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30 novembre 2009 Comments (0) Approfondimenti

FOCUS – Ue: agricoltura intensiva annulla assorbimento CO2

Uno studio realizzato nell’ambito del programma Carboeurope, finanziato dalla Commissione europea con 16,3 milioni di euro e dai Paesi membri per oltre 30 milioni di euro, induce a riflettere sulle decisioni prese dal Consiglio dei ministri europei. Pubblicato da Nature Geoscience, lo studio “Importance of methane and nitrous oxide for Europe’s terrestrial greenhouse-gas balance” e frutto del lavoro di ricercatori provenienti da 17 Paesi europei che hanno collaborato all’Integrated Project CarboEurope, diretto da Detlef Schulze, del Max Planck Institute per la biogeochimica di Jena, in Germania che hanno steso il primo bilancio globale dei gas serra in Europa. La ricerca si basa su due stime indipendenti: una che riguarda l’atmosfera ed una basata sugli ecosistemi terrestri.

Nel loro studio i ricercatori evidenziano che i negoziati sui cambiamenti climatici, allo scopo di ridurre le emissioni nette di gas serra, incoraggiano la riduzione diretta delle emissioni e i contributi ai Paesi per i loro “greenhouse-gas sinks” terrestri. L’assorbimento di anidride carbonica da parte degli ecosistemi ha compensato quasi il 10% delle emissioni europee da combustibili fossili, ma tutto questo non puo essere accreditabile in base alle norme del Protocollo di Kyoto che pur riconoscendo l’importanza delle emissioni di metano e protossido di azoto, ha fatto si che la ricerca scientifica si concentrasse in gran parte sulle emissioni di biossido di carbonio. Secondo i ricercatori, le emissioni di metano dalle materie prime e le emissioni di protossido di azoto provenienti dai seminativi agricoli sono completamente compensati dal pozzo di biossido di carbonio rappresentato da boschi e praterie. Come risultato, “il saldo per tutti i gas serra di tutta la biosfera terrestre in Europa – spiegano i ricercatori – e quasi neutro, nonostante il sequestro di carbonio nelle foreste e praterie. Il trend verso un’agricoltura piu intensiva puo trasformare la superficie delle terre emerse europee in una notevole fonte di gas serra. Lo sviluppo di politiche di gestione del territorio che mirano a ridurre le emissioni di gas serra deve essere una priorita”.

Secondo quanto scrive la Max Planck Society, “di tutte le emissioni globali di anidride carbonica, meno della meta si accumulano nell’atmosfera nella quale contribuiscono al riscaldamento globale. Il resto e imprigionato negli oceani e dagli ecosistemi terrestri, come le foreste, praterie e le torbiere. Stimolare questo free service degli ecosistemi acquatici e terrestri e considerato uno dei principali, ed immediatamente disponibili, modi per ridurre i cambiamenti climatici. Tuttavia, la nuova contabilizzazione dei gas serra ha rivelato che, dopo tutto, per il continente europeo questo servizio non e gratuito”.

Il nuovo “bookeeping effort” europeo ha confermato l’esistenza nelle foreste europee e praterie di un pozzo di potente carbonio che assorbe 305 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, in grado di compensare il 19% delle emissioni da combustibili fossili. “Tuttavia – spiegano i ricercatori – i terreni agricoli e il drenaggio delle torbiere emettono CO2 che cancella una parte di questo assorbimento. Il risultato netto dei sink di CO2 del continente europeo e di 274 milioni di tonnellate di carbonio ogni anno, solo il 15% delle emissioni generate dai combustibili fossili. Ma questo equilibrio e ancora incompleto, in quanto durante la gestione di tutti gli ecosistemi europei, o come prodotto della gestione del territorio, vengono rilasciati atri potenti gas serra, per esempio l’ossido di azoto da fertilizzanti applicati a pascoli e coltivazioni, il metano da ruminanti e torbiere. Queste emissioni, in precedenza trascurate, di gas serra da uso del suolo annullano quasi interamente i carbon sink, lasciando alla compensazione svolta dal paesaggio solo circa il 2% delle emissioni di CO2 provenienti da famiglie, trasporti e industria”.

Per l’Unione europea a 25 va ancora peggio rispetto al dato generale dell’intera Europa. “Qui, anche se le foreste e praterie sono in grado di compensare il 13% della CO2 emessa dalla combustione di combustibili fossili – spiegano i ricercatori – le emissioni di potenti gas serra da emissioni agricole e dalle miniere di carbone riduce l’efficacia dei pozzi di carbonio della superficie terrestre a 111 milioni di tonnellate di carbonio all’anno, che e solo l’11% della CO2 emessa dai combustibili fossili. Pero, dal momento che le emissioni di protossido di azoto sono relativamente piu alte nell’Unione europea, la sua superficie terrestre si presenta come una fonte di gas serra da 34 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Questo aumenta effettivamente di un altro 3% le emissioni da combustione di combustibili fossili”.

Mentre nella maggioranza delle regioni del pianeta questi scambi hanno un saldo negativo di CO2, il bilancio europeo evidenzia che nell’Ue le emissioni di N2O e di CH4 prodotti dalle colture e dall’allevamento superano l’assorbimento di CO2 da parte di foreste e praterie. Il protossido d’azoto e prodotto dalla degradazione dei fertilizzanti chimici, mentre il metano e rilasciato nell’atmosfera dal processo digestivo del bestiame e dai loro escrementi. Gli ecosistemi terrestri dell’Ue rilasciano cosi complessivamente piu gas serra di quanti non ne assorbano. Il bilancio e di poco migliore sull’insieme del continente, Turchia, Ucraina e Bielorussia comprese.

Quindi, nella classifica mondiale dell’assorbimento di CO2, l’Ue si ritrova in fondo: in tutto il pianeta la meta dei gas serra di origine antropica e assorbita dagli oceani e dagli ecosistemi terrestri. Gli Usa hanno una performance migliore dell’Ue, perche i loro ecosistemi terrestri assorbono circa il 25% delle emissioni di CO2 (0,4 miliardi di tonnellate agli 1,7 miliardi di tonnellate emesse). Dallo studio emerge che le politiche climatiche dell’Ue non possono limitarsi a ridurre le emissioni di CO2 prodotte da industria e trasporti, ma devono anche migliorare l’assorbimento degli ecosistemi.

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