LAVORO-Riforma: la pagano imprese e professionisti

CRISI-Produzione industriale: in marzo attività piatta

13 aprile 2012 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE-Medie: solo il 25% assume e non in Italia

Solo il 25% delle medie imprese italiane ha segnalato un ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012. Il particolare e emerso dall’indagine condotta da Mediobanca e Unioncamere su 3.220 medie imprese italiane (con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 499 e un giro di affari complessivo tra 15 e 330 milioni di euro all’anno).

Secondo il Rapporto, ad assumere sono in particolar modo quelle medie imprese con stabilimenti produttivi al di fuori dei confini nazionali: in questo caso l’aumento avverra in 38 casi su 100 e l’allargamento della base occupazionale riguardera soltanto la manodopera estera.

Nessuna novita sostanziale, invece, sul fronte del ricorso agli ammortizzatori sociali: nel 2012 verranno adottati dal 35% delle medie imprese italiane, in lieve flessione rispetto al 37% registrato nel 2011. Resta una quota, pari al 17%, che puntera sui cosiddetti ‘strumenti alternativi’, modifica dell’orario di lavoro e riqualificazione del personale.

Inoltre, dall’edizione 2012 dell’indagine Mediobanca-Unioncamere sulle medie imprese italiane, e emerso anche che il 72% delle medie imprese che intendono chiedere finanziamenti alle banche segnala una “percezione di difficolta'” nell’accesso al credito, dato che risulta in crescita rispetto al 45% del secondo semestre 2011. La domanda di credito resta tuttavia sostenuta. Il 51% delle societa prese in considerazione dallo studio intende infatti richiedere finanziamenti bancari nel primo semestre di quest’anno.

In particolare:

– Copertura: l’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln EUR di fatturato; con l’ultimo censimento, sono state individuate 3220 societa che assicurano il 15% circa della produzione manifatturiera italiana a valore, percentuale che sale al 21% considerando l’indotto (stime su dati Istat riferiti al 2009); la maggiore concentrazione di imprese e nelle aree del Nord Est Centro e in Lombardia.

– Tendenze dell’universo: nel periodo 2000-2009 il bilancio aggregato delle 3220 societa si e sempre saldato in utile; il risultato del 2009 e il piu basso sia in termini assoluti (1.219 migliaia) che relativi (0,9% del fatturato), 1,1 punti in meno rispetto al massimo toccato nel 2007. Le esportazioni calcolate su due insiemi chiusi nel periodo 2000-2009 con l’aggiunta della stima relativa all’anno 2010 (base Dati cumulativi), hanno registrato un incremento pari al 55% (4,5 m.a.); occorre segnalare che nel biennio 2008-2009 la variazione e stata negativa pari al -18,6%, mentre nel 2010 c’e stato un parziale recupero (+9,9%). La struttura finanziaria resta solida con il patrimonio netto che supera gli impieghi in attivi immobilizzati e contribuisce all’avanzo delle partite correnti. Il 58,4% delle medie imprese merita un punteggio a livello di “investment grade”, ma il ricorso alla borsa e al private equity resta trascurabile. Le medie imprese quotate
sono lo 0,5% del totale.

– Dinamiche recenti: Nel 2009, 628 medie imprese sono tornate piccole (non superando i
parametri di fatturato e dipendenti), mentre dal lato delle imprese maggiori, a fronte di 32
imprese che hanno varcato la soglia della grande dimensione, 39 hanno percorso la strada inversa
ritornando medie. Nel decennio considerato, 620 imprese sono divenute grandi, ma cio ha
comportato per le stesse aziende un aumento dei casi di default. Il tasso di fallimento lievita,
infatti, in maniera significativa per quelle medie imprese che hanno oltrepassato la media
dimensione (0,8% contro lo 0,3% dell’universo delle medie). Nel periodo 2000-2009 le medie
imprese hanno mantenuto il primato della crescita seppur riducendo in maniera significativa gli
indici di sviluppo visti nelle precedenti edizioni, con un incremento del valore aggiunto del 20%
contro il -1,8% delle grandi imprese (la percentuale sale al 7,5% per le imprese medio-grandi,
seconda area del cosiddetto “quarto capitalismo”). Le medie aziende hanno aumentato
progressivamente il loro peso nella manifattura nazionale: sulla base dei dati Istat piu recenti
disponibili (dati 2009), esse sono giunte a rappresentare il 14,4% del totale degli investimenti
fissi annui e il 16% delle esportazioni. Nel 2010 si stima un aumento delle vendite attorno al 10%
sul 2009 con incidenza dei margini industriali sul fatturato in lieve flessione. Sia il fatturato che i
margini industriali permangono al di sotto dei livelli segnati nel 2007 prima della crisi
(rispettivamente -7% e -38%).

– Redditivita: il rendimento del capitale (roi) investito nelle medie imprese nel 2009 e stato pari al
6,1% contro il 4,5% dei gruppi maggiori italiani. La componente finanziaria consente alle grandi
di recuperare lo svantaggio prodotto da minori margini (-9,4% contro il 18,6% delle medie
imprese), ma non ne risolve l’eccesso di capitale il cui turnover e inferiore di circa 13,5 punti
rispetto alle medie aziende; la tassazione continua ad essere punitiva. L’esclusione del costo del
lavoro dall’imponibile Irap si stima produca una riduzione del tax rate di circa 6 punti (da 38% a
32%). Per il 2012, il 29% delle imprese prevede un aumento della redditivita rispetto al 2011
(dati indagine Unioncamere).
– Distretti: i due terzi delle medie imprese hanno sede in aree aventi natura distrettuale; il
principale aspetto discriminante di queste medie imprese continua ad essere la maggiore
propensione all’export: essa e pari al 45,7% del fatturato per l’ubicazione nei distretti veri e
propri e al 31,9% negli altri SPL, contro il 31,5% delle imprese localizzate in altre aree. E’ anche
confermata la maggiore solidita finanziaria: il livello investment grade viene raggiunto dal 59,6%
delle medie imprese con sede nelle province distrettuali contro il 53,9% di quelle con sede nelle
province di grande impresa.
– Congiuntura recente: l’indagine su un campione rappresentativo di medie imprese industriali
italiane mostra che nel 2012 il 38% di tali aziende prevede un aumento del fatturato (contro il
50,2% a consuntivo nel 2011) ed il 32,6% un incremento della produzione (e stato invece il
39,7% a registrarlo per lo scorso anno). La propensione all’export delle medie imprese e rimasta
molto elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici rimane superiore al 90%, con
un’incidenza delle vendite all’estero pari al 44% del totale. Per l’anno in corso si conferma
l’apporto determinante che le vendite all’estero potranno fornire ai risultati aziendali (gli
ordinativi esteri saranno in crescita per il 39,8% delle imprese), mentre l’andamento del mercato
interno sara piu debole (solo il 15,9% si attende un rialzo rispetto al 2011, contro il 32% di quelle
che ne prevedono una flessione). Nel 2011 gli investimenti delle medie imprese si sono
concentrati nei macchinari (72,7%), nelle apparecchiature informatiche (69,2%) e nei software e
servizi informatici (68,4%); su tali asset le imprese continueranno a puntare prioritariamente
anche durante il 2012.

La domanda di credito resta sostenuta nel futuro immediato. Il 51% delle medie imprese intende
richiedere finanziamenti bancari nel primo semestre di quest’anno, non solo in risposta
all’esigenza di gestire le attivita ordinarie (nel 43% circa dei casi) ma anche per realizzare nuovi
investimenti (34,2%) o implementare quelli gia avviati (11,2%). E’, tuttavia, in crescita la
percezione di difficolta nell’accesso al credito: la segnala il 72% di quanti intendono farvi
ricorso, contro il 45% di tutte quelle che nell’ultimo semestre del 2011 si sono rivolte alle
banche.

Sul fronte occupazionale, un nucleo rilevante di medie imprese (circa un quarto) segnala un
ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012; ancora superiore sara poi
quest’anno l’allargamento della base occupazionale all’estero da parte di quelle medie imprese
che hanno stabilimenti produttivi al di fuori dei confini nazionali (l’aumento avverra in 38 casi su
100). Non subisce modifiche sostanziali il ricorso ad ammortizzatori sociali (nel 2012 verranno
usati dal 35% delle imprese, contro il 37% nel 2011). Il 17% circa delle aziende adottera
comunque strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione: contratti di solidarieta,
modifiche all’orario di lavoro e riqualificazione del personale.

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