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12 ottobre 2011 Comments (0) Approfondimenti

INDUSTRIA-Investimenti: Gallo, pochi e la crescita non c’è

E dal 2004 che le imprese industriali italiane fanno investimenti inferiori al semplice autofinanziamento e fanno anche meno ammortamenti del dovuto, lasciando, cosi, invecchiare gli impianti produttivi ma presentano, quindi, utili superiori al loro ammontare effettivo e li distribuiscono quasi tutti ai soci come dividendi. Il surplus di risorse non investite lo destinano a riduzione percentuale dei debiti finanziari. Questo comportamento rinunciatario degli imprenditori e effetto o e causa della perdita di competitivita del sistema economico italiano? I provvedimenti del Governo per lo sviluppo saranno idonei a invertire la tendenza e a provocare un aumento degli investimenti fin dal prossimo budget 2012?

Questo e il succo della lezione inaugurale del master in management, innovazione e ingegneria dei servizi (Mains) dell’anno accademico 2011-2012 presso la Scuola Superiore S. Anna di Pisa tenuta da Riccardo Gallo, professore di Economia Applicata alla Sapienza. Gallo ha illustrato una serie di sue elaborazioni sui dati dal 1992 al 2010 pubblicati da R&S Mediobanca relativi a societa industriali, a medie imprese, a multinazionali estere. L’intervento di apertura e stato svolto dal presidente della Scuola S. Anna, Riccardo Varaldo, mentre Marco Frey ha presentato l’Istituto di Management recentemente creato e da lui diretto.

Dalla lezione di Gallo e emerso che il sistema industriale italiano negli ultimi venti anni ha perso circa un terzo del suo peso in termini di valore aggiunto e un quarto della sua base occupazionale; per molti anni ha aumentato la produttivita, ha avuto un tasso di crescita annuo di poco superiore al 2% per poi crollare a partire dal 2007. Un paio d’anni dopo l’introduzione dell’euro, le imprese industriali medie e grandi hanno cominciato a fare affidamento su una sempre piu prolungata speranza di vita degli impianti produttivi (da 16,4 anni nel 2003 a 26,4 nel 2010), con minori accantonamenti ogni anno. La speranza si e rivelata illusoria a fronte di un continuo processo di innovazione che si e verificato nei principali Paesi industrializzati, come e segnalato dal comportamento delle multinazionali in giro per il mondo che, per competere nella produzione e nel marketing, hanno fatto affidamento su una vita utile degli impianti sempre piu breve. Nel 2010 le imprese industriali italiane registravano una vita utile per i loro impianti (26,4 anni) doppia di quella delle multinazionali (13 anni)! Inoltre l’eta del patrimonio tecnico a fine 2010 ha raggiunto il 100% della vita utile nel 2003, prima dell’allungamento artificioso. Cioe il patrimonio tecnico dell’industria italiana e arrivato alla fine della vita!

Questo comportamento imprudente ha consentito alle imprese di far apparire nei bilanci una redditivita delle vendite mediamente oscillante intorno al 5%, quindi non troppo lontana dall’8% minimo delle multinazionali. In realta, con ammortamenti coerenti alla dinamica internazionale, i bilanci avrebbero chiuso a mala pena in pareggio. L’aliquota effettiva di tassazione in Italia ha penalizzato le medie imprese ancor piu delle grandi, ed entrambe queste categorie sono fortemente svantaggiate rispetto alla concorrenza internazionale.

In genere, per la crescita di un sistema produttivo e necessario che gli investimenti siano superiori all’autofinanziamento (ammortamenti piu utili non distribuiti), cioe e bene che il “passo piu lungo della gamba” ossia un’accelerazione degli investimenti sia finanziato con nuovo credito bancario, con apporto dei soci, con operazioni di finanza straordinaria. Invece, il sistema produttivo italiano ha investito meno dell’autofinanziamento, questo gia reso bassissimo dalla compressione degli ammortamenti e dalla distribuzione degli utili.

Naturalmente Gallo si e riferito non solo agli investimenti tecnici, ma anche a quelli finanziari per l’acquisizione di partecipazioni di controllo in altre societa, magari estere. Come conseguenza, gli impianti industriali da meta del passato decennio hanno continuato ad invecchiare. Altra conseguenza di tutto cio e che i debiti finanziari delle imprese industriali medie e grandi non aumentano, anzi in molti casi diminuiscono, se riferiti al totale del passivo. Quindi non trova conferma l’ipotesi secondo cui non c’e stata crescita soddisfacente perche le banche non hanno fatto credito. Invece, come si dice nel gergo, e il cavallo che non beve.

Nel corso degli anni, consentendo la distribuzione di utili senza colpo ferire, gli amministratori delle societa industriali si sono dimostrati poco indipendenti dagli azionisti. A soffrirne sono stati i dirigenti e i lavoratori delle stesse aziende. Invece sarebbe opportuno che gli amministratori fossero tenuti a formulare una motivata proposta per la destinazione del reddito, con previo avallo del collegio sindacale. Se cosi fosse, i bilanci darebbero anche indicazioni sulle prospettive aziendali.

Rispetto a questo quadro generale, i provvedimenti che il Governo sta per emanare a sostegno dello sviluppo economico sono attesissimi. La loro efficacia o meno sara misurata innanzitutto dalla propensione delle imprese industriali italiane a tornare a investire massicciamente. Ottobre e il mese in cui si fanno i piani triennali e il budget 2012. ( Fonte: FIRSTonline)

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