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15 settembre 2010 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE – Individuali: 862mila capitane resistono alla crisi

Sono oltre 862mila le capitane che guidano una impresa individuale in Italia con in testa Lombardia, Campania, Sicilia, Lazio e Piemonte, con i rispettivi capoluoghi. Per la precisione, a a fine giugno scorso, erano 862.367 le imprese individuali con titolare donna iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio, il 25,6% di tutte le aziende con questa forma giuridica esistenti in Italia con una diminuzione di 25mila imprese rispetto a 5 anni fa, fatto salvo per la Toscana, unica regione che presenta un segno positivo nel confronto con il 2005. Ma, anche se sono in meno, stanno resistendo meglio degli uomini alla progressiva riduzione di questa tipologia di impresa e alla crisi che ha attraversato il Paese, tanto da diminuire, tra dicembre e giugno scorsi, di solo lo 0,06% a fronte di un piu consistente calo delle imprese individuali totali (-0,33%). E, inoltre, il ”fare impresa” rappresenta una opportunita alla quale ricorrono in misura maggiore le giovani donne, specie se immigrate. Questa la fotografia scattata da Unioncamere sulle imprese individuali femminili presentata in occasione dell’avvio a Cagliari del ”Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”. L’iniziativa, promossa da Unioncamere insieme alle Camere di commercio e ai Comitati per l’imprenditoria femminile, si articolera in 9 tappe sul territorio nazionale, dando modo alle diverse componenti istituzionali, associative e della societa civile di approfondire le peculiarita, caratteristiche ed eventuali criticita dell’universo femminile che svolge un’attivita d’impresa privata e, piu in generale, dell’inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Che quest’anno ancora di piu del passato si dimostra, come rivelano le previsioni di assunzione formulate dalle imprese, aperto alle ”pari opportunita”.

”Il Giro d’Italia delle donne che fanno impresa – ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – punta a valorizzare l’universo dell’imprenditoria in rosa che il sistema camerale sostiene attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, presenti in tutte le province italiane. I comitati, nati da un Protocollo tra Unioncamere e Ministero dello Sviluppo economico per l’animazione e la promozione della cultura imprenditoriale al femminile, rappresentano un esempio di fruttuosa intesa istituzionale che si e estesa nel tempo anche al Dipartimento per le Pari opportunita della Presidenza del Consiglio dei ministri. E’ una esperienza di eccellenza per il supporto di una componente cosi importante dell’economia, quale quella delle imprese delle donne. L’Unioncamere intende continuare questo lavoro anche attraverso un nuovo Protocollo d’Intesa, che rafforzi, grazie anche alla rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile delle Camere di commercio, l’imprenditoria femminile e sostenga le aspiranti imprenditrici”.

Per qunato riguarda l’approccio al lavoro, salvo che per alcune professioni o attivita proprie di specifici settori, caratterizzati storicamente da una prevalenza di occupati uomini o donne ( come: i primi nell’edilizia e nell’industria “pesante”, le seconde nel tessile-abbigliamento, nella distribuzione commerciale e in diversi altri servizi), il “genere” costituisce sempre meno un fattore discriminante per l’assunzione. E’ quanto ha rivelato l’ultima indagine Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, contenente le previsioni di assunzione espresse dal sistema produttivo per il 2010. In sostanza, la preferenza di genere si fa sempre meno marcata, sia per gli uomini che per le donne. Contemporaneamente, cresce la quota di assunzioni per le quali uomini e donne sono ritenuti ugualmente adatti: il 36% nel 2003, oltre il 48% nel 2010. Le segnalazioni a favore delle donne sono scese progressivamente e in modo lineare dal 20,3 al 17,2%, quelle a favore degli uomini dal 43,7 al 34,3%. La tendenza generale si declina pero in maniera diversa andando all’analisi delle professioni. La maggiore “indifferenza” rispetto al genere del neo-assunto (l’80% del totale) riguarda le professioni di elevato livello del gruppo 2 (intellettuali, scientifiche e di alta specializzazione), ma le preferenze esplicite vanno per oltre il 14% agli uomini e per meno del 6% alle donne; cio vale anche per le professioni dirigenziali, per le quali le donne sono ritenute piu adatte solo nel 4,2% dei casi, cosi come per le professioni operaie, sia specializzate (3,2% la quota di preferenza assegnata alle donne, oltre l’82% quella assegnata agli uomini) che semi-qualificate (7,6 e 62,7%). In tre casi sono comunque le donne a essere ritenute piu adatte degli uomini: nello svolgimento di professioni tecniche (il 17,4% rispetto al 16,2% degli uomini), per le professioni impiegatizie (18,8% e 17,6%) e soprattutto per le professioni del commercio e dei servizi (29,2 e 11% le rispettive segnalazioni di preferenza).

Se si guarda, poi, al dettaglio delle singole professioni, fermo restando la presenza di quote molto elevate di assunzioni per le quali le imprese non mostrano alcun interesse al genere del candidato, emergono alcune curiosita e tendenze che possono rivelarsi utili per chi aspira ad una assunzione. Per gran parte delle professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione destinate all’insegnamento, poi, la preferenza va dichiaratamente alle donne. Tra le professioni tecniche, porte piu aperte alle donne nel ruolo di insegnante, piuttosto che in quello di tecnico dell’amministrazione e dell’organizzazione, tra i paramedici e tra le professioni legate al turismo. La partita tra uomini e donne vedrebbe il “sesso debole” in pole position nel caso di alcune figure di livello impiegatizio, in particolare impegnate in attivita di segreteria e amministrazione, piuttosto che destinate all’accoglienza e all’assistenza alla clientela. Tra le professioni legate alle attivita commerciali e nei servizi, le donne sono preferite nell’ambito dei servizi personali e sanitari, in quelli di lavanderia e come addette alle vendite. E se le professioni operaie e quelle di conduttori di impianti vedono una preferenza femminile praticamente solo nell’ambito del tessile e abbigliamento, tra quelle non qualificate spicca la preferenza accordata alle donne in quasi tutte le attivita di pulizia.

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