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13 settembre 2013 Comments (684) News

FISCO – Studi di settore: applicabili anche se la contabilità è regolare

L’accertamento basato sugli studi di settore, anche se richiede pur sempre che lo scostamento rispetto al reddito dichiarato denoti una “grave incongruenza” (art. 62-sexies D.L. n. 331/1993 e Cass. n. 8643/2007), necessaria affinche l’amministrazione possa avvalersi della procedura presuntiva standardizzata, costituisce tuttavia un sistema unitario che non si colloca all’interno del procedimento governato dall’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973, ma che lo affianca, essendo indipendente dall’analisi dei risultati delle scritture contabili, la cui regolarita – per i contribuenti in contabilita semplificata – non impedisce l’applicabilita dello “standard”, ne’ costituisce una valida prova contraria, laddove invece – per i contribuenti in contabilita ordinaria – l’irregolarita della stessa costituisce esclusivamente una condizione per la legittima attivazione della procedura standardizzata.

A tali interessanti conclusione perviene la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17952 del 2013 qui annotata, con la quale il massimo giudice di legittimita interviene, oltre che sull’accertamento mediante gli studi/parametri, anche sulle altre di attivita di accertamento (analitico e/o induttivo) svolte dall’amministrazione finanziaria, delineandone le condizioni, i limiti e le caratteristiche. In particolare, la Corte conferma che i risultati di GE.RI.CO. non sono sufficienti a legittimare l’accertamento con tale metodologia perche, in buona sostanza, essi non rappresentano la “grave incongruenza” richiesta dall’art. 62-sexies del D.L. n. 331/1993, che richiede la “personalizzazione” dell’accertamento calandolo nella singola realta del contribuente.

Inoltre, il discrimine tra l’accertamento condotto con metodo analitico extracontabile (art. 39, co. 1, lett. D) del D.P.R. n. 600/1973) e l’accertamento condotto con il metodo “induttivo puro” (art. 39, co. 2, lett. D) dello stesso D.P.R.) “va ricercato rispettivamente nella parziale od assoluta inattendibilita dei dati risultanti dalle scritture contabili” che, nel primo caso, legittima l’ufficio accertatore solo a “completare” le lacune riscontrate mediante l’utilizzo di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c., mentre nel secondo – stante l’inutilizzabilita dell’elemento contabile – l’amministrazione puo “prescinderre in tutto o in parte dalle risultanze di bilancio e dalle scritture contabili in quanto esistenti” ed e legittimata a determinare l’imponibile in base ad elementi del tutto indiziari “anche se inidonei ad assurgere a prova presuntiva ex artt. 2727 e 2929 c.c.”

In ogni caso, la sentenza annotata ribadisce che spetta all’amministrazione finanziaria l’adozione della metodologia accertativa che ritiene piu efficace, come di recente affermato con sentenza n. 1122 del 17 gennaio 2013.

(Fonte: La lente sul fisco -Il Fatto e il Diritto n. 18 del 13.09.2013 a cura di Valeria Fusconi)

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