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19 settembre 2012 Comments (0) News

IMPRESE – Fiat: Cgia Mestre, dal 1977 ha ricevuto dallo Stato 7,6 mld

La Fiat ha ricevuto dallo Stato italiano 7,6 miliardi di euro in 35 anni. E’ chiaramente una stima approssimativa che – secondo i calcoli realizzati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre – dovrebbero attestarsi proprio attorno ai 7,6 miliardi di euro gli aiuti erogati dallo Stato italiano alla Fiat a partire dal 1977.

”Una somma importante – ha segnalato il segretario Giuseppe Bortolussi – che comunque e stata integrata, tra il 1990 e i giorni nostri, da oltre 6,2 miliardi di investimenti realizzati dalla Fiat sui progetti per i quali ha ottenuto i 7,6 miliardi presi in considerazione. Va anche detto che gli aiuti piu significativi sono avvenuti negli anni ’80, quando tutti i Governi dei Paesi occidentali sono intervenuti massicciamente per sostenere le proprie case automobilistiche”.

Premesso che il risultato della serie storica e condizionato dalla presenza di molti ”vuoti” statistici, tra gli aiuti elargiti alla Fiat, la Cgia non ha tenuto conto degli ammortizzatori sociali impiegati in questo periodo ne degli ultimi contratti approvati dal Cipe nel biennio 2010-2011. In assoluto, l’investimento piu importante e stato quello che si e reso necessario per la costruzione degli impianti produttivi di Melfi e Pratola Serra (1990-1995) che sono costati alle casse dello Stato quasi 1,28 mld di euro. Per contro, la Fiat ha investito in questo nuovo sito ben 2 miliardi di euro.

Di un certo rilievo anche le ristrutturazioni che hanno interessato la Sata di Melfi (1997-2000) e l’Iveco di Foggia (2000-2003). Se nel primo intervento lo Stato ha investito 151 milioni di euro, nel secondo sono stati spesi 121,7 milioni di euro pubblici. La Fiat, comunque, per entrambi i siti ha messo sul tavolo una cifra complessiva di poco inferiore agli 895 milioni di euro.

”Da sempre – ha rimarcato Bortolussi – la politica italiana ha sempre guardato con grande attenzione e una certa indulgenza alla piu grande industria privata italiana. Ora che soldi pubblici non ce ne sono piu, ognuno deve correre con le proprie gambe e affrontare la concorrenza internazionale con i propri mezzi. Se, in una fase estremamente delicata come quella che stiamo vivendo, dovessimo perdere un marchio che ha fatto, nel bene e nel male, la storia industriale del Paese sarebbe un grave danno per tutta l’economia italiana”.

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