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9 febbraio 2010 Comments (0) Dalla home page

LAVORO – Gioia Tauro: è il terzo porto Ue ma serve rilancio

Rischiano di perdere il posto in ben 400 su 1300 i lavoratori dell’azienda terminalista del porto di Gioia Tauro, concessionaria di buona parte della banchina del porto, che negli anni passati ha beneficiato di ingenti finanziamenti pubblici e, oggi, minaccia la cassa integrazione. Il porto calabrese, specializzato nel cosiddetto transhipment, e il piu grande terminal del Mediterraneo, avendo sostituito Malta come nodo di distribuzione dei traffici in partenza dal Nord America e dall’Estremo Oriente. Inoltre, e il porto italiano che movimenta piu merci in container, precedendo quelli di Genova e La Spezia e che occupa il terzo posto in Europa nella classifica dei porti contenitori (dopo Rotterdam ed Amburgo), un primato che lo rende, da solo, in grado di svolgere un ruolo di rilancio dell’economia meridionale visto che gia rappresenta, per l’economia regionale, il 50% del prodotto interno lordo privato.

Il caso, che vede a rischio i lavoratori portuali, che per 15 anni grazie alla loro professionalita ed a prezzo di grandi sacrifici hanno posizionato il porto tra i migliori del Mediterraneo, e stato portato all’attenzione dei ministri del Welfare, Maurizio Sacconi e delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, dal Gruppo misto Movimento per le autonomie- Alleati per il Sud con un’interrogazione di cui e primo firmatario il deputato Carmelo Lo Monte e nella quale si sottolinea che “da numerosi anni i lavoratori addetti al porto di Gioia Tauro sono sottoposti a quello che, ad avviso degli interroganti, e un sostanziale sfruttamento che non trova riscontro in nessun altro porto italiano ed europeo, soprattutto a causa della crisi legata all’esclusivita dell’affidamento dell’attivita di transhipment a favore della Mct (Medcenter Container Terminal) – Contship, a tutto discapito della polifunzionalita di quel porto che per le sue potenzialita avrebbe potuto e dovuto rappresentare il volano dello sviluppo per l’intera Calabria e per l’intero Mezzogiorno”.

I lavoratori portuali, che rifiutano qualsiasi forma di assistenzialismo, si sono riuniti spontaneamente in assemblea permanente, bloccando di fatto l’operativita dello scalo per dare maggiore forza ad una vertenza che potra far uscire dalla crisi il porto di Gioia Tauro solo attraverso un serio progetto industriale che preveda le azioni e gli investimenti necessari per consolidare e rilanciare lo scalo. Ma “non piu procrastinabile” l’attivazione di un tavolo di confronto tra le parti, l’azienda, i sindacati ed i lavoratori, per una rapida soluzione della vertenza, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali. Soprattutto se si considera che in Calabria si registrano un altissimo tasso di disoccupazione ed una profonda pervasivita della criminalita organizzata.

E’ pur vero che l’intera portualita mondiale, ed in particolare quella che fa riferimento al traffico di container, sta conoscendo una fase di importante riflusso e soffre di piu gli effetti della crisi mondiale, crisi che interessa anche altri grandi porti italiani come quelli di Savona, di Genova e di Taranto ma a Gioia Tauro c’e stata una riduzione del 20% del traffico di container con una proiezione di una ulteriore flessione del 20% per nei sei prossimi mesi. Inoltre, alla crisi si somma la forte competizione che esercitano le infrastrutture portuali degli altri Paesi dove non esistono quei costi di ancoraggio, quegli oneri di concessioni e quei costi di pilotaggio che invece gravano sui clienti del porto calabrese ( in merito, vedere nelle news la proposta di emendamento presentata dal Governo per abbassare le tasse portuali – ndr)

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