negativo: il crollo delle esportazioni, a seguito del rallentamento degli emergenti e della mancanza di competitività

• Netto miglioramento delle insolvenze (previsione di -3,2% nel 2016), eccetto il settore del tessile-abbigliamento e in Ile-de-France

• Metà dei settori in netto miglioramento

• Trasporto su strada ostacolato da alcune lacune in termini di competitività

A proposito di Coface

Il gruppo Coface, uno dei leader mondiali nell’assicurazione dei crediti, offre alle imprese di tutto il mondo soluzioni per proteggersi contro il rischio di insolvenza dei propri clienti, sia sul mercato domestico che export. Nel 2015, il gruppo, supportato dai 4.500 collaboratori, ha raggiunto un turnover consolidato di 1,490 miliardi di euro. Presente direttamente e indirettamente in 99 Paesi, assicura le transazioni commerciali di 40.000 imprese in oltre 200 Paesi. Ogni trimestre, Coface pubblica le valutazioni rischio paese per 160 nazioni, basandosi sulla conoscenza unica del comportamento di pagamento delle aziende e sulla expertise dei suoi 340 arbitri vicini ai clienti e debitori. In Francia, Coface gestisce le garanzie pubbliche all’esportazione per conto dello Stato francese. www.coface.

 

 

In allegato: il panorama Coface

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