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1 ottobre 2012 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE-Mediazione: 123 mln risparmiati con Cciaa

Un anno e mezzo di mediazione obbligatoria presso le 101 Camere di commercio iscritte al Registro del Ministero della Giustizia si chiude con un bilancio di 30.331 procedimenti depositati. In concreto, cio significa che oltre 60mila persone (imprese e consumatori) sono state chiamate a cercare di risolvere un contenzioso civile mediamente di 96mila euro in maniera “pacifica” al di fuori delle aule dei Tribunali. Nel 16% dei casi, la soluzione e stata trovata in quella sede in soli 47 giorni lavorativi, attraverso un accordo soddisfacente per entrambe le parti. Per cittadini e imprese cio si e tradotto in un risparmio stimato di 123 milioni di euro. E questo solo per quanto riguarda la mediazione condotta dalle Camere di commercio, che oggi rappresentano il 12% del totale degli Organismi iscritti al Registro (931), sebbene gli sportelli di conciliazione camerali abbiano gestito in questo periodo il 17,5% dei procedimenti depositati. Se, infatti, si applicasse lo stesso esercizio alla quota dei procedimenti conclusi con successo gestiti da tutti gli organismi di mediazione iscritti al Registro del Ministero della Giustizia, allora il risparmio stimato salirebbe addirittura a oltre 480 milioni di euro. Questo il quadro dell’attivita presentato da Unioncamere in occasione della IX edizione della Settimana Nazionale della Conciliazione, che si tiene dall’8 al 14 ottobre in tutte le Camere di commercio italiane. Appuntamento che quest’anno propone anche una lettura “dall’interno” del sistema della mediazione civile e commerciale, attraverso una ricerca realizzata dal Consorzio AAster dedicata ai protagonisti dell’offerta di servizi di mediazione e a circa 1.200 professionisti mediatori e non mediatori.

“La riforma della mediazione civile e commerciale – ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – ha finalmente introdotto con piena dignita questo strumento nel nostro ordinamento giuridico. I risultati dell’attivita delle Camere di commercio che proponiamo oggi danno pieno conto, io credo, di un impegno piu che decennale a favore di una giustizia piu a misura della societa moderna, costruita sul dialogo anziche sullo scontro. Questo diritto “mite” e la conseguenza anche di un nuovo contesto culturale prima ancora che giuridico. Una giustizia giusta e una giustizia efficace devono diventare una priorita per tutti gli attori economici ed istituzionali. Dobbiamo, tutti, contribuire a creare certezze sia per i nostri imprenditori sia per quelli stranieri, che potranno contare su un sistema della giustizia veramente moderno e capace di rendere attraente – e dunque piu competitivo – il nostro Paese”.

Il numero di procedimenti di mediazione depositati presso gli Organismi istituiti dalle Camere di commercio dal 21 marzo 2011 al 30 settembre 2012 (30.331 in totale, 55 al giorno, sabati e domeniche incluse) mostra un andamento crescente progressivo, ulteriormente accentuato da marzo scorso, quanto anche per le materie del condominio e del risarcimento danni derivante dalla circolazione di veicoli e natanti e entrato in vigore l’obbligo di tentare la conciliazione prima di rivolgersi al Tribunale.

Piu di un terzo dei procedimenti sono stati depositati presso le Camere del Nord Est, quasi un quarto presso quelle del Nord Ovest e del Mezzogiorno. Al Centro, invece, sono stati depositati il 19% dei procedimenti. Considerando l’andamento delle mediazioni effettuate tra settembre 2011 e settembre 2012, emerge che e piuttosto costante la quota di procedimenti conclusi con un accordo tra le parti (il 16% in media). Nel 17% dei casi, invece, le controparti non hanno trovato un’intesa, mentre nel 66% dei casi hanno preferito non comparire di fronte al mediatore. Nello stesso periodo, i procedimenti, mediamente del valore di 96.079 euro, si sono risolti in soli 47 giorni lavorativi.

Alto il tasso di “produttivita” degli organismi camerali. Se si considera il numero dei procedimenti giunti a definizione sul totale dei procedimenti depositati si ottiene un indice prossimo all’unita. Praticamente quasi tutto quanto viene depositato, viene definito, grazie all’azione dei mediatori che operano nelle Camere di commercio. Tra le materie oggetto di obbligatorieta, diritti reali, locazione e risarcimento danni da circolazione veicoli e natanti occupano le prime posizioni sia in termini di procedimenti depositati presso le strutture del sistema camerale, sia in termini di procedimenti definiti nell’ultimo anno, sebbene la quota piu consistente di mediazioni depositate e definite sia inerente materie non soggette alla condizione di procedibilita.

Il consuntivo delle attivita di mediazione delle Camere di commercio dall’introduzione dell’obbligatorieta – per le tipologie di controversie indicate dalla legge – evidenzia l’estrema convenienza della giustizia alternativa rispetto alla via ordinaria, sia in termini di costi sia in termini di tempi per la soluzione delle controversie.
Sotto il primo profilo, il confronto tra il costo medio di una procedura di mediazione presso le Camere di commercio e quello di una causa davanti al giudice ordinario – stimato dalla Banca Mondiale nel suo tradizionale rapporto «Doing Business» – dimostra come la prima incida per circa il 3,4% sul valore della controversia, mentre nel secondo caso, far valere il proprio diritto costa il 29,9% del valore della causa. In altri termini, cio significa che in media ogni conciliazione costa quasi dieci volte di meno di una causa dinanzi al tribunale. Considerando che il valore medio delle conciliazioni gestite dalle Camere di commercio da settembre 2011 a settembre 2012, in sostanziale continuita con i mesi precedenti, e stato pari a 96.079 euro, si puo concludere che il ricorso alla conciliazione ha generato un risparmio stimato di 123 milioni di euro. Applicando lo stesso parametro del valore della mediazione camerale alla quota di procedimenti conclusisi con accordo dinanzi a tutti gli organismi accreditati al Ministero della Giustizia , la stima del risparmio realizzato a livello complessivo arriverebbe addirittura a superare i 480 milioni di euro.

Per conoscere piu da vicino gli effetti dell’introduzione dell’obbligatorieta della mediazione sulla nostra societa, quali le criticita presenti e quali le aspettative da parte di imprese e consumatori, Unioncamere ha promosso una indagine curata dal Consorzio AAster, strutturata in due diversi filoni di ricerca. Il primo ha visto la realizzazione di 50 interviste ad altrettanti attori interni ed esterni al mondo della mediazione camerale allo scopo di ricostruire il punto di vista dei protagonisti dell’offerta di servizi di mediazione. Il secondo ha coinvolto con una indagine campionaria 1.182 professionisti suddivisi tra 598 mediatori professionali e 584 professionisti “non-mediatori”. Il primo dato che emerge dallo studio e che l’introduzione dell’obbligatorieta ha rapidamente modificato il panorama dell’offerta di servizi. I 40mila mediatori stimati oggi presenti in Italia operano all’interno dei 862 organismi presi in considerazione dalla ricerca a marzo scorso (questi ultimi cresciuti in modo esponenziale considerando che nel 2007 erano solo 144). L’incremento si deve sia alla diffusione delle strutture di emanazione degli Ordini professionali, sia all’esplosione dei organismi privati. Gli organismi espressione degli Ordini professionali sono passati infatti dai 18 del 2010 ai 188 del giugno 2012, dei quali 115 (il 61,1%) dell’avvocatura, 50 dell’ordine dei commercialisti e 21 di ordini/albi di geometri, medici, periti industriali ecc. Gli organismi privati, invece, sono passati dai 79 del 2010 ai 579 del giugno 2012, con una crescita avvenuta soprattutto nelle aree del centro-sud con tre regioni (Lazio, Campania, Sicilia) che concentrano il 40% dei centri di mediazione.

Ma qual e il profilo del mediatore italiano? Il 58,6% proviene dall’avvocatura, il 21% e dottore commercialista e il 15,7% appartiene ad altre professioni. Nel campione utilizzato per l’indagine donne e uomini sono in equilibrio (49,8% e 50,2% rispettivamente), mentre per eta emerge un profilo professionale “maturo”: il 38,6% ha tra i 40 e i 49 anni, il 21,9% tra 50 e 59 e l’11% ha oltre 60 anni. La scelta di diventare mediatore e legata, nel 37,5% dei casi, ad obiettivi di riforma sociale, idealismo. Insomma, e una “missione”. Il 39% mette al centro la soddisfazione personale nello svolgere il ruolo di mediatore, il 19,9% obiettivi di guadagno e carriera e il 3,6% lo fa “per ripiego”, senza motivazioni particolari. Il 2010 e stato uno spartiacque: tra i mediatori pre-2010 le motivazioni “strumentali” orientate al guadagno e al mercato erano al 9,7%; dopo il 2010 salgono al 26,7% e diminuisce l’incidenza di motivazioni ideali e di soddisfazione personale (cresce la quota di scelte per “ripiego”). Insomma i mediatori accreditati dal 2010 in poi presentano un profilo meno idealista e piu orientato al mercato e alle speranze di carriera/guadagno.

L’introduzione dell’obbligatorieta ha spaccato in due il mondo delle professioni: chi e gia mediatore si schiera a favore con percentuali dal 60 al 70% e circa il 20% ne condivide l’introduzione solo per alcune materie. Avvocati, commercialisti e notai non mediatori sono in maggioranza contrari. Tuttavia esiste una quota variabile che va dal 23% degli avvocati al 40% dei commercialisti che pur non essendo mediatore e a favore della diffusione della giustizia alternativa. Questi potenziali alleati della mediazione sono professionisti che tendono ad avere un profilo di seniority piu alto (la quota di favorevoli e piu alta tra i professionisti che hanno iniziato la pratica prima degli anni ’90); hanno un’eta piu elevata visto che tra i cinquantenni la quota di favorevoli sale al 32,3% fino ad arrivare al 39,3% tra i sessantenni, mentre tra i trentenni e i quarantenni e 10 punti percentuali piu bassa; risiedono e lavorano con piu frequenza al centro-nord visto che tra gli intervistati delle aree meridionali la quota di favorevoli scende dal 27% del centro-nord al 19,5% del sud.

Di fatto, comunque, la mediazione esercita un certo appeal sulla base sociale delle professioni: quasi un terzo (27,6%) di avvocati, commercialisti e notai non mediatori dichiara che pur non avendo ancora conseguito l’abilitazione ha intenzione di conseguirla; il 69% sostiene di aver intenzione di dedicarsi maggiormente alla mediazione e solo l’8,7% si dichiara deluso dell’esperienza definendola “una partentesi che non sa se continuera”. Sia per i mediatori che per i non mediatori, infine, la velocita di risoluzione dei conflitti rappresenta il principale vantaggio e il 74,3% dei mediatori si dichiara abbastanza o molto soddisfatto del funzionamento di questa forma di giustizia alternativa contro il 22,8% dei non mediatori.

Alte infine le aspettative da parte del mondo delle imprese e dei consumatori. Per le imprese, evidenzia lo studio, l’affermazione della mediazione e vista come una potenziale chance di maggiore efficienza economica e di sgravio di una serie di costi finanziari e tempistici legati alle inefficienze della giustizia ordinaria. Per i consumatori, invece, l’affermazione della giustizia alternativa viene sostenuta con forza nell’ambito di una vera e propria concezione delle democrazia associativa. La mediazione rappresenta cioe un vero e proprio strumento di democrazia che consente di rendere meno vulnerabile l’esercizio della cittadinanza.

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