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8 luglio 2011 Comments (0) Dalla home page

IL CASO-Lavoro: licenziate solo le donne. A casa con i figli

Secondo notizie di stampa, la Ma-Vib di Inzago, provincia di Milano, che produce motori elettrici per impianti di condizionamento, ha deciso di mettere in mobilita le sole lavoratrici, tredici operaie, della societa. L’azienda a conduzione familiare, che conta anche 17 lavoratori maschi, ha deciso i licenziamenti dopo che le stesse operaie erano state le uniche lavoratrici dell’azienda a essere interessate dalla cassa integrazione cosiddetta a singhiozzo negli anni precedenti e la decisione del provvedimento di licenziamento delle sole lavoratrici e stata adottata con la motivazione che le donne possono stare a casa a curare i figli e che, comunque, portano a casa il secondo stipendio. Lo si legge in un’interrogazione del Pd a prima firma della deputata Alessia Maria Mosca, rivolta al ministro per le Pari opportunita Mara Carfagna per sapere “se non si ritenga di dover intervenire direttamente, anche attraverso apposita ispezione, affinche sia fatta luce sull’episodio di cui in premessa;
se non si intenda attivare, in riferimento ad evidente episodio di discriminazione sul luogo del lavoro, l’intervento della Consigliera Nazionale di parita e se non si ritenga, qualora l’episodio espresso in premessa risulti accertato, che si profili la violazione di principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale nonche della legislazione europea e quali provvedimenti intenda adottare al riguardo”.

Nell’interrogazione si rende noto che “la risposta delle organizzazioni sindacali non si e fatta attendere denunciando la profonda discriminazione perpetrata dall’azienda nei confronti delle lavoratrici, la violazione dei diritti dei lavoratori e delle norme sull’uguaglianza e pari opportunita sia italiane che europee”. Inoltre, si ricorda che “la situazione in oggetto si inserisce in un quadro che vede la forza lavoro femminile fortemente penalizzata dalla crisi economica in atto. Il numero delle donne occupate e fermo al 46,4% contro il 60% che si sarebbe dovuto raggiungere ben due anni fa, secondo gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea a Lisbona, mentre l’occupazione degli uomini e pari al 68,6%. Preoccupante anche il numero di donne inattive. Oggi in Italia ci sono nove milioni e 679mila donne che non lavorano e non studiano avendo rinunciato a cercare un’occupazione. Il tasso di inattivita che e complessivamente pari al 37,8% fra i 15 e i 24 anni sale al 45,8% se si considerano solo le donne. Allarmanti anche gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, secondo il quale nel primo trimestre, del 2011 la disoccupazione giovanile (15-24 anni) e salita al 29,6% dal 28,8% dello stesso periodo del 2010, con un picco del 46,1% per le donne del Mezzogiorno”.

” Elemento fondamentale per aumentare l’occupazione femminile – sui legge ancora nell’interrogazione – e l’ampliamento ai servizi per la prima infanzia, la condivisione del lavoro di cura dei figli, il sostegno agli anziani e ai non autosufficienti. Non a caso fino alla nascita del primo figlio lavorano 59 donne su 100, mentre dopo la maternita continuano a lavorare solo in 43, con un tasso di abbandono del 27,1% e la crisi economica non ha fatto altro che peggiorare la situazione delle lavoratrici adeguandosi al luogo comune che e meno grave che il posto di lavoro lo perda una donna anziche un uomo, mentre i continui tagli alle spese sociali fino ad ora portati avanti dal Governo, hanno penalizzato proprio quei servizi sul territorio che permetteremo alle donne di essere in parte sollevate dal lavoro di cura”.

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