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17 dicembre 2009 Comments (0) Dalla home page

IL PUNTO – Versace: presto etichetta Made in Italy

Un paio di mesi, non di piu. Tanto potrebbe bastare perche l’etichetta Made in Italy diventi finalmente obbligatoria su scala nazionale. Il via libera all’unanimita, o quasi, della Camera, con ben 543 voti favorevoli, due astenuti e un solo contrario, messo a segno il 10 dicembre, ci fa ben sperare circa un passaggio rapido anche in Senato. A guadagnarci saremmo tutti. Lo ha detto Santo Versace, deputato Pdl, firmatario del ddl Reguzzoni-Versace sull’etichettatura obbligatoria.

“Perche ognuno di noi ha il diritto di sapere che cosa acquista – ha ribadito Versace – e l’indicazione Made in Italy potra essere applicata sui prodotti tessili, di abbigliamento, di arredo casa o, ancora, di calzature o pelletteria, solo se la loro lavorazione avra avuto davvero luogo nel nostro Paese. O meglio – ha precisato – almeno due fasi produttive dovranno essere state eseguite in Italia. Per le rimanenti vi sara l’obbligo della tracciabilita, ossia dovra essere specificato il luogo d’origine di ciascuna fase lavorativa. E, fatto da non sottovalutare, verra messo nero su bianco che tutto e stato fatto in conformita con le norme vigenti in materia di lavoro, certificazione d’igiene e di sicurezza dei prodotti. Nessun impiego di minori o abusi sul fronte ambientale, insomma. La mancata o l’erronea etichettatura dei prodotti o, ancora, l’utilizzo improprio della denominazione Made in Italy verranno puniti sul fronte impresa con il sequestro e la confisca delle merci, con multe non inferiori a 30 mila euro e, nel caso di violazioni reiterate, con la sospensione dell’attivita d’impresa da un mese a un anno.

Per l’industria manifatturiera, che in questi segmenti occupa oltre un milione di persone e costituisce una colonna portante dell’economia, sarebbe una vittoria senza precedenti. Indispensabile, direi. Soprattutto ora che la crisi internazionale ha messo a repentaglio la sopravvivenza di decine, se non addirittura di centinaia, di realta di dimensioni tra le piu diverse. Lo sanno bene – ha ricordato – i piccoli, o i piccolissimi, come i “contadini del tessile” di Varese e dintorni, capitanati da Roberto Belolli, a capo della tessitura Aspesi di Busto Arsizio, tra i primi a mobilitarsi chiedendo norme chiare a difesa del “vero Made in Italy. Ma lo sanno bene anche le grandi griffe che, senza l’appoggio della filiera italiana, rischierebbero di perdere terreno sui mercati esteri, e non solo. Mio fratello, Gianni Versace, era solito ripetere che “sono gli artigiani i veri custodi del Made in Italy”. Io condivido pienamente questa visione. E proprio per questo motivo, insieme a Marco Reguzzoni, vicepresidente dei deputati della Lega, sono sceso in campo a difesa dell’italianita e del sapere fare tipico delle nostre imprese.

Sono certo che in sede europea la nostra iniziativa non potra che essere accolta bene – ha affermato – C’e chi teme un contenzioso con Bruxelles perche questa misura sarebbe in contrasto con le regole del mercato unico europeo. Io sono fiducioso. E mi auguro, anzi, che la legge italiana possa essere uno stimolo affinche la normativa Ue venga aggiornata. Non possiamo accettare che l’Unione europea sia tra i pochi mercati al mondo a non prevedere l’etichettatura obbligatoria di origine delle merci. Altrove, come negli Stati Uniti o in Cina, tale obbligo c’e da decenni. Ed e indispensabile che venga introdotto anche da noi. Se non sbaglio siamo soliti rivendicare la pienezza dell’informazione al consumatore finale. Ecco: ora e giunto il momento di dimostrarlo. Con i fatti. E su questo punto – ha concluso Versace – che credo debba essere fatta una battaglia serrata nei prossimi mesi. Non c’e tempo da perdere. Altrimenti non ci sara “Made in…” che tenga.

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