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11 ottobre 2010 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE – Cna: le piccole sono centrali nel Centro

Cuore pulsante dell’economia. Questo il giudizio dei cittadini e degli imprenditori di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria sulle piccole imprese. Per il 90%, si sono detti convinti che le imprese artigiane – 400 mila su un totale di 1,5 milioni – rappresentino l’elemento centrale del sistema produttivo delle loro regioni. Non solo. La ricerca, commissionata dalle Cna regionali e condotta dall’Istituto Freni di Firenze, ha fatto emergere che gli intervistati si sono detti certi che gli artigiani sono persone che rischiano in proprio senza ricevere agevolazioni e sussidi ma creano posti di lavoro resistendo alla concorrenza sleale e all’illegalita. Ma come valutano i cittadini il lavoro dei piccoli imprenditori? Sul piano degli aspetti negativi, la percezione e completamente dominata dal rischio economico (54%), dal peso della responsabilita, sia nei confronti dei familiari sia dei dipendenti, dal poco tempo libero a disposizione. Ma il piccolo imprenditore trova piu soddisfazione a fare il proprio lavoro, vi trova una realizzazione personale che molto spesso il lavoratore dipendente non ha. La crescita delle piccole e medie imprese, secondo l’85% dei cittadini di Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Toscana, e frenata pero dalla concorrenza sleale dei paesi a basso costo del lavoro, mentre quasi il 90% denuncia le conseguenze del lavoro nero, che penalizza piu di ogni altro proprio le aziende che rispettano le normative e gli obblighi di legge. “Le piccole imprese – ha affermato Sergio Silvestrini, segretario nazionale Cna – sono e saranno ancora per molti anni un volano potente per il lavoro e per l’occupazione. Non vogliamo aiuti. Vogliamo credito a costi accessibili, una burocrazia moderna e non una corsa tra mille ostacoli della pubblica amministrazione, un fisco che aiuti l’impresa e il lavoro”.

“La Cna e le altre associazioni di categoria – ha sostenuto il presidente della Cna Marche, Renato Picciaiola – attraverso una forte azione di tutela degli interessi, debbono aumentare la capacita di rappresentanza della piccola e media impresa nei confronti delle istituzioni e delle altre forze sociali ed economiche sul territorio, perche dove e piu forte la presenza dei piccoli e medi imprenditori e anche piu elevato il benessere, migliori i servizi e piu diffusa la coesione sociale”. Non a caso le imprese artigiane contribuiscono alla formazione del 18% del Pil, ed e anche per questo che l’Italia centrale le guarda con speranza per il rilancio dell’occupazione. Nella percezione dei cittadini, la creazione di nuovi posti di lavoro e affidata principalmente alle nuove tecnologie (70%), all’informatica (65%) e all’assistenza alle persone (43%). Emerge inoltre il ruolo del turismo e delle energie rinnovabili come settori suscettibili di espansione e di nuova occupazione. Proprio per questo, secondo Luca Ferrucci, “in questo Paese occorre pensare ad una politica industriale che metta al centro i temi delle piccole e medie imprese. Negli ultimi anni vent’anni non si e visto nulla di serio in questa direzione. E’ giunto il momento di affrontare seriamente questi argomenti perche il gap che tutt’ora persiste tra politica e realta economica non e piu accettabile”. A giudizio di Gian Luca Gregori, dell’Universita Politecnica delle Marche “a superare prima la crisi saranno le imprese capaci di affermare il proprio marchio, di presentare prodotti di alta qualita e di fare reti per competere sui mercati internazionali”.

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