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SUSSIDIARIETA’ -Appello: non lasciateci in mutande

24 novembre 2010 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE -Business: a quando regole di responsabilità sociale?

La tradizionale strategia imprenditoriale, concepita su azioni sociali orientate a dare lustro all’immagine della societa, presto cedera il posto alla nuova: quella della sostenibilita che, ad oggi, rappresenta, il vero paradigma, per le aziende che vogliono essere competitive sul mercato ridisegnando l’intero processo di business teso a ricostruire il rapporto di fiducia con il cittadino. Tuttavia intraprendere questo nuovo processo e difficoltoso dato che si dovrebbe creare una specie di alleanza fra l’azienda e il consumatore, per fidelizzarlo. La societa si impegna pubblicamente a realizzare prodotti sicuri e di qualita, a produrre nel rispetto della sicurezza per gli operai e limitando le emissioni, a commercializzare in maniera efficiente rispettando l’ambiente e migliorando il benessere dei dipendenti. Sono i cosiddetti comportamenti sostenibili che diventano tangibili solo attraverso una strategia basata su fatti concreti comunicati in modo chiaro e trasparente e non solo sul marketing filantropicoQuesta la premessa utilizzata dal deputato del Pdl, Giorgio Jannone, per l’interrogazione che ha rivolto al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, per sapere quali misure “intenda adottare al fine di promuovere una normativa nazionale riguardante la Responsabilita sociale di impresa alla quale tutte le maggiori aziende italiane, e le loro partners debbano attenersi, in modo da aumentare la loro attivita di fidelizzazione del cliente“.

Nell’interrogazione, viene citata un’indagine realizzata da Gfk Eurisko, intervistando 46 leader (presidenti e amministratori delegati) di imprese che hanno intrapreso per prime il cammino della sostenibilita: il cosiddetto Corporate social responsabilita (Csr). Si tratta di aziende nazionali e multinazionali attive nei piu diversi settori di mercato, per lo piu di grandi dimensioni ma con una rappresentanza qualificata di Pmi eccellenti: dall’indagine e emerso che il 78% degli italiani assume un atteggiamento di cautela verso il grado di assunzione di consapevolezza delle aziende. Un’ampia percentuale di italiani pensa, infatti, che la maggior parte delle imprese che operano in qualita di aziende socialmente responsabili lo facciano solo per migliorare la loro immagine e non, altresi, perche quello sia il loro reale scopo. E sono gli stessi italiani che manifestano un interesse molto alto nei confronti delle modalita con cui le imprese stanno cercando di essere responsabili. E in questo modo che ritorna l’importanza della trasparenza sul modo di fare impresa e della comunicazione che concorre a creare un’opinione fondata sull’operativita delle societa. Per farlo occorre, secondo l’indagine, che “le aziende individuino nuovi mezzi e linguaggi capaci di penetrare la cortina di diffidenza creata in questi anni, rendendo credibile l’impegno sociale intrapreso ed evitando la contaminazione con i messaggi pubblicitari tradizionali”. Le criticita si accentuano anche in relazione all’ambiente, ritenuto uno dei temi principali con cui un’impresa deve misurarsi per definirsi responsabile. Cresce negli italiani la sensibilita ecologica (il 92% e attento) e aumenta anche la consapevolezza dell’importanza del contributo individuale nel ridurre l’inquinamento, ma a questi orientamenti non corrisponde un giudizio positivo sull’operato delle imprese ritenuto inadeguato dalla maggioranza dei consumatori. Solo il 27% ritiene concreto quanto le societa stiano facendo per l’ambiente. Un sentimento pericoloso capace di esercitare un’influenza sul comportamento degli italiani nei confronti di un’impresa ritenuta “socialmente irresponsabile”. Viene poi citato il caso della BP, coinvolta nel disastro ecologico nel Golfo del Messico, che ha visto diminuire la fiducia di un consumatore nei confronti del proprio brand.

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