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22 febbraio 2019 Comments Off on INNOVAZIONE-Fatturazione elettronica: Workinvoice spiega perché è un’opportunità per l’invoice financing Commerciale

INNOVAZIONE-Fatturazione elettronica: Workinvoice spiega perché è un’opportunità per l’invoice financing

Con l’obbligo di emettere documenti digitalizzati si ottengono risparmi in termini di costi e tempi: un mercato più snello ed efficiente che si presta ad essere servito dalle piattaforme di anticipo fatture. Che cresceranno come già successo in Sud America, area del mondo che guida il fenomeno

 

A cura di Matteo Tarroni, Founder e CEO di Workinvoice

 

La fatturazione elettronica? Potrebbe essere un boost per lo sviluppo dei marketplace dell’invoice trading. Le ragioni sono essenzialmente due. La prima e più importante è una rivoluzione culturale che porterebbe le PMI italiane a ragionare in termini di dati digitali, anziché di documenti pdf, quando si parla di fatture, e quindi a trovare un partner naturale in un portale di anticipo fatture invece che nella banca. La seconda motivazione sta nella riduzione del rischio complessivo grazie a un sistema più trasparente, efficiente e controllato: un driver rilevante che consentirebbe di migliorare il pricing delle piattaforme come Workinvoice, ampliando lo spettro dei possibili clienti.

 

Il precedente dell’America latina: l’e-invoice ha efficientato il mercato…

Approfondiremo più avanti il caso italiano. Prima, vogliamo dare uno sguardo a una parte del mondo dove, insieme all’aumento della fatturazione elettronica, è esploso letteralmente anche l’invoice trading. Un luogo che, come ha scritto l’Economist e come vuole l’opinione comune, non è indentificato come leader “né in tema di riscossione fiscale né di tecnologia”. Ma che “quando si parla della fatturazione elettronica obbligatoria… sta tracciando la strada che gli altri Paesi, dall’Ue alla Cina, potrebbero seguire”.

L’obbligo di fatturazione elettronica è stato introdotto come strumento di contrasto dell’evasione fiscale dapprima in Cile nel 2003, per poi essere esteso a Messico e Brasile. E, dal 2016 vige in Argentina, dal 2018 in Perù e da quest’anno anche in Colombia. Un effetto collaterale di questa misura è stato l’efficientamento del mercato: con costi e tempi di processamento dei documenti molto ridotti rispetto alla procedura manuale, mentre migliorava anche l’esposizione al rischio di frodi. Un ecosistema funzionante nel contempo ha consentito di accorciare i tempi del factoring e i costi di ogni transazione e dunque ha reso profittevoli anche servizi per le PMI che prima erano in perdita.

 

… e fatto nascere un ecosistema di piattaforme per l’anticipo fatture dedicate alle PMI
E naturalmente le startup hanno cavalcato l’onda: ne sono sorte diverse specializzate in invoice trading, come le peruviane Trefi e Innovafunding, la cilena Facturedo, la colombiana Mesfix, l’argentina InvoiNet e la messicana E-factorNetwork. Un esercito pronto a far crescere il capitale circolante delle PMI locali.
Mentre nella regione ogni anno l’adozione delle fatture elettroniche crescerà del 32% fino al 2024, secondo uno studio della società di consulenza svizzera Billentis, con il Messico a tirare la volata, in cui eFactor, la già citata piattaforma messicana, ha già intermediato più di 40 miliardi di Pesos di fatture (pari a circa 2 miliardi di euro). E le altre seguono a ruota.

Il caso italiano

Dallo scorso primo gennaio, la fattura elettronica è obbligatoria anche in Italia per i circa 2,8 milioni di imprese e professionisti. È “una misura che farà dell’Italia il Paese con la normativa più avanzata d’Europa, l’unico in cui sarà obbligatoria sia la fatturazione elettronica verso la PA sia quelle B2b e B2c”, secondo il Politecnico di Milano nell’Osservatorio su Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b. In Europa, solo in Portogallo vige una normativa paragonabile, con la fatturazione elettronica obbligatoria per tutti – ma imposta dalla Troika nel 2013 per risanare i conti del Paese.

 

L’Osservatorio del Polimi ha misurato anche i benefici ottenibili grazie alla novità normativa italiana. “Le imprese che adottano la fatturazione elettronica non strutturata razionalizzano spazi e processi di ricerca e trasmissione dei documenti con un risparmio compreso fra 2 e 4 euro a fattura, potendo recuperare l’investimento iniziale nell’arco di due anni. Il risparmio sale fra i 5 e i 9 euro a fattura in caso di fatturazione elettronica strutturata, a cui si aggiunge il contenimento dei costi di manodopera e il possibile incremento della produttività, con rientro dall’investimento in meno di un anno. La digitalizzazione dell’intero ciclo dell’ordine invece garantisce un ulteriore aumento di produttività del personale e una riduzione dei costi per singola fattura fra 25 e 65 euro”.

 

Ma il potenziale potrà esprimersi a pieno solo quando le imprese “investiranno nella digitalizzazione di interi processi operativi e non solamente sulla dematerializzazione di un documento. La collaborazione che si instaurerà all’interno degli ecosistemi, sarà il vero salto in avanti del sistema impresa con livelli superiori di efficienza, di collaborazione e di tempestività informativa”, così Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b.

 

L’impatto sulle piattaforme italiane di anticipo fatture

E torniamo alla nostra premessa: il cambiamento di mindset che implica l’obbligo della fatturazione elettronica dovrebbe portare naturalmente le piccole imprese italiane verso il digitale. Attualmente, per richiedere l’anticipo fatture in banca è necessario produrre un documento cartaceo, mentre per farlo su una piattaforma di invoice trading, il cartaceo deve essere trasformato in un dato – un lavoro che compiono le stesse piattaforme. Il formato xml richiesto dalla norma è invece esso stesso un dato e dunque rende possibile abbattere le ore uomo impiegate dal portale per la lavorazione di ogni pratica. Ma, soprattutto, l’azienda che deve produrre quel formato è costretta ad attuare una rivoluzione culturale: che la porta a considerare la fattura come un dato digitale, la cui gestione si inserisce perfettamente nell’ottica di una piattaforma digitale.

 

Rischio sotto controllo, prezzi più convenienti

Un secondo driver per la crescita del mercato dell’invoice trading domestico è l’abbattimento del rischio che dovrebbe concretizzarsi attraverso la digitalizzazione. Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate approva la fattura elettronica che gli viene inviata tramite il sistema di interscambio (SDI), restituisce una ricevuta che attesta una sorta di controllo qualità. La piattaforma di invoice trading che deve scontare la fattura, ottiene insieme ad essa anche la ricevuta: in questo modo si riduce il rischio perché la fattura giunge al desk già validata. E questo allarga il mercato, migliorando il pricing grazie a un portfolio di fatture scontate con un profilo di rischio tendenzialmente inferiore a quello attuale.

Workinvoice

Operativa dal 2015, Workinvoice è il primo mercato online in Italia (e il terzo per quota di mercato in Europa ex Regno Unito) di invoice trading, il canale alternativo per l’anticipo fatture, che mette in contatto diretto risorse finanziarie e settore produttivo. A settembre 2018, Workinvoice ha stretto una partnership con il leader della business information Cribis (gruppo Crif). A fine 2018 in Italia sono stati erogati oltre 900 milioni di euro dalle piattaforme di anticipo fatture digitale.

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